POLONIA

Distanze ravvicinate

Cattolici e Ortodossi: un documento dei vescovi

L’episcopato polacco, riunito l’8 e il 9 marzo a Varsavia per la 351ª plenaria della Conferenza episcopale (Kep), ha approvato all’unanimità le nuove forme di ravvicinamento con il Patriarcato ortodosso di Mosca. “La costituzione di un gruppo misto per discutere gli aspetti del dialogo nel contesto dei cambiamenti culturali dell’Europa moderna è stata accolta con speranza”, afferma il comunicato finale dei lavori. “Per i cattolici – continua il testo – lo spazio del dialogo teologico (con gli ortodossi) è definito nei documenti della Chiesa. La sua realizzazione concreta comporta tuttavia numerose sfide che dovrebbero essere oggetto di dialogo approfondito”. Il comunicato sottolinea che “entrambe le Chiese, in passato vittime di sofferenze e dolorose persecuzioni, oggi hanno il compito di promuovere il rispetto della dignità umana, della liberta e dei diritti dell’uomo”. Indicativa della delicatezza della questione è la breve dichiarazione del presidente Kep, mons. Jozef Michalik, a proposito di un eventuale documento comune: “Tutti i nostri sforzi devono essere volti a non provocare ferite ancora più profonde, bensì un ravvicinamento tra le nostre Chiese, e per questo sono necessari tempo e preghiera”. L’ipotesi di un documento comune. La possibilità di un documento comune, firmato da rappresentanti di entrambe le Chiese, è stata prospettata a fine febbraio a seguito della visita a Varsavia di una delegazione del patriarcato di Mosca e degli incontri con il segretario generale della Kep mons. Stanislaw Budzik, con il presidente del Consiglio per l’ecumenismo mons. Tadeusz Pikus, e con il primate di Polonia mons. Henryk Muszynski. Quell’incontro “è stato il primo passo sulla via di una reciproca comprensione, conoscenza, e ravvicinamento di entrambe le Chiese e dei nostri popoli, nello spirito di riconciliazione”, afferma mons. Henryk Muszynski considerando rilevante per il futuro il fatto che “sia la Chiesa cattolica in Polonia che la Chiesa ortodossa in Russia siano Chiese di maggioranza nei rispettivi Paesi, e quindi abbiano obblighi particolari verso la società”. Il primate polacco, ad un mese dalle celebrazioni ufficiali del 70° anniversario del massacro di 22 mila ufficiali polacchi perpetrato a Katyn da servizi di sicurezza staliniani, osserva che anche se i due popoli “non sono nemici, persistono tra loro numerose questioni irrisolte del passato”. “Dobbiamo però proseguire nel compito di riconciliazione affidatoci da Gesù”, rileva l’arcivescovo di Gniezno, consapevole che anche se “le azioni delle due Chiese devono essere indipendenti dall’operato delle autorità politiche”, il servizio alla riconciliazione “ha dimensione non solo sacramentale ma anche comunitaria, riguarda la società e le relazioni tra i rispettivi popoli”. Entrambe le Chiese si ispirano al Documento di Ravenna del 2007, e “nelle questioni più importanti della fede non ci sono mai state fra loro divisioni”, ricorda mons. Muszynski rilevando che il popolo polacco e quello russo sono “da oltre mille anni popoli cristiani”. Preservare i valori cristiani in Europa. La delegazione ortodossa, guidata anziché dal capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca mons. Hilarion Alfeyev, dal suo vice, l’igumene Filip Riabik e dal rev. Sergej Zvonariov, segretario per gli affari esteri, nel corso della visita in Polonia ha precisato che l’iniziativa del dialogo con la Chiesa polacca è una proposta personale del patriarca Kiril I in quanto “la Chiesa cattolica in Polonia rende un servizio spirituale alla nazione vicina e ai popoli assistiti dal nostro Patriarcato”. Indipendentemente dalle conseguenze di una travagliata storia comune e dalle difficoltà attuali, l’igumene Riabik ha sottolineato la rilevanza di “ciò che ci riavvicina” e ha posto l’accento sulla difesa dei valori e delle norme morali del cristianesimo a livello europeo. Durante gli incontri tra i rappresentanti delle due Chiese si dovrà, afferma mons. Riabik “non solo discutere delle questioni difficili ma anche valutare le prospettive di una collaborazione a favore dei nostri popoli” in quanto “compito della Chiesa è portare Cristo tra la gente affinché viva in conformità con il suo insegnamento, e il buon vicinato tra i nostri popoli è la realizzazione del comandamento di Dio sull’amore per il prossimo”. Valutando positivamente i lavori del gruppo misto cattolico-ortodosso operante in Russia, e la collaborazione nell’ambito di un gruppo di consulenza diretto per la parte ortodossa da mons. Hilarion e da parte cattolica dal metropolita di Mosca mons. Paolo Pezzi, l’igumene Riabik ha incontrato a Varsavia il Consiglio ecumenico polacco. Nel corso di quest’ultimo appuntamento si è parlato di una commemorazione comune delle vittime dello stalinismo “fra le quali vi furono ortodossi e cattolici, protestanti, credenti e non credenti, indipendentemente dalla loro nazionalità” in quanto, come ha affermato l’esponente della Chiesa ortodossa, “la memoria delle vittime oggi ci impone di preservare i valori cristiani in Europa”.