CCEE-KEK
Al tema dell’immigrazione dedicato l’incontro del Comitato congiunto
"Abbiamo una grande sfida comune: portare Dio nella vita dell’Europa". Con queste parole, pronunciate dal card. Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest si è aperto l’8 marzo ad Istanbul l’incontro annuale del Comitato Congiunto della Conferenza delle Chiese Europee (Kek) e del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (Ccee). L’incontro si svolge su invito del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I. Istituito nel 1972, il comitato ha come compito la supervisione della cooperazione fra la Kek e il Ccee. Comprende, oltre ai segretari generali dei due organismi, sette membri della Kek e sette membri nominati dal Ccee. È la prima volta che il Ccee incontra il presidente neo eletto della Kek, Metropolita Emmanuel di Francia (Patriarcato Ecumenico). "La salutiamo ha detto il card. Erdő – nella Sua nuova funzione con sincera gioia e grande soddisfazione. Stia sicuro che i vescovi cattolici ed in particolare il Ccee, sono disponibili a continuare a fare quanto è di loro competenza per promuovere il bene di tutti e l’unità dei cristiani". All’incontro Ccee e Kek hanno parlato del fenomeno migratorio che interessa in maniera sempre più intensa i Paesi dell’Europa, soprattutto occidentale. Ecco qualche riflessione emerse durante i lavori. Immigrazione: tra legalità e accoglienza. Secondo il presidente del Ccee, card. Péter Erdő, i cristiani in Europa sono chiamati ad affrontare la grande sfida delle migrazioni mantenendo un approccio equilibrato tra giustizia e carità. L’arcivescovo ha quindi aggiunto: "La giustizia e la carità sono le linee direttrici di tutto il comportamento sociale, soprattutto di quello dei cristiani. Deve essere riconosciuta ovunque la dignità personale di tutti, anche degli immigrati illegali. Ciò non significa l’abolizione di tutta la regolamentazione giuridica nell’ambito delle migrazioni. Deve essere tutelato allo stesso tempo anche l’ordine legale di tutti i Paesi". "La legalità e la giustizia quindi da una parte, il riconoscimento doveroso e assoluto della dignità umana di tutti e la misericordia verso i più bisognosi dall’altra, formano un insieme organico". "Le migrazioni, inoltre ha proseguito il card. Erdő – fanno arrivare tra l’altro popolazioni cristiane di confessioni diverse". Questa presenza ha detto il presidente del Ccee "deve essere per tutti noi un richiamo per approfondire il dialogo e cercare l’unità dei cristiani". Uno sprone a vivere "un vero e sincero ecumenismo senza relativismo o proselitismo". Significativa in questo senso è la possibilità di usare luoghi di culto offerta dai vescovi cattolici specie dell’Europa occidentale, ai migranti cristiani, specialmente ortodossi e cattolici di rito orientale. "La carità ha commentato l’arcivescovo – deve avere sempre la precedenza nel dialogo ecumenico e potrà avere anche delle risposte nella stessa carità cristiana nei Paesi dove invece i cattolici si trovano in posizione di immigranti o di diaspora. Questa reciproca accoglienza tra fratelli cristiani è segno dell’amore di Dio e porta una grande speranza per tutti".Non solo mano d’opera. "Le cause del fenomeno migratorio – ha detto Doris Peschke, direttrice della Commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme) – sono complesse e molteplici. Spesso la reazione delle società ospitanti è principalmente incentrata sulle paure e sulle sfide che tale fenomeno pone, tralasciando le opportunità offerte ai migranti e alle società ospitanti". Per Peschke, "il ruolo della Chiesa dovrebbe quindi essere quello di stare accanto ai fratelli e alle sorelle migranti e di sostenere i loro diritti e la loro dignità" e "ciò dovrebbe essere fortemente radicato nella convinzione che i cristiani in realtà nell’incontro con i migranti non incontrano solo fratelli e sorelle, ma Gesù stesso, specialmente laddove si tratti di persone in difficoltà". Le Chiese, ha concluso Peschke, possono inoltre "giocare un ruolo cruciale nell’educare le società ospitanti nel loro incontro con i migranti". Per Johan Ketelers, segretario generale dell’Icmc (Commissione internazionale cattolica per le migrazioni), è "necessario riconoscere che i migranti non sono semplici produttori di mano d’opera e di opportunità economiche, ma prima di tutto esseri umani". Per questo, ha ribadito Ketelers nel corso dell’incontro, bisogna "riconoscere che solo una situazione di sicurezza e di stabilità per i migranti e le loro famiglie, anche per i migranti senza documenti, permetterà loro di sviluppare pienamente il loro potenziale in quanto attori dello sviluppo".Terremoto in Turchia. Durante i lavori del Comitato congiunto, la Turchia è stata colpita nella provincia di Elazig da una scossa di terremoto di magnitudo 6 della scala Richter, provocando più di 40 morti e almeno 60 feriti. In un comunicato Ccee e Kek hanno espresso al Governo e alle persone colpite "da questo tragico evento, la loro simpatia e preghiera".