CATTOLICI E PAESE

Un grande compito

Perché un confronto fecondo prevalga su uno scontro sterile

È il tempo di un supplemento di responsabilità.
Mentre non sembra diminuire di molto la tensione nel confronto mediatico-politico si rinnova l’esortazione della Chiesa a un linguaggio serio e sereno. Arriva dalle parole del presidente della Cei, il card. Angelo Bagnasco.
“Il messaggio del Natale – ha detto nell’omelia della messa celebrata il 16 dicembre per i parlamentari – ritorna in tutta la sua bellezza e urgenza. Infatti esso sembra stridere rispetto al clima che stiamo vivendo come Paese. Come è già stato rilevato da voci autorevoli, l’aria di odio personale avvelena la politica, fomenta la rissa, e sfocia in gravi e inaccettabili episodi di violenza. La gente è stanca e non merita questo”.
Basta vivere ogni giorno nelle nostre città e nei nostri paesi per avere la prova della fondatezza di queste parole.
Davvero la gente non riesce più a sopportare toni sempre accesi e a tratti violenti. La gente non si sente di partecipare a uno scontro infinito, ha altri pensieri e preoccupazioni: basti pensare alla crisi economica non ancora superata e ai dati sulla disoccupazione.
Si impone un risveglio della coscienza: arrivano, anche dalla rete Internet, i segnali di una deriva culturale ed educativa che cresce e trascina le nuove generazioni.
“Senza un’evidente, onesta e concreta svolta – ha aggiunto il card. Bagnasco – si alimenta il senso di insicurezza, diminuisce la fiducia nelle Istituzioni, scoraggia la partecipazione alla vita del Paese, indebolisce la coesione sociale sempre doverosa e tanto più necessaria nei momenti di particolare difficoltà. Preghiamo perché i nuovi maestri del sospetto e del risentimento depongano le parole violente che, ripetute, risuscitano ombre e mostri passati”.
La Chiesa denuncia un rischio ma ancor più prende la parola per amore di quella gente che, ha ricordato il presidente della Cei, “non desiste dalla fiducia e dall’impegno nella famiglia, nel lavoro, nella società. Il nostro popolo merita il meglio di tutti i responsabili, a qualunque livello e titolo, perché – al di fuori dei riflettori che a volte snaturano ed enfatizzano – porta avanti i propri doveri quotidiani con grande dignità, senso del dovere, con una serietà morale e capacità professionale che fanno onore al Paese in Italia e nel mondo”.
Parole, queste, che dicono quanto la Chiesa sia dentro la vita della gente, quanto sia radicata nel territorio, quanto conosca difficoltà, attese e speranze di persone, famiglie, comunità.
Quanto conosca la grandezza e la nobiltà di un popolo.
La gente, a sua volta, riconosce questa voce, l’attende nei momenti difficili.
C’è un altro appello nelle parole del cardinale Bagnasco che merita di essere messo in evidenza: è quello rivolto in particolare ai cattolici.
Chiede loro un supplemento di impegno culturale e di preghiera per contribuire a rasserenare il clima, chiede loro di essere protagonisti di un dialogo serio e sereno tra le diversità, chiede di far comprendere attraverso la propria testimonianza che l’altro, con i sui pensieri diversi se non opposti, è sempre una persona da rispettare e non un avversario da ferire.
Questo è un grande compito, forse “un compito storico”, che incomincia in famiglia, nelle comunità cristiane, nelle aggregazioni laicali: occorre assumerlo con convinzione per evitare che il nostro Paese rimanga nelle spirali della menzogna, dell’insulto, della violenza.
È questo, seppur carico di tensioni, il tempo propizio per un grande “atto di amore alla città”, come Giovanni Paolo II amava chiamare il pensare e l’agire del cristiano nella cronaca e nella storia.
Ed è ancora il card. Bagnasco a mettere in guardia, in particolare i cattolici, dal rischio di lasciarsi prendere dalla stanchezza e dalla rassegnazione.
“Sentiamo tutti il bisogno – ha affermato – di riattingere quell’entusiasmo giovanile che, se a volte può apparire colorato di utopia, è capace di slanci gratuiti e appassionati alla ricerca onesta di un bene più alto e universale”.
La storia, anche nel nostro Paese, ha pagine straordinarie scritte da una giovinezza che viene non tanto e non solo dall’età quanto dalla libertà interiore, dal senso di responsabilità, dalla passione per il bene comune.
È il momento di scriverne altre. È possibile, anzi è doveroso, scriverne altre.

Paolo Bustaffa