TERRA SANTA

L’unico desiderio

I messaggi di Natale del patriarca Twal e del custode Pizzaballa ” “

Come tradizione, in occasione del Natale il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, e il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, hanno diffuso i loro messaggi, che fanno il punto sulla situazione in questa zona particolarmente tormentata del Medio Oriente. Messaggi che sono una costante invocazione alla pace.

Sogni infranti. “Nonostante i lodevoli sforzi da parte di politici e di uomini di buona volontà per trovare una soluzione al conflitto in corso, tutti i tentativi volti a raggiungere la pace, sia da parte palestinese sia israeliana, sono falliti. I nostri sogni di una riconciliazione in Terra Santa sembrano essere un’utopia”. Il messaggio di Natale 2009 del patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, è un lungo elenco “di sogni” contraddetti “dalla realtà”. Tra questi il patriarca ha ricordato le sofferenze dei palestinesi, privi “ancora di un proprio Stato”, “per l’occupazione, la difficile situazione economica, la distruzione di numerose abitazioni a Gerusalemme Est e per le divisioni politiche interne”. Stessa situazione a Gaza che, “un anno dopo la guerra, soffre ancora per il blocco economico, per la mancanza di libertà di movimento e per le conseguenze dell’inquinamento dell’acqua dolce e del mare” che mina la salute dei suoi abitanti. Tra le preoccupazioni di Twal anche lo status finale di Gerusalemme “ancora in discussione” e i “molti cambiamenti che, tendendo a fare di Gerusalemme una città ‘esclusiva’, minacciano la sua vocazione ad essere città universale per tre religioni e due popoli”. Dal canto loro, si legge nel testo, “gli israeliani vivono in una grande paura che impedisce loro di prendere decisioni coraggiose per porre fine al conflitto. Il muro di separazione è l’espressione concreta di questa paura. Abbiamo sperato vivamente che si potesse realizzare il progettato scambio di prigionieri tra israeliani e palestinesi, fatto che avrebbe dato speranza ad entrambi i popoli. Siamo molto delusi che ciò non sia potuto accadere”.

Segni di speranza. Tuttavia, non mancano, per Twal, “alcuni segni di speranza”: “Il blocco parziale per la costruzione degli insediamenti e la rimozione di oltre cinquanta posti di blocco (checkpoints) israeliani in Cisgiordania” che hanno “decisamente migliorato la libertà di movimento per i palestinesi e così pure la situazione economica. Inoltre i palestinesi hanno espresso la loro crescente resistenza in modo non violento. È un segno positivo e un passo nella giusta direzione”. “Grande segno di speranza” è “la generosità della comunità internazionale” e il suo sostegno finanziario come si è visto “dopo la guerra di Gaza”. In questa direzione si collocano anche altri esempi, come “la beatificazione di suor Marie Alphonsine, fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario”, “il massiccio afflusso di pellegrini” (ben 2.700.000 secondo il ministero israeliano del Turismo) “pari a quello dell’anno 2000, che rappresentò un record nella storia dei pellegrinaggi”, “la costruzione a Betlemme di una nuova clinica pediatrica, intitolata a Benedetto XVI, finanziata dalla Fondazione Giovanni Paolo II, dalla Chiesa cattolica e da altre istituzioni civili italiane, l’università di Madaba in Giordania, la costruzione a Gerusalemme di un complesso residenziale per 72 giovani coppie a Gerusalemme Est” sino ad arrivare alla “coraggiosa decisione di Benedetto XVI – di cui Twal ha ricordato la fruttuosa visita dello scorso maggio – di convocare un Sinodo per il Medio Oriente (ottobre 2010)” che, per il patriarca, “ci darà l’opportunità di concentrarci nuovamente sulle grandi sfide che le Chiese in Medio Oriente si trovano ad affrontare”. “Il dono più grande che possiamo desiderare, più del denaro e della ricchezza – è la conclusione di Twal – è quello della pace. È un desiderio comune a tutti gli abitanti di questo Paese, israeliani e palestinesi. La pace è un dono di Dio agli uomini di buona volontà. Dobbiamo guadagnarcelo”.

Come i Magi. È un invito “ad alzare il capo e a credere, con coraggio e fiduciosa speranza” il messaggio natalizio del custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa. “Lo sguardo di Dio è su di noi ogni giorno – scrive il custode – a volte ci sentiamo sconfitti dalle nostre incapacità, stretti dai nostri limiti, sfiduciati e delusi, feriti, umiliati, con una fede debole, una speranza stanca, confusi, spaventati tanto da non saper uscire dalle nostre paure incontro a una felicità che non riconosciamo perché non è come noi la immaginiamo”. Per il custode bisogna fare come i Magi che davanti ad “un bambino piccino, bisognoso di tutto, hanno saputo alzare il capo e vedere gli occhi di Gesù che cercava i loro occhi. Si sono sentiti guardati, conosciuti nelle loro aspirazioni più alte, nella loro speranza più audace, nel loro essere uomini che avevano accettato di mettersi in viaggio per capire, incontrare, donare. I loro occhi hanno avuto la grazia di ri-posarsi nello sguardo di quel Bambino, nella gloria di Dio che guarda gli uomini con benevolenza, con un amore tanto grande da non esitare a darsi in suo Figlio per la salvezza del mondo. Hanno capito – conclude Pizzaballa – che Dio ha messo la sua grandezza e la sua gloria, la sua onnipotenza, in quel Bambino piccolo, debole, che ha bisogno degli uomini”.