OLANDA

Il decennio della verità

Calo dei cattolici e difficoltà finanziarie

A due anni dal suo insediamento come cardinale di Utrecht l’arcivescovo Wim Eijk ha rilasciato, alla fine della scorsa settimana, un’intervista al maggior quotidiano olandese, De Telegraaf, e un’altra ai media cattolici del Paese, diffusa su RKK Kruispunkt TV e Kruispunt Radio. Numerosi gli argomenti affrontati: il cardinale ha parlato delle previsioni di una forte contrazione del numero dei fedeli cattolici nel Paese e delle sue conseguenze pratiche, ma ha anche risposto alle critiche per la recente, e pesante, ristrutturazione finanziaria dell’arcidiocesi di Utrecht, in merito alla quale quella del 31 gennaio è stata la prima intervista.Situazione finanziaria dell’arcidiocesi di Utrecht. All’inizio del 2008, periodo dell’insediamento di Eijk a capo dell’arcidiocesi di Utrecht, la più grande dei Paesi Bassi, la situazione finanziaria locale vedeva un disavanzo di 1,5 milioni di euro su un bilancio annuo di 5 milioni, le operazioni di risanamento hanno comportato un taglio molto rilevante di personale che, dai 100 collaboratori complessivi del 2008 ne ha lasciato a oggi soltanto 30. Nonostante le pesanti critiche ricevute per i forti tagli, il prelato ricorda di aver ricevuto anche i complimenti delle organizzazioni sindacali per i piani di ricollocamento sociale attuati per proteggere i lavoratori in esubero e ricorda che queste azioni così restrittive sono state necessarie per evitare la bancarotta; a tale proposito afferma che “la situazione della diocesi ha richiesto un’azione decisiva e immediata in cui sono state prese tutte le precauzioni possibili”, ovviamente, continua, “ci sono sempre cose nuove da imparare dall’esperienza ma, se guardo come è stata effettuata la riforma e considero le decisioni prese, vedo che diversamente non si sarebbe potuto fare”.La chiusura del convitto di Arieen. Le recenti decisioni legate ai tagli delle spese hanno sottoposto il card. Eijk a forti critiche sui media, come è accaduto per la chiusura del convitto di Arieen a causa degli alti costi di gestione confrontati al numero relativamente basso di studenti: si trattava infatti di sostenere un costo di 36 mila euro l’anno per singolo studente. Si è optato quindi per la chiusura e gli studenti sono stati dirottati verso il seminario della diocesi di Haarlem e Amsterdan, dove il costo è di 7.500 euro per studente. A causa di questa decisione il card. Eijk è stato accusato di schierarsi a favore del modello di seminario, e contro un modello di convitto. Accusa che egli respinge ricordando “di non essere a favore di questo modello”, e sostenendo che “la chiusura del convitto di Arieen sia stata una decisione drastica e di cui si assume il peso vista la disperata situazione finanziaria dell’arcidiocesi”. Ricorda quindi la necessità di intervenire con rapidità per risanare le finanze della diocesi, in quanto “se non lo avessimo fatto saremmo stati tecnicamente insolventi entro la metà dell’anno e questa possibilità è stata come una spada di Damocle sulla mia testa”. Con il lavoro dei due anni la grossa perdita finanziaria è stata bloccata, anche se, continua l’arcivescovo, “ovviamente non abbiamo più alcun tipo di riserve finanziarie e dobbiamo affidarci alle rimesse dalle parrocchie, che arrivano soprattutto dall’azione Kerkbalans (bilancio ecclesiastico)”.Calo dei cattolici. Un altro problema fortemente sentito, come riporta l’intervista sul maggiore quotidiano dei Paesi Bassi, De Telegraaf, pubblicata lo scorso 30 gennaio, è quella del continuo calo dei cattolici nei Paesi Bassi. “Il prossimo decennio, afferma il card. Eijk “sarà il decennio della verità” anche perché le proiezioni dicono che l’attuale 16% dei cattolici olandesi continuerà a diminuire, fino ad arrivare al 10% nel 2020″. Questa cifra dovrebbe poi rimanere stabile ma la diminuzione, per l’arcivescovo, comporterà “conseguenze pratiche rilevanti in quanto, a causa della forte diminuzione di credenti, numerosi edifici ecclesiastici dovranno essere dismessi”. È prevedibile perciò che “nei prossimi dieci anni dovranno essere dismesse un migliaio di chiese, 600 delle quali appartenenti alle Chiese protestanti (PKN), e 400 alla Chiesa cattolica”. Un possibile riutilizzo o una riconversione degli edifici potrebbero essere “per istituzioni culturali o di cura, un’alternativa potrebbe essere la cessione ad altre comunità cristiane, ma in tal caso va considerato con attenzione se vale la pena effettuare questa conversione”. Sarebbe preferibile che non venissero convertite in moschee, continua Eijk, “una questione che già negli anni ’90 era stata affrontata in maniera collegiale dai vescovi, i quali, come conferenza episcopale avevano deciso che gli edifici ecclesiastici non venissero riconvertiti in moschee”.