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Il nostro “sogno”

SIR Europa: nove anni d’informazione europea

Da nove anni camminiamo, da giornalisti, sulle strade d’Europa incontrando volti, esperienze, problemi ed attese.Corrispondenti e inviati sono in rete con noi da molti Paesi europei, da Bruxelles e Strasburgo.Un laboratorio di informazione europea che ha la possibilità, meglio il dono, di ascoltare e raccontare dal vivo la vita delle Chiese e delle Istituzioni europee.Una ricchezza che professionalmente si traduce in un’informazione pensata, sobria ed essenziale per mettere in luce una vivacità e una diversità che dicono quanto le radici cristiane in Europa non solo siano vive ma generino vita e pensiero.Con la convinzione, tra l’altro, che non ci sono in Europa Chiese “forti” e Chiese “deboli” ma c’è un’unica Chiesa che nelle sue espressioni sul territorio si confronta con sfide comuni e nel contempo con sfide che vengono da specifiche situazioni sociali, culturali e politiche.Una Chiesa di molti colori che, illuminati da un’unica luce, prende la forma di un quadro il cui soggetto è quella speranza che il tempo non spegne.Chiese dell’Est, dell’Ovest, del Nord e del Sud: indelebile immagine della croce da cui a ogni uomo viene il messaggio di eternità.Camminiamo sulle strade d’Europa con quella passione che chiede, anche a noi giornalisti, un supplemento di responsabilità.Ci accompagnano due pensieri.Benedetto XVI il 24 marzo 2007 ricordava: “Voi sapete di avere il compito di contribuire a edificare con l’aiuto di Dio una nuova Europa, realistica ma non cinica, ricca di ideali e libera da ingenue illusioni, ispirata alla perenne verità del Vangelo”.Un invito a guardare all’Europa con occhi diversi da quelli di un euroscetticismo e di un pressapochismo che, purtroppo, si insinuano anche nel tessuto ecclesiale.L’altro pensiero viene, in perfetta sintonia con il precedente, da Giovanni Paolo II che nella “Ecclesia in Europa” scriveva: “La Chiesa cattolica è convinta di poter dare un singolare contributo alla prospettiva dell’unificazione. […] In quest’ottica è necessaria una presenza di cristiani adeguatamente formati e competenti nella varie istanze e istituzioni europee”.Il Papa delle “radici cristiane” e dei “due polmoni” affida soprattutto ai laici il compito di non fermarsi alle pur giustificate apprensioni per le fragilità dell’Unione europea, ma di ritrovare le ragioni di un impegno politico che, ricorda il Concilio, è una forma alta ed esigente di carità.Certamente si vorrebbe un’Ue che si esprima a una sola voce per la vita in ogni sua stagione e condizione, per la pace, la giustizia e la solidarietà in ogni angolo del mondo.Nelle tensioni in Medio Oriente e in Africa come nella difesa dell’ambiente, nella tutela dei diritti umani come nel sostegno ai più colpiti dalla crisi economica, avremmo voluto e vorremmo sentire il polso di un’Europa adulta. È vero, c’è molta strada da percorrere e, proprio per questo, ai cristiani, ricordano Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, non è consentito stare ai bordi della storia.Nel nostro cammino, in verità, abbiamo incontrato uomini e donne che avvertono la difficoltà ma anche la grandezza di quest’ora, che non esitano a spendersi per la costruzione della casa europea ben sapendo che si arriverà al tetto quando si supereranno gli egoismi nazionali e i luoghi comuni.Abbiamo dato voce a persone consapevoli che un’impresa difficile, come indubbiamente è quella europea, è comunque un’impresa possibile, quindi doverosa.Da nove anni camminiamo, da giornalisti, con questa convinzione, con questa inquietudine.Abbiamo nel cuore e nel pensiero le parole di Maria Romana De Gasperi che nell’ottobre scorso a Danzica, intervenendo alle prime giornate sociali europee, ricordò che suo padre non era un sognatore, aveva un “sogno”. Così è stato per Konrad Adenauer, Robert Schuman, Jean Monnet e per tutti gli altri padri della comunità europea.Il loro “sogno” è stato l’avere pensieri grandi e il coraggio di tradurli in scelte politiche immediatamente dopo l’immane tragedia che aveva spaccato l’Europa. Anche noi, assai più modestamente, abbiamo un “sogno”. Nel raccontare le Chiese e le Istituzioni europee vorremmo suscitare e alimentare, un pensiero europeo ispirato, non nostalgicamente, da quello dei padri e orientato dal magistero di una Chiesa che sta con amore dentro la storia.