ECUMENISMO

Patriarcato ecumenico, Luterani

Patriarcato ecumenico: la verità e il dialogoL’ortodossia deve porsi “in costante dialogo con il mondo” e soprattutto non “temere il dialogo” con le altre Chiese cristiane perché “la verità non ha paura del dialogo”. È un appello all’apertura culturale ed ecumenica quello lanciato dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I in un lungo messaggio diffuso per la “domenica dell’ortodossia” che si celebra nella prima domenica di Quaresima. Il Patriarca si lancia in una vera e propria difesa del dialogo perché – ha detto – “se l’ortodossia si chiude in se stessa” essa rischia di diventare “un gruppo introverso e concentrato su se stesso, un ghetto ai margini della storia”. Come i Padri della Chiesa hanno fatto al loro tempo, così “oggi l’ortodossia è chiamata a proseguire il dialogo con il mondo esterno per dare testimonianza della vita della fede. Tuttavia – ha proseguito Bartolomeo – questo dialogo non può raggiungere il mondo esterno se prima non passa attraverso coloro che si dicono cristiani. Per questo, dobbiamo prima dialogare come cristiani tra di noi, per risolvere le nostre differenze, perché la nostra testimonianza al mondo sia credibile. Il nostro impegno per l’unità di tutti i cristiani è una volontà e un comandamento di nostro Signore” per cui non si può “rimanere indifferenti all’unità dei cristiani. Ciò costituirebbe un tradimento grave ed un’omissione al comandamento divino”. È per “queste ragioni” che il Patriarcato ecumenico partecipa da diversi decenni ai dialoghi teologici con i cristiani di altre Chiese e confessioni. “Lo scopo di questi dialoghi, in uno spirito di amore, è discutere su ciò che divide i cristiani sia in termini di fede che in termini di organizzazione e vita della Chiesa”. Purtroppo però, constata amaramente il Patriarca, “questi dialoghi, insieme agli sforzi compiuti per creare relazioni pacifiche e fraterne tra la Chiesa ortodossa e gli altri cristiani, sono oggi contestati in maniera inaccettabile da certi ambienti, che rivendicano per sé esclusivamente il titolo di zeloti e difensori dell’ortodossia. Come se tutti i Patriarchi e i Santi Sinodi delle Chiese ortodosse in tutto il mondo, che all’unanimità hanno deciso e continuano a sostenere questi dialoghi, non sono ortodossi”. La cosa più grave, a parere di Bartolomeo, è che “nelle loro argomentazioni”, questi oppositori al dialogo non esitano persino di “distorcere la realtà al fine di ingannare e convincere i fedeli”. Il Patriarca si riferisce al dialogo con la Chiesa cattolica riguardo al primato del Papa portato avanti dalla Commissione mista internazionale ed osteggiato sopratutto in ambienti greci. “Si diffondono – scrive Bartolomeo – false voci dicendo che l’unione tra la Chiesa cattolica romana e le Chiese ortodosse sia imminente, mentre sanno bene che le differenze discusse in questi dialoghi teologici restano numerose e che richiedono un lungo e paziente dibattito. Inoltre, l’unione non è decisa da commissioni teologiche, ma dai Sinodi della Chiesa”. Vengono inoltre condannati come “eretici e traditori” coloro che “svolgono questi dialoghi”. “L’ortodossia – conclude il Patriarca – non ha bisogno né del fanatismo né di intolleranza per proteggere se stessa. Chi crede che l’ortodossia è la verità, non teme il dialogo, perché la verità non è mai stata danneggiata dal dialogo”.Luterani: la visita del Papa alla comunità di Roma”Una grande gioia. Per noi la visita del Papa alla nostra comunità è un regalo”. Cosi il pastore della Chiesa evangelica luterana di via Sicilia a Roma, Jens-Martin Kruse, descrive a SIR Europa lo stato d’animo con cui la comunità si appresta ad accogliere Benedetto XVI il prossimo 14 marzo. La Chiesa di via Sicilia è composta da circa 350 membri iscritti: sono i luterani che vivono a Roma e nella Regione Lazio. Il pastore fa notare la “felice coincidenza” del 14 marzo con la domenica “Laetare” che secondo il calendario liturgico, è “un tempo di gioia e di festa previsto durante il cammino quaresimale in vista della Pasqua”. “Mi sembra – dice il pastore Kruse – un bel segno per il culto che celebreremo con il papa perché durante il tempo di Quaresima si intravede la luce della Pasqua. Ed è questa la situazione in cui vivono i cristiani in questo mondo: non siamo in cielo ma sappiamo che cosa viene. Ed è la situazione che vivono le Chiese: non siamo uniti ma siamo insieme sulla via della comunione. Per questo dal cuore possiamo dire che sarà un giorno di gioia”. Ricordando il recente incontro (10 febbraio) di Benedetto XVI con una delegazione della Chiesa evangelica luterana degli Stati Uniti, il pastore Kruse ha detto: “siamo vicini. Abbiamo molte più cose in comune di quelle che ci dividono”. “Naturalmente – aggiunge il pastore – siamo coscienti della grandi domande che attendono delle risposte: l’Eucaristia e lo stesso primato del Papa. Ma come comunità per noi è più importante poter fare insieme tutti ciò che è possibile” e da questo punto di vista “c’è spazio per molto”. Ma chi è per voi il Papa che vi verrà a fare visita il 14 marzo? “Per noi – risponde il pastore Kruse – è il vescovo di Roma. Abbiamo invitato il Papa come vescovo di Roma perché sappiamo che come vescovo di Roma, Benedetto XVI fa spesso visite alle parrocchie romane. Sappiamo benissimo che Lui è il Papa ed è il primo della Chiesa cattolica del mondo. Ma per noi è il vescovo e a lui ci presenteremo come comunità”.