PROLUSIONE CARD. BAGNASCO
Per il futuro del Paese ” “
C’è una parola-chiave che scandisce la prolusione del card. Angelo Bagnasco al Consiglio permanente della Cei: generazione. È una parola di antica radice biblica, che diventa oggi cruciale, nell’analisi, nell’impegno, nel progetto.
C’è un problema di rapporti inter-generazionali e intragenerazionali, argomenta il presidente della Cei, seguendo la recente enciclica sociale del Papa, di fronte alle sfide globali di oggi. Non si può più scaricare sul domani i problemi, in particolare quelli ambientali e nello stesso tempo è necessaria una solidarietà vera tra Paesi ricchi e Paesi poveri, che permette a tutti di godere delle risorse disponibili.
Ma non solo. Di fronte ad una delle più rilevanti sfide di oggi, in Italia ma in tutti i Paesi avanzati, la cosiddetta emergenza educativa, c’è il venir meno della "cura tra le generazioni". Tutto si schiaccia sul dato immediato, tutto si relativizza, vengono meno i fondamenti, dunque quella ricerca e quel senso della verità, dell’amore, che sostanzia l’educazione, ma che dà senso anche al tessuto sociale, al futuro.
Ecco, allora, il terzo punto, sempre intorno al tema della generazione. È il sogno, l’appello finale del cardinal Bagnasco: "Vorrei che questa stagione contribuisse a far sorgere una generazione nuova di italiani e di cattolici". È l’appello ad una leva di uomini e donne, "italiani e credenti", perfettamente capaci di muoversi nella cultura odierna, affinché coltivino una elevata e franca vocazione politica. Una nuova generazione capace di riaffermare "i valori che costruiscono il fondamento della civiltà" in una nuova capacità di proposta. Occorre non appiattirsi sull’oggi, sulle nevrosi del presente, bisogna ritrovare la capacità, la voglia, il tessuto morale e spirituale per operare in modo progettuale, per investire. Questo appello ad una "ulteriore impresa", fatta di uomini e donne motivati e aperti allo Spirito, rilancia, con più lunga e concreta prospettiva, l’appello alla "riconciliazione degli animi" a proposito della politica corrente. Tutti devono fare la loro parte, a partire dal sistema dei media, "da cui provengono a volte deviazioni e intossicazioni". Bisogna uscire dalla spirale del conflitto, della contrapposizione fine a se stessa, riflettere sulla sindrome che porta al "sistematico disfattismo o all’autolesionismo di maniera".
Al contrario "il Paese ha bisogno di uscire dalle proprie pigrizie mentali", deve essere meglio consapevole di se stesso, delle proprie risorse e dei propri successi. E di qui muovere per realizzare quelle riforme necessarie ed attese, fino ad "una riforma urgente del nostro sentirci nazione", a centocinquant’anni dall’Unità.
Ritorna l’appello ad una nuova generazione, ma anche a quella solidarietà inter-generazionale, cioè tra presente, passato e futuro, che nell’identità cristiana e nella pratica operosità dei cattolici in Italia ha una radice essenziale, sempre feconda di nuovi frutti.
Francesco Bonini