CARITAS IN VERITATE
Il card. Ruini su “questione antropologica” e “questione sociale”
“La verità dell’uomo si esprime anzitutto nella centralità della persona umana che l’Enciclica, dedicata come la ‘Populorum progressio’ al grande tema dello sviluppo integrale e planetario, considera come il principio chiave di una corretta e feconda attuazione dello sviluppo”. Con queste parole il card. Camillo Ruini, presidente del Comitato per il progetto culturale della Conferenza episcopale italiana, è intervenuto a Roma (lunedì 8 febbraio, basilica di San Giovanni in Laterano) alla serata inaugurale degli “Incontri in cattedrale 2010” con una relazione sul tema: “Caritas in veritate: i fondamenti antropologici dell’enciclica”. Il discorso del card. Ruini è stato preceduto dall’introduzione del card. Agostino Vallini, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, che ha ricordato come “la ‘Caritas in veritate’ ha suscitato grande interesse ed è stata accolta con favore non solo nei mezzi di comunicazione sociale con interventi di vario spessore e commenti, ma nelle sedi più diverse, da quelle scientifiche e culturali a quelle religiose, politiche, economiche e dell’alta finanza, in un momento in cui a livello mondiale si sono registrati cambiamenti radicali dalle prospettive imprevedibili, che domandano un ripensamento generale dei valori di riferimento su cui costruire la civiltà e l’economia mondiale”.
Questione antropologica. “La prospettiva nella quale l’Enciclica afferma la centralità del soggetto umano”, ha proseguito il card. Ruini, non è soltanto “funzionale” alla questione dello sviluppo; al contrario, “la centralità appartiene di per sé alla persona, in virtù del suo essere, e si esprime e si manifesta a proposito dello sviluppo come in altre tematiche affrontate nella ‘Caritas in veritate'”. In particolare, ha sottolineato il cardinale, “riguardo alle problematiche ecologiche e al rapporto uomo-natura, viene sottolineato in primo luogo che sia l’uomo sia la natura non sono il frutto del caso o del determinismo evolutivo, ma dell’intervento creativo di Dio” perché l’essere “non può provenire dal nulla e l’intelligenza non può essere nata dal caso”. “Alla luce della centralità del soggetto umano”, ha ribadito il cardinale, “la stessa globalizzazione non va intesa come un processo fatale, anonimo e impersonale, sottratto alla nostra volontà e responsabilità, ma al contrario è un processo storico pluridimensionale e pienamente umano, con evidenti fattori tecnologici e dimensioni socio-economiche, ma con altrettanto essenziali aspetti culturali ed etici”. Alla base dell’orientamento etico dello sviluppo, sta “il riferimento alla natura sia dell’uomo sia delle realtà infra-umane e quindi alla ‘legge naturale'” perché “l’ambiente naturale reca in sé una ‘grammatica’ che indica finalità e criteri per il suo utilizzo”. Di fronte a queste considerazioni, è evidente “la responsabilità anche pubblica della Chiesa, custode di una fede che ha una essenziale dimensione etica e antropologica, sui grandi temi dello sviluppo e dell’ecologia”. Dall’enciclica di Benedetto XVI, ha precisato il card Ruini, emerge che “l’elemento nuovo e specifico che è all’origine dell’attuale questione antropologica è costituito dai recenti sviluppi scientifici e tecnologici che hanno dato all’uomo un nuovo potere di intervento su se stesso”. Una trasformazione che invita a riflettere sulle “capacità della razionalità scientifica e tecnologica di assumere la guida dei processi di trasformazione dell’uomo e di assicurarne esiti positivi e benefici”. “Per orientare a favore dell’uomo la nuova fase che si sta aprendo”, ha evidenziato il cardinale, sono importanti “l’immagine e l’esperienza dell’uomo che prevalgono nello spazio complessivo della cultura e della società, a livello di una nazione, di una civiltà e ormai sempre più dell’intera umanità”.
Condizioni essenziali. Il “grande appello” contenuto nella “Caritas in veritate”, ha spiegato il card. Ruini, è quello di “orientare a favore dell’uomo la nuova fase che si sta aprendo per il fatto che l’uomo sta diventando capace di modificare fisicamente se stesso: è questo, infatti, il cuore della nuova ‘questione antropologica’”. Due le condizioni essenziali affinché “un tale appello possa essere accolto e avere una reale efficacia storica”: la prima ha a che fare “con il processo di globalizzazione e con i mutamenti in corso nei grandi equilibri geo-economici e geo-politici, ma anche e inevitabilmente geo-culturali” e sono i popoli eredi della matrice cristiana, in particolare l’Italia, che “per primi hanno la responsabilità e il compito di mantenere e far fruttificare la centralità dell’uomo nella nuova fase storica che si apre davanti a noi”; la seconda, ha concluso il card. Ruini, riguarda invece “ognuno di noi, all’interno della situazione che ciascuno si trova a vivere” perché siamo tutti “corresponsabili” affinché “la centralità del soggetto umano assuma un rilievo forte e concreto, capace di incidere sul crescente potere che l’umanità sta acquistando di modificare fisicamente se stessa, per orientare questo potere a favore dell’uomo, considerato in ogni singola persona e in ogni fase della vita sempre come fine e mai come mezzo”.