EUROPA E TERRITORIO
Convegno Fisc a Piacenza: l’irrinunciabile apertura alla realtà trascendente
“Sono ben lontano dall’aspettarmi che il futuro sviluppo della cultura europea possa continuare la tradizione dei santi, dei martiri o dei costruttori delle cattedrali. I mutamenti culturali nella nostra epoca sono più profondi di allora”; tuttavia l’attuale “dialogo interconfessionale fa sperare che i valori religiosi universali possano svolgere un ruolo importante nella trasformazione creativa” di questa cultura. Lo ha detto mons. Jozef Zycinski, arcivescovo di Lublino (Polonia) e membro del Pontificio Consiglio della cultura, intervenendo il 18 marzo al convegno nazionale “Fare l’Europa. Le radici e il futuro” che la Fisc (Federazione che raggruppa 186 testate cattoliche locali per un milione di copie settimanali) promuove fino al 20 marzo a Piacenza.
Ritrovare il senso. Interrogandosi sull’avvenire della cultura europea, segnata da un crescente “processo di laicizzazione”, mons. Zycinski si è chiesto se i valori religiosi condizionino “l’unico scenario ammissibile del futuro sviluppo” del continente. Pur ammettendo che “alcune versioni areligiose di sviluppo culturale, capaci di soddisfare hic et nunc taluni rappresentanti della civiltà europea, per un certo periodo potrebbero funzionare”, l’arcivescovo si è domandato se siano “abbastanza solide” per “assicurare a lungo lo sviluppo culturale reso possibile dal cristianesimo”. “Cercando la risposta”, ha avvertito, “bisogna ricordarsi che la sensibilità dell’uomo contemporaneo, la sua lotta contro la sofferenza, la dignità, la sua ricerca del senso della vita, differiscono dalle caratteristiche analogiche delle generazioni precedenti”. Per l’arcivescovo di Lublino, “possiamo giustificare le nostre rinunce, fare sforzi sovrumani, diventare anticonformisti, solo se vediamo” il senso “di tali comportamenti. Il ritrovamento del senso esige però l’apertura alla realtà trascendente, che nella religione appare come l’esperienza di Dio”.
Quali norme e valori? Nel cercare “un’alternativa pragmatica alla tradizione cristiana”, che cioè eviti “il radicalismo ideologico”, è necessaria, ha avvertito ancora mons. Zycinski, “la domanda sulla gerarchia dei valori e delle norme etiche che potrebbero svolgere un ruolo importante nella vita sociale”. Ma qui sorge una prima difficoltà: “Nella concezione giudeo-cristiana dei valori viene accentuata la libertà e la dignità della persona umana creata a immagine di Dio. Nella prospettiva del neopragmatismo”, invece, “non si parla né di umanità né di dignità”. Ulteriore problema, “quello dei criteri sui quali dovrebbe essere costruito il sistema morale del pragmatismo, e quello dei principali valori al suo interno”. Al riguardo, ha osservato l’arcivescovo di Lublino, “viene spesso proposto il criterio del consenso e della maggioranza”, e proprio in questo “il pragmatismo è diverso dal modo cristiano di affrontare la questione”, che invece riconosce “il carattere obiettivo e universale dei valori e delle regole morali”. Tracciando un parallelismo fra “le costanti di cui si interessano i fisici”, ossia “le leggi della natura”, e “le costanti che intrigano i filosofi”, ossia “il mondo dei valori assoluti e delle regole universali”, l’arcivescovo ha sottolineato che “la costante teologica è Dio”.
Identità spirituale dell’uomo e apertura a Dio. “La convinzione del Suo ruolo ispiratore nella cultura del XX secolo – ha proseguito mons. Zycinski – costituisce la base per la difesa della posizione secondo cui il futuro sviluppo della cultura potrà salvare i valori umanistici fondamentali per la tradizione europea”. Quei valori, ha precisato, “hanno un ruolo importante anche nell’attuale epoca di mutamenti profondi che accompagnano la rivoluzione tecnico-scientifica; essi costituiscono delle costanti antropologiche che attestano l’esistenza di un’identità spirituale dell’uomo”. Di qui la domanda: “Si può immaginare una fase successiva dello sviluppo culturale in cui la caccia al consumismo e al piacere sostituisca gli scrupoli di coscienza, l’imperativo etico, il senso di fedeltà verso il prossimo e verso se stessi?”. “Il futuro della nostra cultura non dipende da cause determinanti esplicite, ma dall’impegno dell’uomo e dall’apertura ai valori che determinano l’orizzonte specifico” della sua esistenza. “A noi è stato affidato l’ambiente naturale” e “l’insieme dei valori essenziali, definiti da Giovanni Paolo II ‘ecologia umana’”. “Il futuro sviluppo dell’umanità – è la convinzione di mons. Zycinski – dipende soprattutto dalla nostra responsabilità per la cultura, il nostro valore comune”, mentre “l’apertura alla realtà trascendente di Dio” può costituire “un fondamento al senso, alla bellezza e alla sensibilità delle coscienze, senza le quali non è possibile lo sviluppo” di questa cultura. In tale prospettiva, “il Vangelo della vita diventa un’ispirazione alla cultura della vita, capace di essere più forte delle crisi temporanee”. “Ciò tuttavia esige – ha concluso l’arcivescovo – una cura costante per ‘l’ecologia umana’”, creata “dai valori che hanno fondato la cultura dell’Europa”.