IRLANDA

Una “maturità nuova”

Chiesa e scuola cattolica per l’educazione dei giovani

“I genitori hanno il diritto di avere figli educati secondo le proprie convinzioni filosofiche e religiose. Di conseguenza lo Stato ha il dovere di sostenere questo diritto con i fondi pubblici”. A riaffermarlo è il card. Seán Brady, arcivescovo di Armagh e primate di tutta l’Irlanda, intervenuto nei giorni scorsi a Swords (Dublino) alla presentazione della “Catholic Schools Week”, la settimana che ogni anno la Chiesa cattolica irlandese promuove per “riconoscere e celebrare lo straordinario contributo che le nostre scuole di primo e secondo grado offrono non soltanto alla società irlandese, ma anche alla missione della Chiesa”. L’edizione 2010, “Scuole cattoliche. Una luce per ogni generazione”, si è aperta il 31 gennaio e coinvolgerà fino al 6 febbraio gli istituti di istruzione cattolici del Nord e del Sud dell’Isola. A Swords il card. Brady ha inoltre inaugurato il “Catholic Schools Partnership” (Csp), partenariato delle scuole cattoliche con sede al St Patrick’s College di Maynooth, Co Kildare, istituito dai vescovi irlandesi in collaborazione con la Conferenza delle religioni d’Irlanda allo scopo di “supportare tutti i partner dell’istruzione cattolica di primo e secondo livello all’interno del sistema scolastico della repubblica di Irlanda”. Non più caricature. Quest’anno, ha osservato il primate, la Settimana coincide “con un’escalation del dibattito sul ruolo della Chiesa cattolica nell’offerta e nella gestione formativa nel nostro Paese”; dibattito che si svolge in un “clima rispettoso e costruttivo” all’interno del quale vi è “una maturità nuova”, sono in gran parte svanite “le facili caricature del passato”, mentre “la supposizione che Chiesa cattolica voglia esercitare il proprio controllo sul maggior numero di scuole, senza rispettare le richieste dei genitori, viene sempre più ritenuta priva di fondamento”. Così come “viene sempre più considerata ingiusta e contraria al pluralismo l’idea che l’unico modo per conciliare diversità religiose e culturali nella società sia l’esclusione della Chiesa dalle scuole finanziate dello Stato”. Dialogo creativo e costruttivo. Secondo il card. Brady, vi sono ormai tutte le premesse per un dialogo “creativo e costruttivo sul futuro dell’istruzione” in Irlanda; un dialogo nel quale “la Chiesa cattolica intende essere partner propositivo ed entusiasta”. A condizione che tale dialogo sia fondato “sul rispetto reciproco e sulla reale attenzione ai diritti di genitori e figli”; se invece, avverte il primate, esso “è semplicemente un cavallo di Troia per rimuovere la fede – sia essa cattolica, protestante, ebraica o islamica – dalle scuole, allora saremo destinati a rimanere incatenati a inutili tensioni” a “detrimento dei giovani e della società”.I principi guida. Dall’arcivescovo alcuni principi guida per giungere a “un accordo sui possibili modelli di offerta e gestione formativa”. Anzitutto, ammonisce, “nella promozione e nella difesa del diritto a un’istruzione fondata sulla fede, noi, Chiesa, non dovremmo dare l’impressione che non vi sia spazio per la mutua cooperazione e la condivisione con altri approcci all’educazione, religiosi e secolari”. Sarebbe inoltre “di grande aiuto” riconoscere “come ingiusta e fuorviante l’idea che la Chiesa cattolica non ha il diritto di essere coinvolta nelle scuole che ricevono finanziamenti statali”, dal momento che “i genitori che scelgono e apprezzano l’educazione cattolica per i loro figli pagano le tasse esattamente come i genitori che mandano i figli in altri tipi di scuola”. Penalizzare questi genitori “a causa della loro fede” sarebbe pertanto “in pieno contrasto con il principio di uguaglianza e pluralismo”. Quale sistema di valori? Non può esistere del resto una scuola priva di valori, sostiene ancora il card. Brady, che avverte: “Se i genitori vogliono che sia l’attuale governo a definire l’ethos della scuola è importante chiedersi quale sistema di valori tenterebbe di promuovere” e se quest’ultimo “è destinato ad essere modificato da un governo all’altro”. “Nel corso della storia le Chiese e le altre organizzazioni religiose hanno dimostrato la capacità di lavorare efficacemente con lo Stato offrendo un’ampia gamma di servizi alla società”, ed oggi “le scuole cattoliche possono fare affidamento sulla competenza di migliaia di laici” in grado di “contribuire a creare quel senso di appartenenza e impegno verso la comunità che nessuna agenzia governativa potrebbe offrire”. Dicendosi “sorpreso e rattristato” per i risultati di un recente sondaggio dell’Irish Times, secondo i quali il 61% della popolazione ritiene che la Chiesa dovrebbe rinunciare al controllo del sistema scolastico, il card. Brady sottolinea che gli intervistati “più giovani hanno un atteggiamento più favorevole verso la Chiesa” e conclude: “I sondaggi d’opinione variano ed è compito di chi crede nella scuola cattolica affermarne e dimostrarne il valore”. Ecco una “grande sfida” per il neonato Csp.