GIOVANI E VOCAZIONI

L’arte del dialogo

Ascolto e racconto di esperienze di ricerca e di incontro con Dio

"Con i giovani oggi bisogna esserci, star loro vicini, sviluppare relazioni profonde e rispettose. Il giovane, per vie misteriose che passano anche nell’esperienza della trasgressione, è un naturale ‘cercatore di Dio’": lo ha detto a Roma, alla chiusura del convegno "Nella ‘tenda della testimonianza’: narratori della vocazione", promosso dal Centro nazionale vocazioni (Cnv), il vescovo Italo Benvenuto Castellani, presidente della Commissione episcopale per il clero e la vita consacrata e anche presidente del Cnv. Secondo mons. Castellani, che ha parlato di fronte a un uditorio di circa 700 tra religiosi e religiose, presbiteri, seminaristi e laici impegnati nel settore vocazionale, "per aiutare i giovani a cercare la propria strada e a rispondere alla propria vocazione è necessaria quell’arte del dialogo capace di illuminarli e accompagnarli, attraverso soprattutto l’esemplarità dell’esistenza vissuta come vocazione". Il vescovo ha sottolineato l’importanza dell’aspetto "relazionale" nell’animazione vocazionale: "Ogni chiamato alla vita di speciale consacrazione deve sforzarsi di testimoniare il dono totale di sé a Dio. Da qui scaturisce la capacità di darsi poi a coloro che la Provvidenza gli affida nel ministero pastorale, con dedizione piena, continua e fedele, e con la gioia di farsi compagno di viaggio di tanti fratelli affinché si aprano all’incontro con Cristo".

Sindrome del tramonto. Il convegno era stato aperto tre giorni prima dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, che aveva sottolineato come "i giovani vogliono vedere uomini felici di appartenere a Cristo e alla Chiesa, in mezzo alle difficoltà e alle prove, senza fughe". E riguardo alla crisi delle vocazioni che sembra colpire alcuni istituti religiosi, aveva poi aggiunto che in taluni casi si vive "la sindrome del tramonto, non vedendo nuove leve all’orizzonte". Per superare questa situazione difficile, il card. Bagnasco aveva parlato di "necessità della testimonianza della parola, convincente e non suadente, da coniugare alla concretezza di vita e di opere". Dal canto suo, il card. Claudio Hummes, prefetto della Congregazione per il clero, ha posto in luce il bisogno "di nuove vocazioni sacerdotali per una presenza qualificata, selezionata, missionaria", definendola "una urgenza non procrastinabile".

Amore umano, luogo di evangelizzazione. "L’innamoramento è un’esperienza mistica unica per la maggioranza delle persone. Si può parlare di paradiso e di inferno solo partendo dall’esperienza dell’amore, che rimane il luogo primario di evangelizzazione, non di moralizzazione": lo ha detto padre Ermes Ronchi, docente alla Pontificia Facoltà "Marianum". Secondo il relatore, "occorre sempre ringraziare Dio quando nel mondo vediamo espressione di amore. Persino di fronte alle situazioni ‘irregolari’, occorre stare attenti a come le affrontiamo. Se lo facciamo con giudizio moralistico, rischiamo di allontanare le persone coinvolte per molto tempo della Chiesa". Padre Ronchi ha quindi sottolineato che "proprio l’esperienza dell’amore umano è luogo primario di evangelizzazione, non di moralizzazione", aggiungendo che "spesso i giovani non scelgono la vita religiosa perché ricevono testimonianze non positive che fanno loro percepire che si tratta di una vita non appagante".

Lo "stupore della vita". "Quello che abbiamo tenuto a Roma è stato un convegno nel quale forse finalmente abbiamo elaborato meno strategie operative, ma ci siamo convinti che è necessario essere noi prima di tutto i portatori di una buona notizia": così il direttore del Cnv, don Nico Dal Molin, ha sintetizzato i lavori del convegno, sottolineando che "in questi giorni, a partire dall’intervento del card. Bagnasco sulla testimonianza che suscita vocazioni, abbiamo colto che tutti nella Chiesa siamo chiamati a vivere un’espressione di profonda fiducia. Abbiamo risorse umane ancora inespresse e noi stessi animatori vocazionali per primi non ne abbiamo piena consapevolezza. Certo, come ci ha ricordato il presidente della Cei, i problemi in campo vocazionale non mancano. Ma in un mondo spesso segnato dalle drammatizzazioni prodotte dalla realtà mediatiche, siamo chiamati a raccontare ai giovani qualcosa della nostra esperienza di vita e di incontro con Dio. Se la nostra testimonianza è vera e gioiosa può diventare convincente, mostrando la bellezza, lo stupore della vita, le meraviglie che possono compiere gli innamorati di Dio".