Segni di speranza

SETTIMANA SOCIALE

Si è svolto nei giorni scorsi a Genova il Forum regionale dei giovani della Liguria in preparazione alla 46ª Settimana Sociale dei cattolici italiani. Una settantina, tra universitari e giovani lavoratori, i partecipanti all’appuntamento, organizzato dal Servizio regionale di pastorale giovanile e al quale sono intervenuti mons. Alberto Tanasini, vescovo di Chiavari e delegato della Conferenza episcopale ligure per la pastorale giovanile, don Mimmo Beneventi, vicedirettore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale giovanile, e il sociologo Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani. Nel pomeriggio l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco, ha presieduto la celebrazione conclusiva.

Essere portatori di speranza. Per superare l’attuale crisi valoriale e vincere la sfida educativa, ha spiegato il card. Angelo Bagnasco nell’omelia della Messa, è necessaria la speranza, ma solo chi ha incontrato la “grande speranza” può a sua volta accendere questa speranza nella storia e nella vita di coloro che ha accanto. Per questo il porporato ha esortato i cattolici ad essere “segni di speranza per il mondo” ricordando che “è difficile esserlo lontani da Cristo e dalla Chiesa”. “Per essere segni di speranza – ha affermato il cardinale – dobbiamo guardare a Cristo, alla sua Parola, alla Chiesa e al suo magistero, perché tra Cristo e la Chiesa vi è continuità e inscindibilità di servizio, di sviluppo e di approfondimento”. “Fuori da Cristo e dalla Chiesa, invece, il rischio è quello di tramutarci solamente in ‘giocolieri’ di speranza”. Il porporato ha parlato anche “della solidarietà tra gli uomini e verso i più deboli”, ricordando che questo è “un aspetto che ci accomuna tutti, credenti e non credenti”, ma la vera solidarietà, ha spiegato, non si può realizzare se si perdono di vista le questioni etiche e antropologiche. Infatti, ha domandato, “se venisse meno l’attenzione etica e antropologica dove in questione vi sono la vita, la famiglia, la morte, la libertà, quale solidarietà, nel tempo e negli anni, si potrebbe realizzare? Non perderemmo per strada il fondamento e il criterio di una solidarietà autentica?”. Concludendo il suo intervento, il card. Bagnasco ha quindi auspicato per i credenti “un rinnovato slancio nella nostra fede e di desiderare con maggiore serietà e impegno di essere santi perché la santità della nostra vita è il più grande segno di speranza per il mondo”.

Tra i temi affrontati precarietà e relativismo. “Il messaggio, che è riecheggiato più che mai attuale tra i giovani partecipanti, è stato quello di riprendere il confronto tra fede e vita, di prendere coscienza del fatto che la fede non è matura se non nella realtà delle cose che ogni persona vive”: così Chiara Canepa, della segreteria del Servizio di pastorale giovanile della diocesi di Genova, ha sintetizzato l’esperienza del Forum. Le istanze emerse dai vari gruppi di lavoro, ha aggiunto Canepa, “sembrano caratterizzate dal leit motiv della precarietà della vita sociale, che non è soltanto precarietà nel mondo occupazionale, o nella realtà dell’immigrazione dai Paesi più poveri e dell’emigrazione verso nazioni scientificamente e tecnologicamente più sviluppate, ma è anche una precarietà legata alla relativizzazione dei valori della famiglia, della formazione culturale e personale, e si traduce, alla fine, nella sfida dell’emergenza educativa, nella ricerca di una ‘misura più alta’ della giustizia, nell’aspirazione di una società che punti a una valorizzazione dei talenti, umani e professionali, dei giovani”.

I giovani siano protagonisti della vita sociale. In precedenza mons. Alberto Tanasini, vescovo di Chiavari e delegato della Conferenza episcopale ligure per la pastorale giovanile, aveva sollecitato i giovani a diventare attori e protagonisti in prima persona della vita sociale italiana. Nel suo indirizzo di saluto ai partecipanti, infatti, aveva affermato che, “con il Forum, i giovani vengono sollecitati a confrontarsi con la vita sociale e politica italiana e a guardarla da protagonisti di oggi e, forse, ancora di più di domani'”. Un’assunzione di responsabilità che, come ha affermato il responsabile della pastorale giovanile regionale, don Guido Gallese, deve superare la facile, ma sterile e inconcludente, elencazione dei mali e dei problemi del Paese. Per don Gallese, infatti, “il nostro intento non è elencare semplicemente i problemi della nostra società, ma soprattutto indicare e proporre alternative percorribili”. È quanto si propone il cammino in preparazione alla Settimana Sociale, ha rimarcato il vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore, Luca Diotallevi, spiegando che “l’agenda di speranza per l’Italia”, tema della Settimana, proporrà alcune “idee di fondo non astratte, ma concrete, sulle quali convogliare le riflessioni e l’impegno dei cattolici italiani”.

(05 febbraio 2010)