Spazi per l’incontro

ABRUZZO, UN ANNO DOPO

Parlando della situazione a L’Aquila e nei Comuni abruzzesi non bisogna commettere l’errore di confondere la parola “ricostruzione” con “costruzione” o, più semplicemente, non si può pensare di mettere tutto in un unico calderone dentro il quale, a seconda dei punti di vista, sia tutto bianco o tutto nero. In quest’anno gli sforzi e, soprattutto, le risorse sono stati concentrati nella costruzione dei nuovi insediamenti che hanno permesso a migliaia di persone di rientrare in città. Oltre 13 mila persone ai primi di marzo vivevano negli appartamenti del Piano Case, mentre altre 4.295 nei Map (i moduli abitativi provvisori) costruiti in 28 Comuni. Altre 2 mila "casette" sorgeranno, nei prossimi mesi, tra L’Aquila e i Comuni del cratere. È in queste abitazioni che troveranno spazio gran parte delle persone che vivono ancora sulla costa (2.500 in alberghi e 1.070 in appartamenti), negli alberghi della provincia di L’Aquila (2.650), e caserme (926). Anche se vi sono molti single o coppie per cui non è stata prevista la consegna di un’abitazione: per gli appartamenti del piano Case e per i Map, riservati alle persone con casa completamente inagibile o all’interno del centro storico, è stata data, infatti, la precedenza alle famiglie numerose (spingendo anche per i ricongiungimenti familiari), alle madri con bambini e ai disabili. In questi interventi di costruzione sono stati concessi appalti per oltre 1 miliardo di euro di cui la fetta più consistente, 778 milioni di euro, sono andati al progetto Case; 232 milioni di euro al progetto dei Map, 80 milioni per gli edifici scolastici prefabbricati e 600 mila euro per tre chiese in legno realizzate dalla Protezione Civile.Spazi di aggregazione nei nuovi villaggi. Di fronte alla costruzione dei nuovi villaggi appare sempre più come una priorità la creazione di servizi, spazi di aggregazione che possano trasformare queste 19 aree in veri e propri quartieri. Una preoccupazione sottolineata dalla Caritas e dalla stessa arcidiocesi di L’Aquila. "Nei nuovi villaggi per gli sfollati – ha più volte ricordato don Dionisio Humberto Rodriguez, direttore di Caritas L’Aquila – c’è carenza di spazi di aggregazione, luoghi in cui le persone si possano ritrovare, come le chiese o le sale per la comunità". Secondo quando stabilito dai progetti della Protezione Civile, il 30-40% della superficie di ogni villaggio dovrà essere destinato a servizi: uffici pubblici, bar, negozi ma anche chiese, aree gioco e centri di aggregazione. Caritas italiana ha presentato alcuni progetti per la realizzazione di spazi per la comunità ma ad oggi, però, in nessuna area è ancora stato costruito nulla. "La mancata realizzazione di centri per la comunità nei villaggi – spiega Danilo Feliciangeli, di Caritas italiana – non è dovuta alla mancanza di fondi e di progetti, ma alle difficoltà di ottenere le autorizzazioni. Finita la fase di emergenza con il passaggio delle competenze dalla Protezione Civile al nuovo commissario (il 31 gennaio, ndr), i Comuni si sono riappropriati del potere d’indirizzo e, quindi, spetta ai Consigli comunali decidere la destinazione d’uso delle aree da destinare ai servizi nei singoli insediamenti. Questo è senz’altro positivo perché rimette le comunità al centro delle decisioni ma rende tutte le procedure più lente, perché si devono attendere i vari passaggi dell’iter burocratico. Ciò sta rallentando la risposta ai bisogni della popolazione". La ricostruzione leggera. A subire dei rallentamenti è anche la cosiddetta "ricostruzione leggera" ovvero la ristrutturazione degli edifici classificati come "parzialmente inagibili". Le ordinanze del governo prevedono in questi casi la copertura da parte dello Stato di tutti i costi necessari alla ristrutturazione dell’abitazione principale, mentre per la seconda o terza abitazione sono previsti alcuni contributi minori. Per poter accedere a questi finanziamenti è però necessario seguire un iter burocratico che, a causa della mole di domande ma anche della complessità del meccanismo, si è più volte inceppato rallentando l’avvio della ricostruzione. Girando per la periferia di L’Aquila colpisce come vi siano ancora interi quartieri residenziali quali Pettino, Torrione o la Torretta, in cui la maggior parte dei palazzi sono disabitati. Ad oggi sono circa 9 mila le domande consegnate agli uffici del Comune di L’Aquila per chiedere il contributo ma la maggior parte delle pratiche attendono il via libera definitivo. Qualcosa, però, nelle ultime settimane sembra muoversi ed è ipotizzabile che l’arrivo della primavera possa dare un ulteriore impulso.(18 marzo 2010)