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Otto Marzo, tutela della vita, della famiglia, della libertà di educare
L’Europa attraversa un periodo di crisi, nessun dubbio. Così come nessun dubbio sussiste sulla circostanza che la crisi è acuita dal dedicare pressoché esclusiva attenzione all’economia ed alla finanza, con al massimo un occhio di tanto in tanto al quadro istituzionale. Trascurando quelle che di una Comunità sono le fondamenta, ovvero le persone ed i valori sui quali si basa la convivenza sociale. Non di svista si tratta, temiamo, bensì di una scelta per molti versi consapevole e per questo ancor più grave e colpevole.I valori: il rispetto della vita, propria e altrui; la libertà, la famiglia; l’educazione dei figli… ma ormai anche degli adulti; l’etica; la coscienza civile; la solidarietà; e si potrebbe continuare. Le persone: uomini e donne, ora attori ora spettatori di una società certamente più paritaria che tende però a (ri)dividersi sulla base del censo (e non del sesso). Laddove valori e persone non si incontrano, difficilmente nasce qualcosa di buono. È una regola mai smentita. Che è lecito dunque applicare anche al dibattito europeo.Finanza ed Istituzioni a parte, le preoccupazioni abbracciano anche i temi valoriali con un’urgenza senza precedenti. Quali sono le minacce alla vita oggi in Europa, se pensiamo che ogni 11 secondi si pratica un aborto? Quale ruolo viene ancora riconosciuto alla famiglia? È tutelata davvero la libertà d’educazione? Sono domande da porre – e risposte da dare – a trecentosessanta gradi, che esulano dal mero ambito legislativo/normativo dal momento che mettono ogni cittadino di fronte alla propria coscienza.Nella ricorrenza dell’8 Marzo, vale la pena soffermarsi sulle risposte che provengono – spesso inascoltate – dall’universo femminile. O meglio che da esso potrebbero provenire se alla donna fosse offerta l’occasione di “dire la sua” con la sensibilità che le è propria. Del resto, quando si parla di aborto (uno ogni 11 secondi, pare, ma foss’anche uno al minuto la cifra sarebbe comunque enorme), quando si parla di educazione dei figli, quando si parla di crisi della famiglia e di impoverimento del suo ruolo, la donna si trova volente o nolente sempre in prima linea: nel bene e nel male. Mettere in prima linea la donna anche quando si tratta di dare risposte giuridiche a vulnus sociali significherebbe arricchire il dibattito e – con ogni probabilità – aumentare il livello di attenzione e la qualità del contributo. Un’ipotesi che l’Europa di oggi non può concedersi il lusso di sottovalutare se vuole dare un senso all’Europa di domani.Vita, libertà, etica, coscienza, solidarietà, Europa; sono tutti sostantivi femminili. A sottolineare, anche allegoricamente, l’importanza della partecipazione delle donne alla costruzione della nuova Europa.