UE

Il 2010 dei 27

Agenda fitta di impegni per gli Stati membri dell’Ue

È costellato di novità il 2010 dell’Unione europea. Alla consueta attività politica e istituzionale si aggiungono infatti col nuovo anno strumenti, impegni, opportunità e sfide verso cui i 27 Stati membri dovranno muoversi insieme. Applicare il nuovo Trattato. L’elenco delle “news” comunitarie è lungo e, nel tentativo di elencarne almeno alcune, è doveroso tornare ancora una volta al Trattato di Lisbona, il quadro di riforme entrato in vigore il 1° dicembre che richiede ora di essere applicato nell’esperienza di integrazione europea. Le norme prevedono vari “cambi di marcia”, rimescolamenti di competenze, figure create ex novo; chiama in causa i cittadini (ad esempio con il diritto di petizione) e i parlamenti nazionali (che dovranno dare il via libera alle leggi Ue oppure sollevare le loro obiezioni sulle direttive che non dovessero rispettare il principio di sussidiarietà); assegna maggiori poteri all’Euroassemblea, che assume pienamente il ruolo di colegislatore assieme al Consiglio. Ma la prima è forse più ardua sperimentazione riguarda la coabitazione che, proprio grazie al Trattato, si viene a creare tra la presidenza “stabile” dell’Ue (affidata al belga Herman Van Rompuy), l’Alto rappresentante per la politica estera (la britannica Catherine Ashton), che sarà anche vice presidente della Commissione, e la presidenza di turno (Spagna), che guiderà i Consigli dei ministri “tematici” (dell’agricoltura, dell’industria, della ricerca, dell’istruzione…).Barroso succede a Barroso. Il 2010 porterà poi con sé la nuova Commissione, guidata ancora dal portoghese José Manuel Barroso, ma ampiamente riveduta nella sua composizione. I commissari designati dagli Stati membri dovranno affrontare nei prossimi giorni le audizioni fissate presso le competenti commissioni dell’Europarlamento e poi sottoporsi al voto della plenaria il 26 gennaio. Il collegio dovrebbe assumere piene funzioni da febbraio. Non si può però dare nulla per scontato: alcuni personaggi inviati a Bruxelles dalle capitali nazionali non hanno un curriculum particolarmente ricco rispetto ai settori cui sono stati indicati e non tutti sono stati in passato sinceri sostenitori dell’Unione. Ancora per quanto riguarda la Commissione, appena ricevuto il benestare dai deputati e l’ultimo via libera dal Consiglio dei capi di Stato e di governo, essa avrà dinanzi questioni urgenti: l’attuazione del bilancio comunitario, approvato in via definitiva il mese scorso, e una serie di provvedimenti messi in stand by proprio per il sopraggiungere del Trattato di Lisbona e la fine del mandato dell’Esecutivo precedente. Copenaghen, Stoccolma, Lisbona… L’Ue deve poi riprendere i fili di alcuni discorsi interrotti con la fine del 2009: il mezzo fallimento della Conferenza di Copenaghen e dunque le prospettive future della lotta internazionale al cambiamento climatico; l’applicazione delle regole interne per il controllo finanziario e la “strategia di uscita” dall’emergenza-crisi, tenuto conto che la recessione ha imposto duri sacrifici al mercato del lavoro (la disoccupazione è in aumento) e pesanti “rossi” di bilancio in quasi tutti i Paesi Ue. Da applicare ci saranno poi il “Programma di Stoccolma” che agisce nel campo della sicurezza, cittadinanza, libertà e migrazione e la revisione della Strategia di Lisbona (economia competitiva fondata sulla conoscenza), per la quale è fissato un summit straordinario per l’11 febbraio. I risultati dei mesi scorsi. Quasi in tono rassicurante, viste le complicazioni che si schiudono per il futuro prossimo, la Commissione ha pubblicato il consueto opuscolo con i risultati raggiunti dall’Ue nell’ultimo anno. Non a caso il titolo della pubblicazione (scaricabile in tutte le lingue ufficiali all’indirizzo http://ec.europa.eu/snapshot) è “L’Europa e voi: è “L’Europa e voi: una panoramica dei successi dell’Unione europea”. Vi si legge che l’Ue ha operato negli scorsi dodici mesi anzitutto per “aprire la strada alla ripresa economica”. “L’Unione e i suoi stati membri hanno mobilitato grandi risorse per far ripartire l’economia e per proteggere i cittadini”. Con il “piano europeo di ripresa economica, circa il 5,5 % del Pil verrà immesso nell’economia dalle riserve nazionali ed europee. L’attenzione è posta sul lavoro, sulle infrastrutture e sull’efficienza energetica”. È stato mobilitato il Fondo di adeguamento alla globalizzazione per far fronte alle situazioni occupazionali precarie, i “tassi d’interesse sono scesi a livelli record” e la Commissione “ha proposto riforme radicali ai mercati finanziari”. L’elenco dei “successi” segnala fra l’altro la “lotta alla fame nei Paesi più poveri del mondo”, gli interventi per la ricerca sulle malattie che inducono la demenza come l’Alzheimer, una “telefonia mobile meno cara”, acquisti online “senza problemi”, risposte più coordinate nel campo della protezione civile.