PARLAMENTO UE

L’aborto non è un diritto

La vita è uguale per tutti: la risoluzione approvata il 10 febbraio lo nega

Tutelare i diritti delle persone, rendere effettiva la parità tra i sessi: è l’intento della risoluzione approvata il 10 febbraio dall’Europarlamento, riunito in sessione plenaria a Strasburgo. In realtà nell’ampio documento, steso dal deputato belga Marc Tarabella e approvato con 381 voti favorevoli, 253 no e 31 astensioni, si affrontano vari argomenti fra cui il "divario retributivo tra uomini e donne", la necessità di "garantire i servizi di assistenza a bambini e anziani", la proposta di "rivedere il congedo di maternità" e "introdurre il congedo di paternità". Si insiste poi sulla opportunità di favorire la conciliazione tra vita professionale e familiare, sull’istituzione di quote rosa per i manager aziendali e in politica, sul varo di una direttiva per la lotta alla violenza contro le donne. Ma la risoluzione afferma anche che le donne "dovrebbero avere il controllo dei loro diritti sessuali e riproduttivi, segnatamente attraverso un accesso agevole alla contraccezione e all’aborto".

Il diritto alla vita. Le votazioni sul documento, che sorge in risposta a un rapporto, piuttosto neutro, della Commissione sull’uguaglianza tra i sessi, hanno sollevato ampio dibattito, dentro e fuori l’emiciclo. Nel testo, ampio, costituito da ben 41 punti, si legge ancora che le donne "devono godere di un accesso gratuito alla consultazione in tema di aborto"; pertanto si sostengono "le misure e le azioni volte a migliorare l’accesso delle donne ai servizi della salute sessuale e riproduttiva e a meglio informarle sui loro diritti e sui servizi disponibili". La risoluzione votata dall’Europarlamento "pone due ordini di problemi", spiega a SIR Europa il deputato italiano Carlo Casini, presidente della commissione affari costituzionali. "Il primo è legato al diritto alla vita, il secondo è connesso al principio di sussidiarietà". Ma qual è il valore concreto di questa risoluzione? "Giuridicamente è pari a zero", precisa Casini. "Non si tratta infatti di un atto legislativo, ma semmai rappresenta un parere dell’Assemblea sul tema delle pari opportunità e diritti tra donne e uomini". "Resta però – aggiunge l’europarlamentare – un messaggio preoccupante sul piano culturale, anche perché noi deputati rappresentiamo i popoli d’Europa". Carlo Casini specifica: "Ho votato no alla, sebbene condivida gran parte del suo contenuto, perché non si può invocare l’uguaglianza per una determinata categoria di persone negandola a un’altra categoria di esseri umani", laddove "si pretende di garantire i diritti della donna assicurandole un facile accesso all’aborto".

Principio di sussidiarietà. Anna Zaborska, rappresentante della Slovacchia, aggiunge dal canto suo: "Siamo di fronte a un delicato passaggio, indicativo anche per il futuro". In che senso? "Si lede il principio di sussidiarietà – chiarisce a SIR Europa la deputata – e si apre la porta dell’Europa a una sorta di diritto di aborto. Questo non lo possiamo accettare". Zaborska prosegue: "Registriamo un segnale negativo per la tutela della vita umana, e allo stesso tempo si va ben oltre le competenze comunitarie, minacciando la sovranità degli Stati su materie come questa, legate alla vita o alla famiglia". L’esponente slovacca ribadisce la "necessità di impegnarsi, sia sul piano culturale che educativo, per evitare questi risultati politici. L’eurodeputata italiana Patrizia Toia continua il ragionamento: "La risoluzione vuole sottolineare una realtà ancora lontana dall’effettiva parità di opportunità e responsabilità tra donna e uomo nella nostra Europa". Non mancano a suo avviso nel testo (ma il parere è condiviso pressoché in tutti gli schieramenti politici) "punti significativi" in cui, ad esempio, "si chiede che i servizi pubblici per l’infanzia e per gli anziani siano rafforzati, che l’istruzione per le donne e le opportunità di lavoro siano rese più realistiche e la possibilità di conciliare vita familiare e lavoro sia un obiettivo raggiungibile". "Inoltre vi si riscontra l’obiettivo improrogabile di contrastare la violenza verso le donne".

Un’azione culturale. Ma ecco i distinguo. "Se é giusto chiedere", spiega Patrizia Toia, "per le donne come per tutte le persone, una piena affermazione dei propri diritti umani, compresa la libertà di scegliere con responsabilità la maternità e lo sviluppo della propria vita affettiva, è anche necessario dire che tutto ciò non può essere liquidato sbrigativamente con un accesso facile ai servizi di aborto". Toia chiarisce: "Assieme ai diritti personali, abbiamo il dovere di tutelare la vita, sempre". La riflessione del rappresentante maltese Simon Busuttil si estende dal campo politico-istituzionale a quello sociale e culturale: "I politici sono i rappresentanti della società civile. E per questa ragione la mia preoccupazione è ancora maggiore. Tutti parlano di valori, ma poi, quando si tratta di difenderli…". Busuttil osserva: "La risoluzione approvata, benché priva di valore giuridico, viola il principio di sussidiarietà e, dove parla di aborto, minaccia il diritto alla vita del nascituro. Qui c’è una battaglia culturale da fare, oltre a quella cui siamo chiamati a compiere nelle istituzioni".