MOLISE

Un confronto necessario

Lo Statuto regionale e la partecipazione dei cittadini

È in discussione, presso il Consiglio regionale del Molise, la proposta di legge avente ad oggetto lo Statuto regionale. Si tratta di un testo unificato licenziato dalla Prima Commissione permanente a seguito dell’esame congiunto delle proposte di legge n. 153, di iniziativa del consigliere Incollingo; n. 155, di iniziativa del consigliere Molinaro; e n. 162, di iniziativa dei consiglieri Leva, Romano e Totaro. Prima della pausa natalizia, l’aula ha approvato gli articoli da 1 a 15 riguardanti i principi fondamentali (artt. 1-8), la partecipazione popolare (artt. 9-12), gli organi della Regione (art.13), e composizione (art.14) e attribuzioni (art.15) del Consiglio regionale. In seguito agli emendamenti proposti, il Consiglio ha integrato il testo originario dell’art. 2 con il riconoscimento dei valori delle tradizioni cristiane sui quali si fonda la Regione. In considerazione di questo cambiamento, l’art. 2, comma 1, adesso prevede che la “Regione si fonda sui valori della democrazia repubblicana, dei diritti dell’uomo e dello sviluppo sostenibile. Si ispira ai principi della libertà, uguaglianza, di solidarietà e di sussidiarietà e si adopera per il radicamento nelle coscienze del valore universale la pace e riconosce i valori delle sue tradizioni cristiane”.Poca fantasia? “Sia pure con notevole ritardo – osserva Marco Olivetti, molisano, docente di diritto costituzionale presso l’Università di Foggia – il Molise si avvicina alla definizione del suo Statuto”. Si tratta, secondo Olivetti, di un testo “ordinato, ben scritto e non ridondante, come è avvenuto per altri Statuti regionali approvati in questi anni, ma poco fantasioso e innovativo, sia nella struttura sia nei contenuti”. La scelta fondamentale è quella relativa alla forma di governo, “cioè – spiega Olivetti – se mantenere o meno l’elezione diretta del presidente regionale introdotta dalla legge costituzionale n.1/99, secondo la possibilità concessa dalla stessa legge costituzionale. Il Molise, conservandola, ha compiuto una scelta conforme a quella delle altre Regioni di assoluta centralità del presidente regionale”. Tuttavia, essendo il Molise una delle Regioni italiane più piccole “ci si poteva porre l’interrogativo se le dimensioni territoriali potessero avere delle conseguenze sulla dimensione organizzativa: la risposta dello Statuto, in questo senso, è negativa”. La sostanziale sintonia con gli altri Statuti regionali rappresenta, per Olivetti, “una possibilità mancata di sperimentare modelli di governo diversi”.Attenzione alla produzione normativa. Non manca, sottolinea Olivetti, qualche elemento di novità, come “il ruolo incisivo, definito da una prescrizione di rango statutario del sottosegretario alla presidenza che svolge una funzione di intermediazione con consiglio e assessori” e “la relazione annuale che il presidente della Giunta presenta al Consiglio regionale in merito all’attuazione del programma, di cui dibattono i costituzionalisti e che rappresenta un po’ la traduzione europea del discorso del presidente degli Stati Uniti sullo stato dell’Unione”. Va sottolineata anche la presenza nello Statuto di una normativa dettagliata sul funzionamento del Consiglio: “Rappresenta – afferma Olivetti – un investimento sulla razionalizzazione della produzione normativa, segno di una precisa attenzione in questo senso della classe politica regionale che richiederà poi scelte conseguenti”.La partecipazione popolare. Lamenta lo scarso coinvolgimento popolare, e in particolare dell’associazionismo, Umberto Berardo, direttore dell’Ufficio pastorale per i problemi sociali e del lavoro della diocesi di Trivento, che si è fatto promotore di un documento per sollecitare la riflessione sulla proposta di Statuto da parte dei cittadini molisani. “Nel Molise – afferma Berardo – la distanza tra elettori ed eletti è veramente grande, al punto che nessuna audizione o confronto sullo Statuto sono stati cercati dalla Prima commissione o dal Consiglio prima della discussione in aula”. “Ci interessa – si legge nel documento diffuso – evitare il rischio di affrontare il tema dello Statuto come pura questione di ingegneria costituzionale. La scelta statutaria ha una valenza di tipo culturale, politico e sociale rispetto alla quale occorre favorire un’ampia partecipazione”. “A fronte di ripetute prese di posizione da parte dell’attuale esecutivo – prosegue Berardo – per dare un ruolo serio nella costruzione della vita sociale alle associazioni del terzo settore e anche alla formulazione di principio contenuta nell’art.8 dello Statuto, nessuno spazio concreto è stato accordato ad esse in termini di interlocuzione attiva e costruttiva dagli organi regionali sul piano della programmazione, progettazione e verifica”. “Sarebbe auspicabile – conclude Berardo – l’organizzazione di incontri pubblici sullo Statuto con la partecipazione dei consiglieri regionali autori delle proposte di legge presentate per un confronto aperto con i cittadini”. Rimane, infine, il problema relativo alla trasparenza dei finanziamenti e al controllo sull’operato dell’associazionismo stesso da affidare ad organi di partecipazione democratica né esistenti, né fin qui previsti nello Statuto.a cura di Chiara Santomiero(08 gennaio 2009)