Fratelli che si ritrovano

ABRUZZO, UN ANNO DOPO

Il tetto della chiesa di san Pietro a Pizzoli, Comune alle porte di L’Aquila, è coperto di neve, così come i tetti delle case che la circondano, strette una all’altra. Una delle ultime nevicate dell’inverno ha coperto nella notte le montagne abruzzesi e anche la chiesa che, dal 25 gennaio, è diventata il punto di riferimento per la comunità ortodossa dei rumeni aquilani. Fino al giorno del terremoto la comunità si ritrovava nella chiesa dell’Immacolata Concezione, a pochi passi da piazza duomo nel centro della città. Un luogo che era condiviso con una comunità di frati. Dal giorno del sisma, però, anche la chiesa dell’Immacolata, come tutte le chiese del centro, è inagibile e la comunità ortodossa si è ritrovata senza luogo di culto. È a quel punto che, grazie alla collaborazione dell’arcivescovo di L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, e del metropolita della Chiesa ortodossa romena in Italia, mons. Span Siluan, l’arcidiocesi aquilana, nonostante le numerose chiese ancora inagibili, ha deciso di mettere a disposizione della comunità ortodossa, la chiesa di san Pietro."La comunità dei rumeni – spiega don Giulio Signora, delegato per l’ecumenismo dell’arcidiocesi – è tra le più numerose presenti a L’Aquila e con cui da sempre abbiamo avuto un buon dialogo. Anche dopo il terremoto ci siamo ritrovati a collaborare per la marcia della pace del 31 dicembre e per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. È proprio al termine della settimana, il 25 gennaio scorso, che durante una celebrazione ecumenica, il nostro arcivescovo ha consegnato simbolicamente le chiavi della chiesa di san Pietro al pope Sorin, guida della comunità rumena".È lo stesso Sorin Istratescu ad accoglierci nella chiesa di San Pietro, facendoci largo tra i gradini pieni di neve. "Abbiamo mantenuto tutti gli arredi trovati in segno di rispetto per la comunità di Pizzoli", racconta. Le uniche varianti sono due icone poste ai lati dell’altare: da un lato la Madonna, dall’altro il Cristo Pantocratore. Insieme a Sorin c’è Daniela, una signora rumena da dieci anni in Italia, la quale fa da interprete. Il pope, infatti, è arrivato da pochi mesi in Italia proprio con l’incarico di occuparsi della comunità aquilana, precedentemente seguita da un altro sacerdote. "Per noi, come per tutti, non è facile riprendere la vita dopo il terremoto", afferma la donna aggiungendo: "È da molti anni che vivo e lavoro a L’Aquila e non ho mai avuto problemi. La comunità rumena ortodossa è formata da circa 500 persone e possiamo dire di essere ben intergrati. Purtroppo, il terremoto ha stravolto le nostre vite come quelle di tutti gli aquilani e anche noi dobbiamo affrontare le difficoltà della mancanza del lavoro e della casa". La sua famiglia, dopo alcuni mesi passati negli alberghi sulla costa, è tornata a L’Aquila dove i figli frequentano la scuola."Avere un luogo come questo in cui ritrovarsi – confida – è importante perché ci aiuta a guardare avanti rimanendo uniti". In questo momento "così difficile per tutti – spiega il pope Sorin – è importante pregare e riscoprire l’unione con i fratelli. Ci siamo accorti di come il numero di fedeli che frequentano le funzioni sia aumentato rispetto a prima. Per questo non posso che ringraziare l’arcivescovo e il parroco di Pizzoli per averci messo a disposizione questa bella chiesa. Ogni tanto, anche alcuni cattolici della parrocchia passano dalla chiesa ed entrano per una preghiera". In questi giorni, cattolici e ortodossi si stanno preparando per la Pasqua che quest’anno, diversamente dagli anni scorsi, verrà festeggiata lo stesso giorno. Secondo pope Sorin, "un altro segno di unità e comunione tra le Chiese".(18 marzo 2010)