GIORDANIA
Un anno dopo la visita di Benedetto XVI
“La visita di Benedetto XVI ha confermato che la Giordania è Terra Santa. È, infatti, dal sito del Battesimo che Gesù comincia la sua vita pubblica. Non è un caso che anche le due precedenti visite in Terra Santa dei papi Paolo VI e Giovanni Paolo II siano cominciate proprio da qui”. A ribadirlo, da Amman, nel corso di un incontro promosso da Brevivet, tra i principali organizzatori italiani di pellegrinaggi, è stato Nayef H.Al-Fayez, direttore generale del Jordan Tourism Board, l’ente governativo della Giordania per il turismo. “Il viaggio pastorale di Benedetto XVI – ha dichiarato Al-Fayez – ha ricordato al mondo che in Giordania ci sono luoghi santi narrati nell’Antico e nel Nuovo Testamento, uno di questi è Betania al di là del Giordano, sito del Battesimo di Gesù”. “Il Governo giordano – ha aggiunto – è in prima linea nella cura di questi luoghi”. Per Al-Fayez, “è significativo che a Betania sono in costruzione ben due chiese (latina e greco-melchita, ndr) delle quali il Papa ha benedetto a maggio 2009 le prime pietre. Benedetto XVI ha dimostrato che la migliore guida per conoscere la Giordania è la Bibbia”. Dei frutti spirituali del viaggio papale il SIR ha parlato con mons. Salim Sayegh, vicario patriarcale di Gerusalemme dei Latini per la Giordania.
Un anno fa, circa, la visita del Papa. Quali sono i frutti di questo viaggio?
“Ancora se ne parla nel popolo. Molti ricordano il volto semplice e felice del Santo Padre. Chi lo aveva descritto, sbagliando, come un Papa severo, tradizionalista, si è dovuto ricredere. Anche il mondo musulmano giordano ha scoperto il vero volto di Benedetto XVI. Di lui si parla ancora nei gruppi, negli incontri di preghiera, nelle chiese e nelle famiglie. Il viaggio è stata una benedizione per tutta la Giordania”.
Che beneficio ne ha tratto il dialogo interreligioso?
“Grande: i cristiani in Giordania non vivono in un ghetto ma in quanto cittadini giordani vivono nella pienezza della loro cittadinanza. I rapporti sono ottimali non solo con le autorità di Governo ma anche con le varie tribù; in Giordania l’aspetto tribale ha ancora un senso. C’è un dialogo come tra amici anche se, bisogna riconoscere, che un certo fondamentalismo è in crescita e si percepisce dando qualche motivo di apprensione ai cristiani. Nulla di preoccupante in quanto si limita a qualche scuola fondamentalista che educa i suoi al rifiuto dell’altro, tanto più se cristiano”.
Tra i frutti si può annoverare anche un aumento dei pellegrinaggi? Gli ultimi dati dell’ente giordano per il turismo parlano di aumento di flussi turistici…
“Il viaggio di Benedetto XVI ha richiamato l’attenzione del mondo sulla Giordania, sulle sue bellezze storiche, religiose e artistiche. Questo Paese fa parte della Terra Santa. Qui è nato sant’Elia profeta, Mosé è morto qui, Gesù è stato battezzato in questa zona del Giordano. A Betany beyond the Jordan, il 10 maggio 2009, il Pontefice ha benedetto le prime pietre di due Chiese, quella latina e quella greco-melchita. La latina procede bene, ma servono fondi: speriamo di poter contare sull’aiuto delle Chiese di tutto il mondo. La greco-melchita, invece, è indietro”.
Il Papa, nella sua visita in Giordania, ha benedetto anche la prima pietra dell’università di Madaba, simbolo dell’impegno della Chiesa nel campo dell’educazione dei giovani…
“La cultura, come l’istruzione, è certamente il terreno comune su cui cristiani e musulmani possono implementare l’amicizia e la reciproca conoscenza. Pensavamo di poter inaugurare alcune facoltà per l’anno accademico 2010-2011 ma, allo stato attuale, la cosa sembra improbabile”.
L’opera della Chiesa giordana non si ferma all’istruzione, ma si allarga anche al campo sociale. Da questo punto di vista che frutti sta generando il viaggio del Papa?
“Stiamo mettendo ancor più forza e vigore nell’assistenza ai disabili. Un’eredità che ci viene dalla visita di Benedetto XVI al Centro ‘Nostra Signora della pace’ di Amman. In questo centro lavorano insieme cristiani e musulmani e questa testimonianza è la migliore risposta che si può dare al fondamentalismo islamico”.
C’è un’immagine del viaggio papale che ricorda con particolare piacere?
“L’accoglienza della famiglia reale a Benedetto XVI nel palazzo reale al-Husseinye di Amman; un incontro di grande semplicità che fa da sfondo alle iniziative che i reali giordani stanno promuovendo nel campo del dialogo interreligioso, come il lavoro degli Istituti reali per gli studi inter-religiosi e per il pensiero islamico, l’Amman Message del 2004, l’Amman Interfaith Message del 2005, e la più recente lettera Common Word. Uno spirito di apertura che non solo aiuta i membri delle diverse comunità etniche in questo Paese a vivere insieme in pace e concordia, ma che contribuisce alle iniziative politiche della Giordania per costruire la pace in tutto il Medio Oriente”.
Dopo il viaggio del Papa all’orizzonte s’intravede un altro importante evento, il Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente…
“Abbiamo distribuito i Lineamenta ai parroci perché diano le risposte alle domande in essi contenute. Le nostre Chiese locali stanno pregando e lavorando alacremente, sacerdoti, religiosi e laici insieme, per fornire utili strumenti di riflessione per poter celebrare questo Sinodo nel modo migliore possibile”.
a cura di Daniele Rocchi
inviato SIR in Giordania