UE

Dentro un binomio

Strategia e programma: due termini ricorrenti nel vocabolario Ue

Il termine “strategia”, accanto a quello di “programma”, è uno dei più ricorrenti nel vocabolario dell’Unione europea. A Bruxelles e Strasburgo le città di Barcellona, Lisbona, Aia, Stoccolma sono immediatamente abbinate a una relativa strategia o programma o processo che riconduce ad azioni comunitarie nel campo della cooperazione mediterranea, della competitività economica, della giustizia, della cittadinanza e altro ancora. Si tratta solo di alcuni esempi, perché l’elenco completo sarebbe ben più nutrito. Magari per l’opinione pubblica questi termini non evocano significati particolari, eppure a livello istituzionale essi rimandano a impegni di lungo respiro, talvolta in grado di generare risultati concreti a vantaggio dei cittadini Ue, in altri casi riconducibili a promesse rimaste sulla carta.Linee d’azione di lungo termine. Nel corso dell’ultimo Consiglio europeo, ovvero il summit dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea, riunitosi a dicembre, le “strategie” più frequentemente nominate e che hanno trovato ampio spazio nelle “conclusioni” ufficiali del vertice sono state cinque: tre delle quali di carattere economico (quella “di uscita”, quella “per il 2020” e quella “per lo sviluppo sostenibile”), una relativa allo “sviluppo dell’area Baltica” e una centrata sui temi della giustizia, della sicurezza e delle migrazioni (“Programma di Stoccolma”). La Strategia di uscita riguarda il superamento delle misure attuate da tutti i Paesi membri e dall’Ue nel suo complesso per affrontare la recessione: quando sarà realmente superata la crisi, occorrerà allentare i regimi di sostegno finanziario alle banche e a taluni settori produttivi, tornando a situazioni di bilancio pubblico “virtuose”. Dal canto suo la Strategia per lo sviluppo sostenibile sarebbe orientata ai temi della mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, riduzione del consumo energetico nel settore dei trasporti, inversione dell’attuale perdita di biodiversità e di risorse naturali, passaggio a un’economia a basse emissioni di carbonio. In altro campo si parla invece della capitale svedese: cinque anni dopo il Programma dell’Aia, i 27 hanno tracciato le linee per “lo sviluppo di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio e a tutela dei cittadini Ue e di coloro che vivono in tale spazio”, battezzando così il Programma di Stoccolma per il periodo 2010-2014. Per i Paesi che si affacciano al mar Baltico si è d’altro canto stabilita l’urgenza di interventi per l’economia, le instrastrutture e l’ambiente.“Necessario un approccio nuovo”. Tornando all’economia, si sentirà presto parlare della “nuova Strategia Ue 2020”. Su questo tema e sulla questione del rilancio della crescita economica, è convocato un summit straordinario l’11 febbraio prossimo. “L’Ue è confrontata a sfide strutturali importanti – hanno affermato i leader dei 27 al vertice di fine 2009 -: per questo dieci anni fa è stata varata la Strategia di Lisbona, che si è dimostrata utile per stabilire il quadro di un rafforzamento della competitività europea e dell’incoraggiamento delle riforme strutturali”. In realtà tale strategia era volta a fare della Comunità “l’economia più competitiva, fondata sulla conoscenza, la ricerca, il lavoro di qualità e il pieno impiego”: obiettivi talmente elevati da essere sostanzialmente ignorati dai governi degli Stati aderenti. “È giunto ora il momento – hanno dunque preso atto i leader comunitari – di valutare l’impatto della Strategia di Lisbona e, soprattutto, di guardare al futuro”. Considerati gli effetti economici e sociali della crisi e le sfide poste dall’invecchiamento demografico, “da sempre maggiori disuguaglianze e dai cambiamenti climatici, è necessario, oggi più che mai, un approccio nuovo”, “una nuova strategia, ambiziosa e rinnovata”. Mercato del lavoro, economia verde. In effetti le “ambizioni” non mancano in sede Ue, ma l’impressione è che esse siano troppo spesso dimenticate quando i politici europei tornano nelle rispettive capitali. Il vertice di dicembre ha comunque stabilito di “approfittare del tempo che ci separa dal Consiglio europeo di primavera per definire gli elementi di tale Strategia Ue 2020 e per esaminare le possibilità di coniugare finanze pubbliche sostenibili con la salvaguardia degli investimenti e del benessere sociale, di realizzare mercati del lavoro inclusivi ed efficienti, di rafforzare ulteriormente il mercato interno e di sfruttare i vantaggi reciproci degli scambi esterni e dell’apertura”. Nuovi impegni, ulteriori ambizioni, che convergeranno dunque alla riunione di febbraio e del successivo summit del 25-26 marzo. “Fra gli altri temi importanti da esaminare – si legge ancora nel documento che apre la strada alla futura Strategia – si annoverano i benefici offerti da un’economia più verde, il miglioramento del clima imprenditoriale, in particolare per le piccole e medie imprese e la base industriale, e il potenziamento della base di conoscenza nelle nostre economie, ricerca e innovazione comprese”.