PRIMA PAGINA
Dopo la visita dei vescovi europei e nordamericani
Dopo i giorni (10-14 gennaio) trascorsi con il gruppo dei vescovi del Coordinamento per la Terra Santa, che da 10 anni cerca di accompagnare, anche a nome di tutti i vescovi d’Europa e dell’America del Nord, la situazione dei cristiani e di verificare come procede il processo di pace in quei luoghi dove tutto è nato, alcune riflessioni si impongono.C’è qualcosa di strano nel nostro mondo. Oggi giorno abbiamo, come mai prima, l’opportunità di conoscere ciò che accade sul nostro pianeta per essere in grado di contribuire a migliorare il mondo. Abbiamo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo per indicarci i criteri con cui si può giudicare le situazioni e cercare di migliorare o correggere ciò che è sbagliato. Ma nonostante ciò la pace non arriva. La Terra Santa non è l’unico posto al mondo dove si sente la paura e dove c’è un’aria di guerra. I politici, i leader ma anche tutti noi, dobbiamo veramente cercare una soluzione. Gesù Cristo ci ha insegnato che Dio non fa distinzione fra le persone e che tutti sono chiamati ad essere suoi figli. La pace sarà una realtà quando tutti possono vivere in sicurezza e libertà e la dignità sarà riconosciuta. Non si può fare dei compromessi su questo: tutti gli uomini e tutte le donne, semplicemente perché ci sono, hanno la stessa dignità. Non vi è alcuna necessità di concedere loro una dignità. Essa non è il risultato di alcun accordo o convenzione, è un dato di fatto! La dignità dell’uomo è alla base di tutto, specie se si vuole costruire una società umana nella verità. Nel corso della storia, ogni volta che qualcuno ha considerato che alcune persone erano più degne di altre, è stato impossibile vivere in pace. Le guerre, la schiavitù, il terrorismo, lo sfruttamento di un popolo sono possibili quando uno si dimentica che tutti hanno la stessa dignità.La situazione in Terra Santa, dove popoli e religioni convivono da secoli, non può essere senza speranza. Dobbiamo ricordare che questi luoghi sono la culla della Chiesa, ma è anche opportuno ricordare che dal tempo di Gesù abita lì una comunità di famiglie cristiane. Non sono stranieri, sono originari della Terra Santa e vivono lì da sempre. Oggi queste famiglie sono minacciate. Le difficoltà della vita, la mancanza di rispetto e di libertà, sono così insopportabili che molti decidono di andare via. E se ciò accadesse completamente, cosa andremo a farci a Gerusalemme? A vedere delle pietre? La cosa più chiara è che se le cose si mantengono così, nessuno vince, tutti perdono. Quando, invece di cercare il dialogo si cerca la divisione, la società rimane senza speranza. Basta pensare al dramma della droga che tocca sia israeliani sia palestinesi per vedere che questo odio sta creando un mostro. E il resto del mondo, compresa l’Europa, sembra distratto.Dopo aver trovato persone vere, palestinesi ed ebrei, che vogliono la pace; essendo stato fra le comunità cristiane che continuano a cantare la loro fede ma che sentono il dolore e la loro incapacità di cambiare la situazione; e con gli studenti nell’università di Betlemme che vedono i loro compagni che sono di Gaza impediti di tornare a studiare ma che non hanno per questo rinunciato alla speranza ad un mondo di pace, e dopo avere pregato in Terra Santa, ci sentiamo uniti a tutti quelli che vivono lì in un modo ancora più profondo. Mi sento allora di chiedere a quanti potrebbero cambiare le cose: costruite ponti, cercate la riconciliazione. L’Europa sia sempre più tra questi.È chiaro che l’odio genera odio e che, invece, l’amore genera pace. Dal momento che sin dal suo concepimento ogni persona umana, maschio o femmina, è stata creata a immagine e somiglianza di Dio, tutti devono essere riconosciuti come persone con pieni diritti. E la grammatica dei rapporti umani deve essere la giustizia e l’amore. Le guerre non si vincono se la pace non vince. E la pace può vincere solo quando le persone vengono rispettate e ancor più amate. In questa prospettiva si colloca il contributo di speranza che l’Europa è chiamata a offrire in una terra scavata da infinite sofferenze e tensioni. Il messaggio dei vescovi Ue ed Usa, al termine della loro recente visita in Terra Santa, suona come monito e ancor più come incoraggiamento all’impegno per i cittadini europei e le loro Istituzioni. Il Sinodo per il Medio Oriente, che si terrà dal 10 al 24 ottobre 2010 e i cui “Lineamenta” sono stati presentati il 19 gennaio a Roma, sarà un’altra grande occasione per riconfermare la voce e la presenza di pace della Chiesa nel mondo.