PARLAMENTO UE
Strategie politica ed economica per il prossimo decennio
Trattato di Lisbona ed Europa 2020: sono i due temi che hanno principalmente occupato gli eurodeputati riuniti dall’8 all’11 marzo a Strasburgo. L’applicazione delle riforme contenute nel nuovo trattato, specialmente per quanto riguarda talune innovazioni nel settore della politica estera dei 27, e la strategia economica per il prossimo decennio, sono stati al centro dei lavori della sessione plenaria, che si è peraltro occupata di svariati punti: tecnologie a basse emissioni di carbonio, progetti per l’emancipazione dei rom, politica di concorrenza, protezione delle coste atlantiche, protezione dei consumatori.Modalità e strumenti. Gli eurodeputati hanno soprattutto discusso delle modalità e dei mezzi per definire la politica estera e di sicurezza comune anche alla luce della novità introdotte dal Trattato di Lisbona. Il Parlamento invoca maggiore voce in capitolo e una consultazione “sistematica” da parte del Consiglio degli Stati. Allo stesso tempo si chiede all’Alto rappresentante per la politica estera, la britannica Catherine Ashton, di consultare la competente commissione parlamentare sulle mosse da compiere per l’istituzione del Servizio europeo per l’azione esterna, il quale dovrà svolgere il ruolo di rappresentanza diplomatica dell’Ue nel mondo. Ma l’Emiciclo insiste anche per esprimersi sulle spese di bilancio riguardanti l’azione esterna e pretende un “ampliamento dell’accesso alle informazioni sensibili”, ossia quelle classificate come top secret, segrete o confidenziali.Attore globale. Uno dei testi approvati in aula sull’argomento è stato presentato dal relatore, l’italiano Gabriele Albertini, presidente della commissione esteri. I deputati – come è emerso dalla discussione – esprimono “preoccupazione per le conseguenze del sottofinanziamento della rubrica del bilancio” intitolata “L’Ue come attore globale” e, dunque, sulla possibilità di condurre “una politica estera credibile e proattiva”. Un paragrafo a parte dei rapporti con i Paesi terzi riguarda gli approvvigionamenti energetici dell’Unione. Il Parlamento ha messo nero su bianco il timore che le crisi del gas, registratesi in passato, si possano ripresentare; al contempo è stato sottolineato come positivo l’avanzamento del progetto Nabucco. Per la relazione, approvata a stragrande maggioranza, occorre “garantire la sicurezza energetica dell’Unione anche mediante la promozione di un corridoio meridionale per la fornitura di greggio, mediante l’oleodotto paneuropeo Costanza-Trieste”.Proteggere l’Europa. Una seconda relazione, illustrata dall’estensore Arnaud Danjean, francese, si occupa di altri temi, e chiede, ad esempio, l’istituzione di un Consiglio della difesa nel quadro del Consiglio degli affari esteri, e avanza la richiesta “di creare un centro operativo permanente dell’Unione, posto sotto l’autorità dell’Alto rappresentante, per la pianificazione operativa e la condotta delle operazioni militari” di peacekeeping in cui sono coinvolti i Paesi aderenti. Il testo di Danjean, anche questo passato in aula con il sostegno di una vasta maggioranza, afferma che “la nuova versione dello scudo antimissile prospettata dall’amministrazione americana debba essere studiata e verificata in modo approfondito e debba tenere in considerazione una visione comune dei Paesi Ue per la protezione dell’Europa dalle minacce balistiche”, favorendo “la partecipazione dell’industria di difesa europea alla realizzazione dello scudo”. A Strasburgo si è discusso quindi della situazione in Iran e nella Corea del Nord. L’aula ha ribadito l’impegno assunto dall’Ue “di utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione” per prevenire, sospendere e annullare “tutti i programmi di proliferazione che sono fonte di preoccupazione a livello mondiale”. La situazione a Gaza. I deputati nel corso della plenaria si sono occupati di altri temi di politica estera. In una risoluzione che si concentra sul conflitto mediorientale si chiede il rispetto prioritario dei diritti umani quale “condizione essenziale per una pace giusta e duratura” nell’area; viene ribadita la necessità di proseguire il processo di pace; si puntualizza che occorre accertare le responsabilità per presunti crimini di guerra sul conflitto a Gaza e nel sud di Israele iniziato il 27 dicembre 2008 e terminato il 18 gennaio 2009. Come in altre occasioni, i deputati ribadiscono che è importante aprire i valichi di frontiera vista la situazione di crisi umanitaria che colpisce soprattutto la popolazione palestinese. Con la risoluzione sostenuta dai gruppi Socialisti e democratici, Liberaldemocratici, Verdi e Sinistra unitaria, il Parlamento ribadisce l’invito all’Alto rappresentante e agli Stati membri, “a impegnarsi affinché l’Unione europea adotti una ferma posizione comune sul seguito da dare alla relazione sulla missione d’inchiesta” del giudice Goldstone sul conflitto a Gaza, che indaga su eventuali crimini commessi dagli israeliani durante gli scontri dello scorso anno.