CHIESA E SOFFERENZA
La visita del card. Bagnasco a Messina
"La gente ha sentito in modo forte la vicinanza del card. Angelo Bagnasco e della Chiesa italiana". Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia morale all’Università di Messina, commenta così al SIR la visita di ieri del presidente della Conferenza episcopale italiana alle zone del messinese colpite dall’alluvione del 1° ottobre scorso e la sua partecipazione alla celebrazione eucaristica conclusiva delle manifestazioni per il centenario del terremoto che colpì la città messinese nel 1908, causando 80 mila morti. "Ho parlato con alcuni alluvionati dei paesi colpiti racconta la docente che sono sopraffatti dalla delusione nei confronti della politica perché si erano fatte tante promesse ad ottobre scorso, ma non si giunge mai a un progetto organico per la ricostruzione né arrivano i finanziamenti per la ricostruzione. La politica è un po’ deficitaria sia come presenza nel dopo alluvione sia nella disponibilità annunciata nel chiasso dei mass media ma poi non concretamente realizzata: come dicevo prima, non ci sono stati finora finanziamenti significativi per fare un progetto di ricostruzione".
Se la politica ha deluso, la Chiesa, attraverso il card. Bagnasco, rappresenta "più che la solidarietà, perché dire solidarietà è dire poco". "Da parte del card. Bagnasco e della Chiesa italiana chiarisce Ricci Sindoni – c’è stata una compartecipazione e una grande comunione ecclesiale e le persone l’hanno capito. A questo si è aggiunto il finanziamento promesso e concretamente dato della Conferenza episcopale italiana". Infatti, all’epoca dell’alluvione la presidenza della Cei aveva stanziato 1 milione di euro dai fondi derivanti dall’otto per mille, invitando "a sostenere le iniziative di solidarietà promosse dalla Caritas italiana per alleviare le sofferenze di quelle popolazioni". "Le persone prosegue la docente – hanno avuto, perciò, la percezione non di una passerella o di una presenza generica, ma di una risposta concreta da parte del porporato e della Chiesa italiana. Ieri mattina, il cardinale ha manifestato una grande partecipazione, fermandosi con le singole persone a Giampilieri, raccogliendo le ansie del parroco, incoraggiandolo, invitando i presenti a farsi sentire in futuro, in uno spirito proprio ecclesiale, ma appunto non è mancata anche la concretezza del gesto: il finanziamento è arrivato, ora si tratta da parte dell’arcivescovo di Messina di farne tesoro e prontamente utilizzarlo in opere concrete".
Ieri sera, poi, durante la celebrazione eucaristica nella cattedrale di Messina, ricorda Ricci Sindoni, "si è vissuto un altissimo momento di preghiera, di grande spiritualità. In un discorso di fronte a tutte le autorità e le istituzioni, sia locali sia regionali, ci si aspettava un appello alla responsabilità, una presa d’atto dello stato ancora di emergenza e invece il cardinale ha scelto un’altra strada, con una riflessione di grande densità spirituale". Un discorso breve e questo, secondo la docente, "già vuol dire molto: le lungaggini sono di chi spesso non sa come afferrare il problema". Le parole del porporato hanno colpito al cuore tutti. "Il card. Bagnasco afferma la docente ha parlato della percezione dolorosa del male nel mondo, sia del male come sofferenza fisica e morale, sia del male che può essere dipeso dalla libertà di chi consapevolmente agisce contro il bene, sia di quel male un po’ imperscrutabile, quel male che colpisce il sangue innocente. Non è un caso che ieri si festeggiavano i Santi Innocenti, i bambini uccisi da Erode al tempo di Gesù: in questo modo, c’è stata anche una sintonia spirituale molto forte tra il dolore innocente causato dal male voluto da Erode e il dolore dei bambini ricoperti di fango a Giampilieri dell’ottobre scorso e dei tanti morti per il terremoto del 1908 a Messina".
Allora, si chiede Paola Ricci Sindoni, "cosa fare di fronte a queste tante sfaccettature di male? Come dobbiamo rispondere al male, noi che siamo chiamati alla felicità?". Una risposta è "nel passo del Vangelo di Giovanni in cui si dice che Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito". Questo vuol dire, riflette Ricci Sindoni, che "nessuno è solo al mondo e, quindi, tutti sono dentro la sollecitudine e l’amore di Dio e bisogna far intrecciare il mistero duro, opaco della sofferenza con il mistero luminoso di Dio". Le parole del card. Bagnasco durante la celebrazione di ieri sera a Messina hanno rappresentato, dunque, "un momento di meditazione di tipo contemplativo, mistico molto bello. Il porporato ha volato alto, dando il timbro a tutta la celebrazione, al tempo stesso solenne e sobria".
Nel cuore della gente di questa visita del card. Bagnasco resterà "il ricordo forte di una figura molto spirituale. È stato un momento in cui tutti si sono fermati non per ridire il rancore, il malcontento, l’insoddisfazione ma per sentire che è il tempo anche di abbracciarsi nella contemplazione del grande mistero della nascita di Gesù, che offre in maniera misteriosa il dono dell’amore e dona uno sguardo diverso alla sofferenza e al male".