FEDE E CULTURA
Il card. Scola al Regina Apostolorum
"Oggi è la stessa idea del soggetto come entità autocosciente e personale a esser messa in discussione". A lanciare il grido d’allarme è stato il card. Angelo Scola, patriarca di Venezia, nella "lectio magistralis" tenuta il 24 marzo a Roma, in occasione della festa dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, sul tema: "Paideia e università". In quest’ottica, ha proseguito il porporato citando una delle affermazioni centrali del filosofo delle scienze tedesco Marc Jongen "l’uomo è soltanto il suo esperimento" "non sarebbe più possibile parlare di una vera e propria impresa educativa, ma ci si dovrebbe limitare a parlare di istruzione". Oggi ad essere "incerta", secondo il cardinale, è soprattutto "la trasmissione dei grandi valori del passato da una generazione all’altra", resa problematica da questioni che vanno "dalla sessualità, al matrimonio e alla famiglia; dalla nascita all’aborto; dalla morte all’eutanasia; dalle libertà individuali alla rilevanza pubblica delle cosiddette visioni ‘sostantive’, siano esse religiose, agnostiche o atee; da una concezione della democrazia dipendente unicamente da pure procedure pattuite ad una, invece, che la ritiene bisognosa di presupposti; dall’identità dei soggetti comunitari al processo di ‘meticciato di civiltà’; dal posto di lavoro, del capitale e del profitto alle urgenze di uno sviluppo planetario integrale". In altre parole, "è il concetto stesso di valore ad aver perso di significato". Sempre il 24 marzo, dopo la "lectio magistralis" del card. Scola, è stato consegnato il premio "Sacerdos" a padre Juan Manuel Dueñas Rojas, rettore del Pontificio Collegio internazionale "Maria Mater Ecclesiae", per aver dedicato quasi 50 anni alla formazione dei futuri sacerdoti. L’Ateneo Regina Apostolorum, diretto dai Legionari di Cristo, ha tre facoltà: teologia, filosofia e bioetica, cui si aggiungono altre iniziative accademiche, come il Centro per formatori nei seminari, l’Istituto di studi superiori sulla donna, l’Istituto "Sacerdos". Tra le attività recenti, l’istituzione di una Cattedra Unesco bioetica e diritti umani, sostenuta dalla Facoltà di bioetica dell’Ateneo Pontificio e dalla Facoltà di giurisprudenza dell’Università ruropea di Roma.
"Cura delle generazioni" e "rischio educativo". Per il card. Scola, "i valori non sono oggetti, né concetti astratti cui attenersi a priori, ma fanno parte del rapporto costitutivo tra il soggetto personale e il suo stare in relazione con gli altri e le cose di cui è intessuta la realtà". "Un’educazione ai valori è impossibile se si elude il rapporto tra la persona e la comunità", ha proseguito il cardinale, secondo il quale la nozione di "paideia", così come è stata formulata da Maritain "L’esperienza, attraverso la quale si compie la formazione dell’uomo, non può essere insegnata in nessuna scuola e in nessun corso", scrive il filosofo francese in "Per una filosofia dell’educazione" è anche oggi in grado di "fornire il terreno di base a quella cura delle generazioni che è il ‘proprium’ di ogni impresa educativa". Compito dell’educatore, quindi, "sarà introdurre l’educando ad una esperienza integrale della realtà che lo guidi a decifrarne il suo significato". Accettando anche il "rischio" educativo, che mette in gioco la "libertà" dell’educando e può essere "battuto" solo dall’amore il quale, per il card. Scola, ha due volti: "quello dell’educatore, che offre e comunica tutto se stesso nel testimoniare la verità" e "quello della realtà stessa", "dono" e "mistero".
No a una concezione "strumentale" dell’università. "Oggi il principio che assicuri l’università come comunità di ricerca non è più ricavato dall’accordo su un nucleo centrale di questioni ultime, ma poggia sul consenso prodottosi intorno alle procedure di ricerca", è il grido d’allarme del cardinale. "La scientificità che accomuna le discipline universitarie ha spiegato il porporato non attiene più direttamente all’oggetto della conoscenza, cioè alla verità, ma solo alla metodologia di formulazione del discorso scientifico stesso". "Inevitabile conseguenza" di questa concezione è che "l’università cessa di essere luogo di ricerca e verifica di un’ipotesi veritativa ultima, e perciò di reale ‘paideia’, per ridursi a luogo di trasmissione di competenze che, pur rinunciando a dire qualcosa di sempre provvisorio circa la verità possiede solo un’utilità strumentale". Secondo il cardinale, invece, "un’adeguata educazione universitaria non potrà rinunciare alla cura dell’unità del soggetto del sapere", a partire dalla nozione di "esperienza elementare" così come è stata formulata da Karol Wojtyla. "Eppure esiste qualcosa che può essere chiamato esperienza dell’uomo, in quanto basato sull’intera continuità dei dati empirici", scrive il futuro Giovanni Paolo II: "Oggetto dell’esperienza è non soltanto il momentaneo fenomeno sensibile, ma anche l’uomo stesso, che emerge da tutte le esperienze ed è anche presente in ciascuna di esse. L’atto costituisce il particolare momento in cui la persona si rivela. Esso ci permette nel modo più adeguato di analizzare l’essenza della persona e di comprenderla nel modo più compiuto. Sperimentiamo il fatto che l’uomo è persona, e ne siamo convinti poiché egli compie atti".