ABRUZZO, UN ANNO DOPO
Il terremoto non ha cambiato e stravolto solo la vita di migliaia di famiglie ma anche la vita stessa delle comunità cristiane che si sono ritrovate da un giorno all’altro smembrate, senza più luoghi di riferimento. È così che parrocchie tra le più grandi come Pettino, Torrione e la Torretta, nell’immediata periferia della città, sono oggi fortemente ridimensionate ed è possibile che rimarranno così per alcuni anni, mentre borghi come Cese di Preturo, Bazzano o Sant’Elia vedono quintuplicati gli abitanti, senza avere le strutture adeguate per far fronte a questa crescita."Il terremoto, colpendo il cuore della città, ha reso il territorio sfasato ed ora si fatica a ritrovare un equilibrio umano, organizzativo e pastorale", spiega mons. Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare di L’Aquila, il quale aggiunge: "La riorganizzazione delle comunità è difficile perché ancora molta gente si trova negli alberghi, mentre le persone che vivono nelle nuove case sono state sradicate dalla propria comunità e trapiantate in posti diversi con persone che non conoscevano. C’è un tessuto umano da ricostruire e un forte bisogno spirituale. Questo riguarda anche l’azione dei sacerdoti: stiamo tentando una riorganizzazione ma, per questo, è necessario coinvolgere i sacerdoti e studiare la situazione sul terreno".Problemi meno sentiti nei piccoli Comuni dove la popolazione è riuscita, fin dal primo giorno, a rimare più unita. Il vescovo ausiliare per le nuove aree del progetto Case preferisce usare il termine "insediamenti" e non quartieri perché "manca, a mio modo di vedere, un progetto sociale". "Come arcidiocesi aggiunge vogliamo proporre l’inserimento organico di servizi sociali, economici, religiosi e culturali. Grazie alla Caritas e all’aiuto dato dalla Cei e da altri donatori potremmo iniziare a realizzare alcuni centri di comunità i cui progetti sono già pronti ma mancano le autorizzazioni da parte dei Comuni". Secondo quanto dichiarato dall’arcidiocesi, dei 35 milioni di euro raccolti grazie alla colletta nelle parrocchie e alla donazione della Cei, al momento ne sono stati spesi solo 3, mentre 32 restano da investire, soprattutto nella costruzione proprio di spazi aggregativi come i centri per la comunità. Intanto nelle varie parrocchie, pur tra le difficoltà, sono riprese le attività partendo proprio da una quotidianità fatta di vicinanza e relazioni. In questo contesto, a un anno dal sisma, l’arcivescovo di L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, ha scritto una lettera pastorale intitolata "Consolate il mio popolo". Parole del profeta Isaia fatte proprie dall’arcivescovo per chiedere che la sua città e la sua gente non vengano abbandonate."È come se una grande pietra tombale avesse ricoperto il centro dell’amatissima nostra città. Quella grande pietra tombale scrive l’arcivescovo si estende poi su tutte le case, le chiese, i monumenti, gli edifici pubblici, le sedi delle nostre istituzioni, le scuole, le fabbriche". Guardando L’Aquila dall’alto, non si scorgono più le luci, come un tempo; la città appare come morta, "e noi ci siamo come nascosti, spesso, nei sepolcri della nostra tristezza e del buio delle nostre anime"."Il terremoto continua l’arcivescovo ci ha privati di tante cose. Non solo delle nostre case. Ma anche delle nostre chiese. Ci rimane però una realtà grande e importante: poter celebrare l’Eucaristia, soprattutto nel giorno del Signore, la Domenica, e sentirci così, ogni volta, la comunità del mattino di Pasqua”.In questi mesi la comunità aquilana, senza più un edificio sacro in cui celebrare messa, si è riunita dove possibile: nel piazzale della Guardia di Finanza, nelle tende, per strada, nelle hall degli alberghi, come i primi cristiani, che iniziarono la loro missione senza una chiesa. Perché, come scrive l’arcivescovo, "si può essere una comunità pasquale, la comunità del mattino di Pasqua, anche riunendosi in una baracca o in mezzo alle strade. L’importante è che ogni fratello e sorella che fanno parte della comunità, si sentano pieni della gioia della Pasqua e travolti dalla forza dello Spirito".(18 marzo 2010)