L'AQUILA-HAITI-CILE

L’invisibile solidarietà

Di fronte alla morte e alla distruzione

I pensieri diventano domande e si rincorrono di fronte alle tragedie provocate dai violenti moti della natura che, negli ultimi tempi, hanno sconvolto la vita di intere popolazioni nel mondo. Immagini di morte e distruzione sono entrate nelle case in ore diverse, anche in quelle più serene.
Pur ammirando la solidarietà internazionale, sempre e immediatamente si è sviluppata, un senso di disorientamento e di impotenza ha preso spesso il sopravvento.
Troppo vaste le lacerazioni, troppo profonde le ferite.
La sofferenza e la morte dell’innocente sono sempre state al centro di riflessioni, credenti e non credenti, che si sono misurate con l’esperienza umana del limite.
Le risposte sono state molte e molto diverse.
Hanno percorso le strade dello smarrimento, della resa, della ribellione.
Nel loro peregrinare, hanno trovato un appiglio nella solidarietà, nelle sue forme visibili e in quelle invisibili.
Tra queste ultime è sempre rimasta in un cono d’ombra la solidarietà della preghiera.
Fragilissima e incompresa forma di prossimità e di condivisione.
Non si è manifestata come le altre e, quindi, non è diventata notizia.
Preghiera per i morti e i sopravvissuti, preghiera anche per chi, lontano dalla tragedia, ha cercato di rispondere a personali perché.
A L’Aquila, Haiti, Cile la preghiera è stata sulle labbra di molte persone, forse anche solo balbettata.
Altre si sono chieste a che servisse pregare quando era urgente e indispensabile scavare, soccorrere, ricostruire.
Eppure con la preghiera si è intessuta una rete di solidarietà che, se sfuggita ai media, è diventata e rimane una rete di speranza, di affetto, di impegni.
Nelle notti di L’Aquila, Haiti e Cile il pregare é stato un annunciare la luce dopo il buio.
“Lead, kindly Light” (“Guidami, Luce gentile”): la poesia scritta da John Henry Newman in un momento particolarmente difficile della sua vita, è tornata alla mente.
“Tu – recita il testo – guida i miei passi, Luce gentile, non chiedo di vedere assai lontano, mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, Luce gentile”.
Un richiamo al Salmo 118, al significato più profondo della preghiera che non è mai formula ripetitiva ma sempre Incontro che si rende nuovo ogni giorno.
Un Incontro che anche i non credenti guardano con rispetto, consapevoli che qualche cosa di diverso, qualche cosa d’altro sta accadendo nel cammino della ragione di fronte alla tragedia e al dolore innocente.
E mentre proprio su queste esperienze di morte e di sofferenza nascono le domande più brucianti su Dio, la preghiera, squarciando il velo del limite, dice del desiderio di infinito che ogni uomo avverte in se stesso.
Di fronte alla tragedia prendono anche un sapore nuovo le parole di Benedetto XVI: “Quando Dio sparisce dall’orizzonte dell’uomo, l’umanità perde l’orientamento e rischia di compiere passi verso la distruzione di se stessa”.
Dio non era assente nelle notti di L’Aquila, Haiti e Cile.
Riconoscere questa Presenza è il primo passo di una preghiera che non può fare a meno della ragione per arrivare alla soglia del mistero, per diventare Incontro.

Paolo Bustaffa