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Cristiani nel mirino

Attentato con sette morti la notte di Natale a Naga Hamadi

Sette persone uccise ed altre nove ferite: è questo il bilancio dell’attacco che un commando armato ha portato contro la comunità cristiana copta nella cittadina di Nag Hamadi, nella provincia di Quena, a circa 65 chilometri da Luxor, nella notte del Natale ortodosso, che si è celebrato il 7 gennaio scorso. L’aggressione è avvenuta proprio quando i fedeli stavano uscendo dalla chiesa della Vergine Maria, al termine della messa di mezzanotte. Fonti del ministero degli Interni hanno definito l’assalto "una risposta a un presunto caso di violenza sessuale su una dodicenne, avvenuto nel novembre scorso" e del quale la comunità musulmana aveva ritenuto colpevole un cristiano.

Uniti nel dolore. In seguito a questo attacco, il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, ha scritto a Sua Santità Shenouda III, Papa d’Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, per esprimergli la sua vicinanza. "Con tristezza – si legge nella lettera – ho appreso la terribile notizia della morte e del ferimento di molti cristiani copti dopo la messa di mezzanotte di Natale in Nag Hamadi nell’Alto Egitto. Sono unito in preghiera con Vostra Santità e con la comunità cristiana copta in questo momento. Ogni volta che i nostri cristiani soffrono ingiustamente, è una ferita per il Corpo di Cristo, nel quale tutti i credenti vivono. Insieme condividiamo questa tristezza, e insieme preghiamo per la guarigione, la pace e la giustizia. Tutti i cristiani devono rimanere uniti di fronte all’oppressione e cercare insieme la pace che solo Cristo può dare. Prego per il riposo felice delle anime dei defunti e per la guarigione dei feriti, così come per il conforto dei familiari delle vittime".

Attacco non casuale. Secondo mons. Youhannes Zakaria, vescovo copto cattolico di Luxor, nell’Alto Egitto, quello del 7 gennaio, è stato "un attacco che non è avvenuto a caso: vi è un disegno evidente di trasformare i giorni di festa cristiani in giorni del dolore". "La prova – ha affermato all’agenzia Fides – è che anche a Pasqua era stata attaccata la comunità cristiana nel villaggio di Nag Hamadi. Nella sparatoria tre giovani cristiani persero la vita". Come detto, le autorità hanno attribuito l’attentato ad una vendetta per una violenza commessa contro una ragazzina musulmana, ma il fatto contrasta con le minacce ricevute dai cristiani di Naga Hamadi nei giorni precedenti il Natale. Mons. Zakaria non ha dubbi: "L’attacco nasconde motivi politici, vi è un disegno per promuovere l’Islam politico da parte di alcune forze. A farne le spese sono per primi i cristiani. Il clima è pesante. Nella diocesi abbiamo una scuola cattolica che è aperta a tutti, musulmani compresi. Finora non abbiamo avuto problemi di convivenza ma ora ci accorgiamo che qualcosa sta cambiando, e non in meglio. Risentiamo di tutto quello che avviene nel resto del mondo, come il referendum svizzero che proibisce i minareti, che qui è stato accolto malissimo".

"Situazione non rosea". "Ci sono tensioni, questi atti violenza capitano con una certa frequenza e ciò vuol dire che la situazione non è così rosea come la presentano le autorità". È la dichiarazione resa al SIR da mons. Michael Fitzgerald, nunzio apostolico in Egitto e delegato della Santa Sede presso l’Organizzazione della Lega degli Stati Arabi, a commento dell’aggressione di Nag Hamadi. "Un attacco – ha detto – di cui non si conosce con esattezza il motivo". Rilievo, in tal senso, acquistano le parole di mons. Zakaria, vescovo copto cattolico di Luxor, che ha parlato di "un disegno per promuovere l’Islam politico". "Non avrei niente da aggiungere a queste parole lui è sul posto e sa meglio di me la situazione", ha dichiarato mons. Fitzgerald, per il quale "più che il dialogo c’è da migliorare la convivenza per costruire una fiducia reciproca. È un lavoro che predispone al dialogo". A confermare al SIR la complessità della situazione egiziana è il comboniano, padre Luciano Verdoscia, direttore del Dipartimento di islamistica all’Istituto pontificio di studi arabo-islamici del Cairo, che riconosce come "nel Paese ci sono sempre stati scontri tra cristiani e musulmani, anche se controllati dalla polizia. Le relazioni non sono facili e per certi aspetti c’è una intolleranza condivisa. Tuttavia, non mancano esempi di buone relazioni e di dialogo. Ma la situazione è complessa e vede i cristiani più che perseguitati, discriminati nel sistema giuridico, sociale, lavorativo".