COMMISSIONE UE
La “squadra” Barroso di fronte a economia debole e disoccupazione forte
Nei primi cinque anni del suo mandato, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, era accusato di schierarsi spesso dalla parte degli Stati membri. Ora, raccolto il voto favorevole dell’Europarlamento, entra in carica il “Barroso II” che – il presidente stesso lo sa – deve dimostrare la propria autonomia dalle capitali, facendo prevalere l’interesse comune rispetto ai 27 interessi nazionali. “Ci vuole più Europa”, ha affermato convinto il 9 febbraio nell’emiciclo di Strasburgo: dopo l’ultimo via libera del Consiglio, la Commissione entra in carica ed è subito chiamata ad affrontare vari problemi: un’economia debole, mercati in fibrillazione, la disoccupazione in aumento, i conti pubblici traballanti in diversi Stati aderenti. Tutti punti in agenda al summit comunitario dell’11 febbraio.“Mettersi al lavoro”. Il collegio dei commissari proposto da José Manuel Barroso ha dunque ottenuto la fiducia dell’Assemblea Ue. A favore hanno votato 488 deputati (Popolari, Socialisti e democratici, Liberaldemocratici), i “no” sono stati 137 (Verdi, Sinistra, euroscettici, molti non iscritti), 72 gli astenuti (Conservatori). “Abbiamo così concluso il lungo iter di approvazione della Commissione, che resterà in carica fino al 31 ottobre 2014 – ha spiegato il presidente del Parlamento, Jerzy Buzek -. Ora è tempo di mettersi al lavoro perché le sfide che ci attendono sono numerose”. Buzek ha immediatamente trasmesso al presidente stabile del Consiglio, Herman Van Rompuy, i risultati della votazione. Dal canto suo Barroso ha espresso “gratitudine” per la fiducia ottenuta e ha parlato di “ampio sostegno” da parte degli eurodeputati. Priorità al lavoro. Nel suo discorso in emiciclo, Barroso ha toccato i principali temi dell’attualità: dalla crisi economica al lavoro, dall’ambiente agli affari esteri, soffermandosi sui problemi sociali. “È il momento di dimostrare ai cittadini che abbiamo a cuore i loro interessi” e “il nuovo Trattato di Lisbona sarà uno strumento da utilizzare a questo scopo”. “L’interesse europeo dovrà essere superiore alla somma degli interessi nazionali”, ha affermato il capo dell’Esecutivo. Il quale ha insistito su una partnership più stretta con l’Euroassemblea e su una maggiore cooperazione con gli Stati. Sul piano economico ha spiegato: “Bisogna puntare sull’occupazione, su una crescita sostenibile fondata sulla conoscenza e la ricerca. Per queste ragioni stiamo definendo la Strategia Ue 2020”, che dovrebbe prendere il posto della Strategia di Lisbona. “Abbiamo di fronte tante emergenze che attendono la nostra risposta – ha ribadito -, prima fra tutte la carenza di posti di lavoro”. Ad altri due temi ha poi dedicato qualche rapida e generica osservazione: “lotta alla povertà” e “approccio comune sulle migrazioni”, operando allo stesso tempo per la sicurezza e l’uguaglianza delle persone.La dimensione sociale. L’economia, con le sue ricadute, è comunque apparsa la vera preoccupazione di Barroso: “L’euro – ha puntualizzato – è stato fondamentale per l’Europa, perché ha portato stabilità e sviluppo. La moneta unica non è quindi in discussione”. Semmai “è importante un maggior coordinamento delle politiche economiche”; questo “non vuol dire che vogliamo invadere il campo degli Stati, sottraendo poteri ai paesi membri per rafforzare Bruxelles. Questa è una cosa ridicola! Dobbiamo invece concertare con efficacia i nostri interventi”. Barroso ha portato qualche esempio: “Nessuno vuole imporre una eguale tassazione, oppure un unico sistema previdenziale o uno stesso sistema sanitario. Ma se in tali ambiti, così importanti per la vita dei cittadini, ognuno si muove per conto proprio, non faremo un buon servizio ai cittadini e creeremo disparità nei diritti” e concorrenza sleale. “Tante, troppe persone, ritengono che Europa significhi solo mercato, ma ciò non è giusto né vero”: Barroso ritiene che si debba piuttosto puntare sulla “dimensione sociale”, creando fattori di sviluppo comuni, servizi migliori, una crescita armonica.Governance rafforzata. Durante il confronto con i parlamentari, è emerso fra l’altro che la Commissione si può ritenere espressione di tre culture politiche, maggioritarie fra i governi e all’Eurocamera: quella dei Popolari, ossia l’area di centrodestra; quella dei Socialisti e democratici e quella dei Liberaldemocratici che, pur tra molteplici distinguo, occupano la parte di centro e di centrosinistra dell’emiciclo. A Barroso questi tre gruppi chiederanno di “fare sintesi” tra le diverse “anime” che lo dovrebbero sostenere nei prossimi cinque anni. Impresa non semplice, dinanzi alla quale Barroso ha indicato semplicemente la strada di una “governance rafforzata” e dell’accentuata collaborazione a livello europeo: “I fatti recenti dimostrano che l’Ue può tentare risposte a problemi (economia, energia, ambiente, politica estera…) che, da soli, i singoli Stati non saprebbero fronteggiare”.