Un cantiere aperto

CARITAS

“Il servizio alla giustizia e alla pace attuato non come avventura solitaria, ma come azione di comunità dalla quale attingere ispirazione e forza e con cui verificare l’onestà e l’efficacia dell’impegno” in collaborazione “con le istituzioni e le espressioni della società”. È uno dei contributi che le Chiese possono offrire in occasione dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, lanciato ufficialmente ieri, 21 gennaio, a Madrid. Lo ha detto, sempre ieri, mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana, intervenuto all’incontro tra “Coordinamento comunicazione” e “Coordinamento Europa” della Caritas, che si chiude oggi, 22 gennaio, a Roma.

Italia: questione demografica, immigrati, giovani. Per mons. Nozza, un secondo ambito di impegno per le Chiese può essere “il servizio dell’educare al bene comune” che obbliga “a percorrere” la strada “della scelta preferenziale dei poveri” per “riordinare la comunità nel segno della fraternità”. Dal direttore di Caritas italiana, infine, il richiamo a “crescere sempre più nella direzione di rendere visibili le progettualità significative e capaci di provocare cammini di liberazione e promozione dei poveri” per far crescere “anche in altri contesti della nostra società” una “cultura della giustizia e della carità che sia ricca di incontro, ascolto, relazione, osservazione e intervento”. Guardando all’Italia, il sacerdote ha indicato come ambiti di impegno “la questione demografica, i problemi e le risorse dell’immigrazione, le sfide della questione giovanile”, ma anche “la centralità della persona nelle scelte economiche e il senso di responsabilità nei confronti del lavoro”, oltre al contrasto all’illegalità e la tutela dell’ambiente”. In questo “cantiere aperto – ha concluso – il contributo dei credenti, sul piano etico e spirituale, culturale, economico e politico è essenziale per concorrere ad orientare il cammino dell’umanità”.

Roma: persone “fuori gioco”, sfrattati, stranieri. L’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale “assume una rilevanza del tutto particolare per le Caritas diocesane” che “rappresentano una presenza quotidiana, silenziosa, costante e spesso unica nell’offrire punti di riferimento certi a chi è maggiormente esposto al rischio ed alla fragilità dello sradicamento sociale”, ha detto mons. Enrico Feroci, direttore della Caritas romana. Tracciando una “fotografia” della povertà nella sua diocesi, il direttore ha ricordato che “ai 35 Centri di ascolto parrocchiali della rete (sono 336 complessivamente le parrocchie romane) si affaccia una popolazione di richiedenti molto variegata”: “fuori gioco”, ossia “persone che, pur essendo ancora relativamente ‘giovani’, in un’età compresa tra 55 e 65 anni, hanno ormai da tempo cessato del tutto di lavorare ed hanno alle spalle una più o meno lunga storia di occupazioni precarie”; appartenenti a minoranze etniche; sfrattati. Gli italiani, osserva, “aumentano dal 2006 al 2008 del 117% a fronte di una crescita degli stranieri del 52% nello stesso periodo”.

Gesto significativo e simbolico. Mons. Feroci ha quindi illustrato il programma di massima della visita che, su invito del cardinale vicario Agostino Vallini, Benedetto XVI compirà il 14 febbraio, memoria di Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, al poliambulatorio, all’ostello e alla mensa Caritas presso la stazione Termini, “luogo simbolo – ha spiegato – di una città dinamica e intraprendente ove però convivono emarginazioni e povertà”. Per mons. Feroci, il gesto del Papa è una sorta di “adesione ideale e concreta all’Anno europeo” che ci invita “a vivere una più ampia e profonda comunione ecclesiale nel servizio ai poveri”. “Nel segno di questa comunione – ha concluso -, un gesto significativo e simbolico verrà compiuto anche da tutto l’episcopato europeo, ripetendo la visita che il Santo Padre farà a Roma in una delle opere caritative nelle diocesi di appartenenza”.

La campagna zero poverty”. Nel corso dell’incontro è stata lanciata la campagna “Zero poverty” (Zeropoverty.org), promossa da Caritas Europa (coordinamento delle 48 Caritas europee), per “informare, sensibilizzare, mobilitare” affinché “di fronte alle povertà diffuse in Europa non ci si rassegni, non si deleghi”, ma “si operi” per il loro “progressivo sradicamento”, ha spiegato don Livio Corazza, responsabile Servizio Europa di Caritas italiana.
Paolo Bustaffa, direttore di SIR Europa, nel coordinare la prima parte dei lavori ha sottolineato che “l’impegno della Caritas per l’Anno europeo della lotta alla povertà può diventare anche una grande occasione per la crescita della sensibilità europea nelle comunità cristiane che spesso rischiano di lasciarsi condizionare negativamente dall’euroscetticismo o dalla disinformazione. Occorre invece, seguendo il magistero di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che i cristiani assumano la responsabilità di un contributo efficace alla costruzione della casa comune europea, una casa da rendere solida, bella e aperta al mondo”.

(22 gennaio 2010)