La doppia fedeltà

Testimoni digitali

Tutta l’informazione di un giornale cattolico locale alla portata di un click, in ogni parte del mondo. È l’esperienza de “La Vita Cattolica” (Udine), settimanale del Friuli aderente alla Fisc (Federazione che raggruppa 186 testate cattoliche locali per un milione di copie settimanali), presente online già dagli anni Novanta (www.lavitacattolica.it). In preparazione al convegno Cei “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era cross mediale” (Roma, 22-24 aprile), abbiamo chiesto al direttore della testata, Ezio Gosgnach, di raccontarci questa presenza.

Com’è nata l’esperienza online del settimanale?
“Avevamo un sito internet già dagli anni Novanta con lanci e sintesi dei servizi presenti sul settimanale. In seguito abbiamo messo a disposizione solo degli abbonati l’intera edizione cartacea del settimanale e per tutti gli utenti alcune notizie aggiornate quotidianamente. Ma presto ci siamo accorti che questo non bastava. Ci voleva un progetto più ambizioso. L’arcidiocesi di Udine dispone, oltre che del suo settimanale, di una radio e, naturalmente, dell’Ufficio comunicazioni sociali che funge anche da Ufficio stampa. La sfida stava nel riuscire a mettere tutto insieme, anche per ottimizzare le risorse. È nato così il portale internet inteso quale momento di sintesi di tutti i mezzi di comunicazione della Chiesa locale. Con questa nuova esperienza siamo online dal 7 dicembre 2007. I risultati sono ottimi. L’anno scorso abbiamo registrato oltre due milioni di visite. E il trend è in costante crescita”.

Cosa significa per una testata locale essere presente online?
“Significa stare al passo con i tempi, poter operare in tempo reale, raggiungere nuovi lettori, avere maggior peso nel panorama massmediale. In definitiva, significa rafforzarsi. Il nostro portale dà accesso a tutte le risorse informative diocesane. I friulani, grazie a questo strumento possono avere le notizie dell’ultima ora – anche quelle di carattere nazionale e internazionale fornite dalle agenzie Sir e Asca – di prima mano, leggere il settimanale e i suoi supplementi, ascoltare Radio Spazio 103, accedere alle informazioni degli Uffici diocesani nonché di foranie (vicariati) e parrocchie, avere a disposizione documenti ecclesiali e di altra natura in versione integrale. Si possono consultare addirittura molti bollettini parrocchiali”.

Una newsletter, un profilo su Facebook, la possibilità di ascoltare “Radio Spazio 103” e di leggere online gli articoli dell’edizione cartacea e altre news locali e nazionali… Non ha lo stesso timore dell’editore del “New York Times” che il suo giornale non sarà ancora in edicola nel 2013?
“I giornali tradizionali non spariranno, semplicemente si stanno adattando alla nuova situazione. La storia insegna che i nuovi media non hanno mai ucciso quelli vecchi, ma si sono aggiunti all’offerta. Certo, bisogna essere pronti ai cambiamenti. In occasione del settantesimo compleanno del settimanale, nel 2006, abbiamo pensato che fosse venuto il momento di dare una nuova svolta alla comunicazione della nostra Chiesa, in un’epoca in cui l’informazione si sta trasformando da ‘verticale’ a ‘orizzontale’ e i ‘mass media’ assumono sempre più le connotazioni di ‘personal media’”.

In che modo la carta stampata può sopravvivere ad Internet e cosa farà il giornalista del futuro? E, in particolare, il giornalista cattolico?
“L’edizione online di un giornale non va intesa banalmente e semplicemente come un arricchimento del prodotto cartaceo, ma come logico e coerente sviluppo del giornale tradizionale. E il giornalista che lavora nel mezzo di comunicazione cattolico continua a esercitare il proprio mestiere. Senza complessi d’inferiorità né di superiorità. Con la massima professionalità e con il valore aggiunto dell’ispirazione cristiana”.

Quali sono le sue attese per il convegno “Testimoni digitali”?
“Che il convegno non risulti un fuoco d’artificio, ma che l’approfondimento e la riflessione di quelle giornate abbiano delle ricadute culturali in modo da determinare un cambiamento di mentalità negli operatori pastorali a tutti i livelli. Ossia che diventino protagonisti del continente digitale con coraggio, competenza e creatività”.

Cosa significa essere “testimone digitale” per un giornalista di una testata cattolica locale?
“Significa non farsi prendere dalla tentazione di chiudersi, di parlare a un’élite o a una minoranza. Non dev’essere assolutamente giornalista tematico o di nicchia. Se riesce a informare correttamente, se fa leggere e comprendere tutti i risvolti della società in cui viviamo, senza mai perdere di vista i valori del cristianesimo, fa anche evangelizzazione”.

Quale può essere il contributo di riflessione di un giornale locale per il convegno nazionale?
“Quello di presentare la propria esperienza, che nasce dal rapporto diretto con la realtà concreta, vissuta dalle persone ogni giorno. Quello di porre l’accento su un’informazione destinata all’utilità, al progresso, al benessere di chi la utilizza. Non a caso i settimanali cattolici si caratterizzano da sempre per una doppia fedeltà: l’appartenenza ecclesiale e il radicamento sul territorio”.

(19 marzo 2010)