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La verità e il senso

Chiese europee (Ccee): in un libro il cammino dal 1992 al 2006

Proponiamo uno stralcio dell’intervento di mons. Aldo Giordano, già segretario del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, inviato speciale della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, alla presentazione del libro “I vescovi e la nuova Europa. Testi ufficiali del Ccee (1992-2006)”, edito dalla casa editrice francese du Cerf. La presentazione è avvenuta il 21 gennaio all’Institut Catholique di Parigi.Davanti al rischio del buio, nella nostra Europa post-ideologica, sono nuovamente udibili le domande esistenziali di fondo: esiste un senso al vivere ed alla storia? C’è un bene o qualcuno a cui posso affidare la mia vita perché in grado di rispondere al mio desiderio di esistere, di felicità, di festa, di affetto e di eternità? Il dolore e la morte sono l’ultima parola per l’uomo e come tali sono lo scacco ad ogni mio desiderio? Ha un senso il dolore? Al riguardo ancora Nietzsche scrive: “L’uomo era principalmente un animale malaticcio: ma non la sofferenza in se stessa era il suo problema, bensì il fatto che il grido della domanda “a che scopo soffrire?” restasse senza risposta (…) L’assurdità della sofferenza, non la sofferenza, è stata la maledizione che fino ad oggi è dilagata su tutta l’umanità” . La questione veritativa si intreccia con la questione del senso. Non dobbiamo dimenticarci che in 7/8 Paesi europei la più alta percentuale di morte dei giovani è costituita dal suicidio. Probabilmente la domanda di spiritualità e il ‘ritorno del sacro’ e delle ‘religioni alternative’, che caratterizzano i nostri giorni hanno le loro radici più profonde proprio in questa crisi e sono un tentativo di riandare sulla frontiera per sfondare la solitudine. Tuttavia dobbiamo riconoscere che il ritorno attuale del sacro spesso è segno di un’attesa, ma non ancora il ritrovamento di una risposta, di un volto che appaia come il bene, il bello, il vero, di cui ha grande nostalgia il cuore umano. Davanti ad una sacro anonimo l’uomo è ancora solo. Il dibattito di questi anni riguardo un riferimento a Dio o alle radici cristiane nel trattato costituzionale europeo – approvato il 18 giugno 2004 a Bruxelles, firmato a Roma il 29 ottobre 2004 e poi caduto in profonda crisi per il no espresso dai francesi e a dagli olandesi nei loro referendum – non sembra aver raggiunto questa problematica veritativa di fondo. Il dibattito è stato particolarmente vivo, interessante, ma anche doloroso. Perché tanta difficoltà a citare Dio o il cristianesimo? Hanno pesato contrasti ideologici già piuttosto datati e l’autoritarismo di un certo laicismo; ma soprattutto si è dolorosamente manifestata una incomprensione di fondo del fatto cristiano: alcuni hanno pensato a una questione di privilegi, altri alla necessità di dividerci una torta; alcuni hanno ritenuto che citare il cristianesimo sarebbe stato un torto alle altre religioni, specie all’Islam, altri che sarebbe stato un pericolo per la laicità… altri hanno difeso la tesi che la religione è un fatto esclusivamente privato. Le domande che spesso mi sono posto durante questi dibattiti a Bruxelles o in diversi Paesi europei è sempre stata: “Gesù Cristo è venuto sulla terra per dei privilegi? Un Dio che muore in croce per amore è un rischio per i fratelli musulmani? Un Vangelo che distingue chiaramente tra ciò che si deve a Cesare e ciò che si deve a Dio è pericoloso per la laicità? Quale contenuto ha oggi in Europa la parola cristianesimo o la parola Dio o la parola religione? Per il preambolo del trattato costituzionale si è trovato un consenso per inserire l’aggettivo “religioso”, ma è pur sempre un consenso su un minimo comune denominatore. Si può ammettere in modo anonimo che l’Europa ha radici religiose, ma niente di più. Invece di tentare la via di trovare un consenso su un minimo comune denominatore, sarebbe il tempo di provare a cercarlo sul massimo. Non mi sembra tanto fruttuoso trovare un minimo su cui tutti si trovano impersonalmente d’accordo, ma esplorare la ricchezza più vera e propria che ognuno e ogni esperienza può dare. Il cristianesimo ha qualcosa di significativo da dare non tanto come generica esperienza religiosa, ma come la specifica rivelazione di Gesù Cristo morto e risorto. È Lui il punto interessante! Il dibattito non ha preso abbastanza in considerazione la serietà.