CHIESA E MEDIA
Il card. Bagnasco per San Francesco di Sales
Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia pronunciata nella sede Rai dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, oggi (24 gennaio), festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.
Sono lieto e grato per questo invito a celebrare la Santa Eucaristia nella Sede della RAI nella festa di San Francesco di Sales. Saluto il Sig. Presidente che ringrazio anche per le gentili parole che mi ha indirizzato, i Direttori e il Personale: a tutti esprimo la mia stima cordiale. Prego con voi e desidero pregare per voi: per le vostre famiglie, le persone a voi care, per le responsabilità che avete. Il Signore conceda a tutti il bene che desiderate, la serenità interiore e la sua benedizione. Porto il saluto dei Vescovi italiani che ho l’onore di rappresentare, e che seguono la vostra attività con attenzione e interesse.
1. Siamo rimasti colpiti dalla suggestiva immagine che San Paolo usa per parlare della Chiesa come il Corpo di Cristo. La Chiesa, infatti, non è un dato sociologico, ma un "mistero", e il termine non indica come potrebbe essere inteso qualcosa di oscuro e incomprensibile, ma esprime una realtà che potremmo dire "intrecciata", perché s’incontrano e camminano insieme Dio e l’uomo, Gesù Cristo e l’umanità. S’ intrecciano non in modo occasionale ed estrinseco ma per la grazia di Cristo, secondo una modalità profonda che l’Apostolo paragona all’immagine del corpo, dove il capo e le membra sono unite in un’armonia ordinata e profonda. Ecco perché non si può leggere la Chiesa come una semplice struttura umana: essa risponde anzitutto ad altri parametri, ben più profondi, che sono quelli della fede. Fuori da questo sguardo, si coglie solo qualche aspetto esterno della Chiesa, ma sfugge il cuore che ci permette di interpretare anche le membra. Essa continua nella storia la sua missione di Gesù, missione che il Vangelo di oggi ci ha ricordato nei suoi esordi: inizia con l’Incarnazione del Verbo di Dio, si manifesta nella sua vita terrena, si corona sulla croce che, nella luce della risurrezione, si rivela essere trono e gloria. Nella pagina di Luca vediamo che Gesù annuncia che le parole di Isaia si compiono in lui: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo (…) mi ha mandato ad annunziare ai poveri il lieto messaggio". Davanti a Dio poveri siamo tutti, poveri e peccatori ma amati da Dio! E questo amore si è manifestato in Cristo, l’Agnello che riscatta i peccati del mondo e ci restituisce al Padre, alla nostra vera dignità. Allora tutto cambia e un’umanità nuova nasce, la notte cede il passo alla luce. Non è forse questo il lieto messaggio che rallegra il cuore e dona la gioia? Nessuno è più solo perché ovunque, in qualunque circostanza, può incontrare Dio. Le croci restano nella storia personale e umana, le ombre continuano ad esserci – ben lo sappiamo , ma la notte non è l’ultima parola su questo straordinario e drammatico mondo. L’ultima parola è la luce.
2. Cari Amici, non dobbiamo mai dimenticare il cuore del Cristianesimo: è la gioia. Dio non è geloso delle sue creature, e non nega la vita: al contrario, la fede è amica dell’uomo, della sua libertà, della ragione, dell’amore. Essa insegna la via della gioia. Proprio per questo il Vangelo, nella sua interezza, è un’affascinante avventura e indica una misura alta. Proprio perché Dio ama l’uomo gli chiede molto ma gli dona Se stesso, l’Infinito e l’Eterno! Questa considerazione ci permette di valutare con maggiore aderenza la vita e la missione della Chiesa quando annuncia Gesù con le implicazioni antropologiche che ne conseguono. Se il Vangelo, infatti, non fosse in grado di illuminare e ispirare i comportamenti, quale novità porterebbe? Dovremmo chiederci: quale verità potrebbe vantare per sé? Quale grande luce è il Vangelo di Gesù che, nei duemila anni di storia, come un grande alveo ha raccolto e armonizzato molteplici contributi, valorizzando e purificando ogni autentica espressione umana, ispirando cultura e civiltà!
Ecco perché ascoltare la grande tradizione cristiana non significa cedere al particolare, ma considerare onestamente una storia degna dell’umanesimo di cui tutti godiamo, e trovare ispirazione e garanzia per il presente, per orientarci in mezzo a crocevia sempre più veloci e complessi, ma certamente stimolanti e promettenti.
3. A questo punto ci chiediamo come il grande mondo dei media possa collocarsi responsabilmente nella fedeltà alla propria missione. Forse immagino quante e quali siano le domande che questo mondo si pone in un’ora di rapidi mutamenti e di nuove possibilità. Cerco di ascoltare, con l’orecchio del Pastore, la voce della coscienza che si interroga davanti a obiettivi, ragioni, interessi a volte contrastanti. E allora? Quale piccola parola posso io dire per aiutare la vostra riflessione e il vostro operare? Mi avventuro nell’offrirvi qualche considerazione.
Credo che, nonostante cambiamenti epocali e modelli ben diversi, non dobbiamo in nessun campo arrenderci o, peggio, appiattirci. Credo che non dobbiamo mai perdere il gusto e la passione di costruire: costruire che cosa? La "casa"! Sappiamo che l’uomo non può vivere senza una casa, un luogo dove stare fa bene all’anima e rigenera le energie per vivere. Qui sta un punto essenziale: ogni uomo vive inesorabilmente la sua vita, l’unica che ha, come una partita senza rivincita. E nessuno vuole perdere, né deve volerlo! Ma perché questa vocazione originaria sia aiutata serve una casa. E la vera, più radicale casa non è tanto quella di pietre ma quella fatta dagli uomini: il loro modo di guardarsi, di concepire il mondo, di pensare la vita e la morte, la gioia e la sofferenza, il lavoro e la società. In una parola, non sono le cose che si hanno e che si conoscono che costruiscono la casa ma il senso, la loro comprensione, il giudizio di valore.
Ma, oltre che della casa, l’uomo ha bisogno della "strada", vale a dire di conoscere ciò che accade oltre di lui e che gli interessa e lo riguarda perché si riconosce dentro ad una storia più grande che è quella del mondo. Per questo la strada deve entrare nella sua casa quasi diventare ambiente ma non in modo selvaggio, sebbene il più possibile rispettoso, cercando con responsabilità di scegliere e di coniugare, tra ciò che è notiziabile, quanto è più necessario, utile, buono. Una responsabilità che è doverosa da parte del mondo mediale, e che si affianca a quella insostituibile di ogni persona, così da stabilire un circolo virtuoso per mantenere il più alto possibile il livello della domanda e dell’offerta. Allora la casa non sarà ridotta a mercato, e la strada dell’informazione potrà umilmente gioire di partecipare alla costruzione di una dimora più umana.
Il Santo Padre Benedetto XVI richiama questa attenzione: "Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene rappresentato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili (…) in qualche maniera intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono" (Discorso 8.12.2009).
Infine, un terzo elemento dobbiamo considerare: il "cielo". Si tratta di non dimenticare i valori dell’anima. Né la casa né la strada possono riempire il cuore e soddisfare la vita. Lo spirito umano è irriducibile alla dimensione del mondo: trascende se stesso e l’orizzonte sensibile, è attratto dalla totalità. Sta qui il cielo. Torniamo così alla dimensione religiosa, e per noi al Signore Gesù che ci apre la via del Cielo, il Dio con noi. Ricordiamo: senza la strada la casa dell’uomo è una prigione, senza il Cielo diventa soffocante. E’ ancora il Papa che apre alla speranza e ricorda che i media possono incupire, ma possono anche illuminare; possono indurire, ma anche sciogliere; possono distruggere e ne abbiamo frequenti esempi! ma possono anche edificare. Sia questa la meta e l’orgoglio di tutti e di ciascuno.
Cari Amici, grazie per la vostra benevola attenzione. Lasciate che vi dica con affetto e stima: nella vostra attività, segnata da ritmi serrati e convulsi, lasciatevi guidare sempre e comunque dal desiderio di voler servire le persone e la società. Il Signore vi darà la sua luce e il suo aiuto.