Italia: poca “cura delle generazioni””Oggi nelle zone più avanzate del pianeta, in particolare in Europa, è venuta meno quella che gli studiosi chiamano la cura tra le generazioni”. È l’analisi del card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, secondo il quale tale cura si è “allentata, col rischio di interrompersi”. All’origine di questo processo – ha osservato il cardinale, nella prolusione al Consiglio episcopale permanente (testo integrale in italiano: Agensir.it – “Documenti”), “c’è indubbiamente un fattore di clima culturale, determinato sostanzialmente dal relativismo che schiaccia sul dato immediato e tutto tende a livellare”. In altre parole, è “incerta” la risposta alla “domanda fondamentale: a cosa educare?”, e “mancando la consapevolezza del fatto che si ha qualcosa di positivo da trasmettere, l’azione educante si scopre come disinnervata se non paralizzata”. “Se poi si pretende di prescindere da Dio, si comprende come venga meno il fondamento ultimo dei contenuti sui quali l’educazione poggia”, ha commentato il cardinale. In questo senso, secondo il presidente della Cei, una figura da “rivisitare” è quella di Paolo VI, con la sua “idea di educazione, aperta al nuovo e a un tempo “radicata nella tradizione più classica”. Paolo VI è stato anche indicato dal card. Bagnasco ai preti per “tornare ad interrogarsi sui fondamentali”, nell’Anno sacerdotale indetto dal Papa. Tra i temi trattati nella prolusione, quello dei “disastri ambientali”, che sono diventati in Italia “una sorta di emergenza permanente che riguarda il nostro Paese dovuta, oltre che a fenomeni violenti che non dipendono dall’uomo, a dissesti e incurie, ma anche ad errori veri e propri, o al non rispetto dei vincoli o a sottovalutazioni dei pericoli, a certa urbanizzazione irrazionale e incontrollata e alla mira del maggior profitto a scapito della sicurezza”. “Tutti devono avere a cuore la sicurezza propria, della propria famiglia, della propria comunità – ha detto il card. Bagnasco – per cui è contraddittorio fare azzardi e consumare abusi per lamentare poi la distrazione o le dimenticanze dei pubblici poteri”. Quanto al rapporto tra cattolici e politica, il presidente della Cei ha auspicato una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a dare il meglio”, senza cercare “la via meno costosa della convenienza di parte, ma la via più vera, che dispiega meglio il progetto di Dio sull’umanità”.Irlanda: si prepara l’incontro con il Papa Il Papa ha convocato tutti i vescovi irlandesi per i giorni 15 e 16 febbraio prossimi. La notizia è stata confermata oltre che dalla sala stampa della Santa Sede, anche da un comunicato della Conferenza episcopale irlandese, diffuso al termine della riunione straordinaria dei vescovi irlandesi che si è tenuta il 22 gennaio presso il St Patrick’s College di Maynooth (vicino Dublino). L’incontro con il Papa avrà per tema lo scandalo degli abusi sessuali commessi dal clero sui minori ed avviene dopo una analoga riunione, l’11 dicembre scorso, cui hanno partecipato però solo il cardinale Sean Brady, presidente della Conferenza episcopale irlandese, e mons. Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, oltre ad alcuni capi dicastero della Curia. L’incontro era avvenuto all’indomani della pubblicazione del “Rapporto Murphy”, sugli abusi commessi nella diocesi di Dublino. In quell’occasione, Benedetto XVI si era detto “profondamente turbato e afflitto”, e aveva annunciato “iniziative” a livello di governance e una lettera pastorale ai fedeli irlandesi. Nella riunione straordinaria di Maynooth i vescovi hanno ripreso la discussione del Rapporto della Commissione di Inchiesta. “Subito dopo la pubblicazione del Rapporto Murphy – si legge nel comunicato -, i vescovi sono stati ad ascoltare la rabbia e il senso di frustrazione diffusa e giustificabile dei sopravvissuti, dei sacerdoti e dei laici delle loro diocesi”. I vescovi riconoscono che riguardo “la questione critica della salvaguardare dei bambini, la gente vuole ora prese di responsabilità e trasparenza in termini di politiche e procedure”. Fin da subito, i vescovi hanno chiesto “alla Commissione nazionale per la tutela dell’infanzia nella Chiesa cattolica di esplorare con le autorità legali, del Nord e del Sud del Paese, modi per garantire che le politiche della Chiesa e le pratiche di protezione dei minori rappresentassero le migliori prassi e che tutte le accuse di abusi venissero gestite correttamente. Queste discussioni sono in corso”. I vescovi hanno poi accolto con favore l’invito ad incontrare il Santo Padre. L’incontro è stato richiesto dal papa stesso alla luce – si legge nel comunicato – della “situazione molto grave che vive la Chiesa irlandese”. Come già annunciato, il Papa invierà una Lettera Pastorale, ai fedeli in Irlanda.