TERRA SANTA

Non vinca la collera

Scontri a Gerusalemme: verso una Terza Intifada?

Oltre cento contusi e feriti non gravi, 67 i manifestanti fermati dalle forze israeliane: è questo il bilancio degli scontri avvenuti il 16 marzo a Gerusalemme e in Cisgiordania nell’ambito della "Giornata della collera" indetta da movimenti islamici contro la decisione del Governo israeliano di costruire 1.600 nuovi alloggi nel settore orientale della città santa, progetti che hanno creato anche attriti con gli Usa. Da parte israeliana si contano invece 13 poliziotti e militari contusi o colpiti da pietre nel corso dei disordini. Dal 12 marzo la polizia aveva bloccato gli accessi alla spianata delle Moschee, epicentro degli scontri, scoppiati anche per l’inaugurazione della sinagoga Hurva (rovina, in ebraico) ricostruita per la terza volta negli ultimi 250 anni. Una situazione che ha fatto aleggiare il fantasma di una Terza Intifada, uno spettro che in molti vogliono esorcizzare anche se quella attuale sembra una crisi senza sbocchi: da una parte Israele, che sfidando anche l’irritazione americana, continua nella sua politica di edilizia ebraica, dall’altra i palestinesi che non torneranno al negoziato fino a quando non ci sarà il blocco degli insediamenti.

Nessun problema per i pellegrini. "In questi giorni a Gerusalemme c’è un clima piuttosto teso ma credo che nessuno, qui, abbia voglia di cominciare una nuova Intifada, anche se l’espressione già gira", spiega al SIR il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa. "La tensione si percepisce ma non ci sono problemi per quello che riguarda i pellegrini in città". Circa la costruzione dei nuovi alloggi israeliani il custode afferma che questa decisione non influirà negativamente su quelli che la Custodia di Terra Santa sta edificando: "Il nostro progetto prevede 68 nuovi alloggi per le famiglie cristiane e non vedo che problema possono causare. La nostra è solo una goccia in mezzo a un mare…".

Pregare per il dialogo. "A Gerusalemme c’è tensione specialmente dopo l’inaugurazione della sinagoga Hurva nella città vecchia. Parlare di Intifada è presto ma il rischio è reale. La nostra risposta è quella della preghiera, pregare perché i negoziati non vengano interrotti e che nessuno rinunci a questo dialogo". È il parere di padre William Shomali, cancelliere del Patriarcato latino di Gerusalemme. "Il Governo israeliano ha promesso di fermare gli insediamenti per poter negoziare. Una promessa non mantenuta se è vero che sono stati autorizzati 1.600 nuclei abitativi nella zona orientale di Gerusalemme. L’inaugurazione della sinagoga Hurva nella città vecchia ha poi ulteriormente infiammato gli animi". La decisione di costruire nuovi alloggi, per il cancelliere, "potrebbe avere gravi ripercussioni sui negoziati e favorire la ‘giudaizzazione’ di Gerusalemme, proprio attraverso l’edificazione di case che invece mancano ai palestinesi". Come la Custodia, anche il patriarcato latino è impegnato in progetti di housing per i cristiani locali. Padre Shomali segue da vicino questo progetto: "Stiamo lavorando alla realizzazione di 80 nuovi alloggi da destinare alle famiglie cristiane. Il terreno su cui stiamo edificando lo abbiamo acquistato grazie all’aiuto di tante Chiese tra cui anche quella italiana. I nostri sono alloggi che faranno solo del bene, consentiranno ai nostri fedeli di restare in questa terra".

Clima tranquillo tra i cristiani. Gli scontri si sono fatti sentire anche nei pressi della parrocchia latina di san Salvatore, nella Città santa, e vicina alla sinagoga Hurva, ma tra la comunità cristiana il clima è tranquillo. A riferirlo al SIR è lo stesso parroco, padre Ibrahim Faltas, che nel 2002, fu protagonista dell’assedio della chiesa della Natività, a Betlemme, dove per 39 giorni, svolse un ruolo chiave nella trattativa, conclusasi pacificamente, fra i palestinesi bloccati all’interno della chiesa e l’esercito israeliano. "Molti cominciano a parlare di Terza Intifada – dice il parroco – ma dal mio punto di vista gli scontri non dureranno a lungo. La comunità internazionale, ma soprattutto gli Usa, devono adoperarsi per la ripresa del dialogo. In questo momento anche l’Autorità palestinese deve muoversi per mantenere la situazione calma. Tra l’altro – aggiunge – se gli scontri dovessero protrarsi a lungo a risentirne potrebbero essere anche i pellegrinaggi. Andiamo verso la Pasqua e il flusso è in costante aumento". Per padre Faltas, "a scatenare gli incidenti più che la decisione israeliana di costruire nuovi alloggi a Gerusalemme Est sarebbe stata l’inaugurazione della sinagoga, ritenuta una provocazione di natura religiosa. Non dimentichiamo che la Seconda Intifada scoppiò, il 28 settembre 2000, per la camminata di Sharon sulla Spianata delle moschee".