TRENTINO ALTO ADIGE

Il costo dell’autonomia

Un accordo per far fronte al calo di risorse statali

Più autonomia e meno legami con Roma. È un accordo che fa discutere quello sul federalismo fiscale tra le Province di Trento e Bolzano e il Governo. Passato come emendamento alla legge finanziaria 2010 approvata lo scorso 17 dicembre, siglato alla fine di novembre tra il ministro della semplificazione Roberto Calderoli, quello dell’economia Giulio Tremonti e i due presidenti delle province autonome, Luis Durnwalder (Bolzano) e Lorenzo Dellai (Trento), non è importante solo per questo territorio, che vede così ritoccato lo statuto del 1972 che diede di fatto l’autonomia alle due province, perché consiste nel primo passo verso l’ attuazione della legge 42 sul federalismo fiscale. Da Roma non arriveranno più, infatti, 1.130 milioni di euro, che il Governo vuole destinare alla sanità. Trento e Bolzano lasciano dunque allo Stato poco più di 500 milioni di euro a testa. Su alcuni settori come scuole, strade e motorizzazione alle due Province viene assegnata la compartecipazione al 90% su tutte le imposte incassate in loco (giochi compresi, finora esclusi). Vengono poi trasferite a costo zero alcune competenze: Università e ammortizzatori a Trento e Poste e Rai per Bolzano. L’intesa tra Governo e Province autonome è stato un passaggio necessario per poter procedere alla modifica del Titolo VI dello Statuto, in tema di norme finanziarie, che, a differenza delle altre parti dello Statuto di autonomia, può essere modificato solo da una legge “rinforzata”, ovvero da un provvedimento dello Stato, di natura non costituzionale, adottato con un’intesa dalle Province autonome.Un accordo che fa discutere. Di certo nella comunità delle due province il federalismo fiscale non è mai stato visto di buon occhio, tanto che l’intesa è arrivata quasi in sordina. Ma si è preferito giocare un ruolo all’interno di questa partita invece di aspettare provvedimenti da Roma. Da parte sua lo Stato ha sbloccato la corresponsione degli arretrati (circa 4 miliardi di euro) , che inizieranno ad essere pagati con rateizzazione a partire dal prossimo anno. Come afferma il delegato di pastorale sociale dell’arcidiocesi di Trento, don Rodolfo Pizzolli, “si tratta di un impegno alla responsabilità e a una maggiore sobrietà che porterà di certo a calmierare le risorse”. È positivo il giudizio, dunque, sul fronte “del rafforzamento dell’autonomia, ma siamo rimasti spiazzati dall’improvviso annuncio, perché avremmo voluto avere più elementi per comprendere”. Emanuele Curzel, della Commissione diocesana giustizia e pace di Trento ravvisa infatti il rischio che “introdurre livelli di Irpef differenziati possa essere pericoloso anche per il resto d’Italia”. In altre parole, “le due Province di Trento e Bolzano potrebbero fare da apripista per un modello che divida attraverso le finanze le regioni più avanzate e quelle più arretrate”. Sempre per Curzel positive, invece, le nuove competenze in materia di Università. Quali saranno le ripercussioni di questo accordo? “Si tratta di qualche sacrificio sopportabile – dice Gianfranco Cerea, ordinario di scienze economiche e statistiche alla Facoltà di economia dell’Università di Trento -. Le due Province non hanno debiti e una grossa parte della spesa è d’investimento. Si accresce dunque la responsabilità e la certezza dei finanziamenti: entrambe sanno quanto potranno incassare”.a cura di Francesca LozitoSchedaSecondo il nuovo modello di finanziamento dell’autonomia, da un lato spariranno la quota variabile (300 milioni), la somma sostitutiva dell’Iva all’importazione (330 milioni) e la possibilità di partecipare alle leggi di riparto nazionali (leggi di settore, 60 milioni), ad eccezione dei fondi comunitari. Le Province si vedranno estendere il principio del ritorno dei 9/10 delle imposte alle voci finora non previste: le accise per gasolio per il riscaldamento (stimata in 23 milioni), l’imposta sulle assicurazioni anche fuori dal territorio provinciale (21 milioni di maggiori entrate), l’imposta sui giochi (21,8 milioni), il contributo sanitario sui premi assicurativi, non più versato al fondo nazionale (15,5 milioni), l’Iva sui prodotti importati, calcolata ora sul rapporto tra consumi nazionali e provinciali (147 milioni in più), Ires e imposte sostitutive su rendite finanziarie (incremento di 75 milioni all’anno) con la regionalizzazione del gettito nel rapporto tra Pil locale e nazionale. Un totale di oltre 303 milioni. Lo Stato inoltre ha sbloccato la corresponsione degli arretrati delle quote variabili, che inizieranno ad essere pagati con rateizzazione a partire dal prossimo anno. Previsto anche il rimborso annuale delle funzioni delegate: i costi della scuola (250 milioni di euro), gli arretrati sempre della scuola (100 milioni), le altre funzioni delegate (50 milioni per strade, motorizzazione, lavoro, catasto). La somma complessiva a bilancio è di 100 milioni, a decorrere dal 2010; deleghe sono previste in tema di università, conservatorio, convenzione Rai, spedizione e recapito delle Poste, finanziamento di strutture di competenza dello Stato (come il carcere di Bolzano).(13 gennaio 2010)