Testimoni digitali
“Desidero che le nostre comunità cristiane abbiano uno sguardo aperto e una considerazione positiva circa le nuove opportunità comunicative”. “I nuovi media sono preziosi perché mettono in comunicazione le persone”. Parola di due arcivescovi milanesi, rispettivamente Dionigi Tettamanzi e Carlo Maria Martini (in videocollegamento). I cardinali sono intervenuti sabato 27 marzo all’incontro “Testimonianza cristiana e continente digitale”, promosso a Milano dagli Uffici per le comunicazioni sociali delle diocesi di Lombardia in preparazione al convegno Cei “Testimoni Digitali” in programma a Roma dal 22 al 24 aprile.
Il bene della comunione. “La paura – ha detto il cardinale Dionigi Tettamanzi aprendo i lavori – non può essere il sentimento dominante quando si parla di comunicazione digitale”, perché si tratta di “un’attività profondamente umana al centro della quale si trova sempre l’uomo”. Il parametro che deve guidare i cristiani, ha aggiunto, “è arrivare a una comunicazione che faccia incontrare le persone nella loro realtà radicale generando comunione”. Con l’attenzione a discernere “i messaggi che veicolano il bene, valutandone il grado e l’intensità così da potercisi affidare”. Per questo, ha aggiunto il cardinale, “non possiamo accontentarci di un’educazione semplicemente ‘tecnica’ per un corretto uso degli strumenti di comunicazione”. Quindi, ha precisato, “serve un’opera educativa nel senso più alto del termine: occorre mettere ciascuno nelle condizioni, nella possibilità concreta di riconoscere il bene, di decidersi per il bene, di sceglierlo. Occorre – specialmente con i giovani – sostenere con convinzione e pazienza lo sforzo di insegnare a desiderare il bene, ad amarlo, a viverlo”. L’invito dell’arcivescovo è “ad un’opera educativa tesa a far scoccare la scintilla del bene della comunione nell’intento di chi comunica”. Non dimentichiamo, ha chiosato, di “accendere questa scintilla nel cuore di chi serviamo con la nostra opera di comunicazione”.
Cittadini di molteplici comunità. “Nelle forme della socialità umana che si stanno trasformando – ha detto Ruggero Eugeni, docente di semiotica dei media all’Università Cattolica – è importante cogliere sia le opportunità, gli stimoli di queste nuove situazioni, sia riconoscere che siamo chiamati a una cittadinanza paradossale”. Ci troviamo, cioè, ad essere “cittadini di molteplici comunità: è importante che sappiamo discernere quanto siano solide queste comunità. Ma è fondamentale prenderle sul serio perché noi vi apparteniamo. Anche se molte di queste comunità-città non hanno un territorio, non hanno una mappa”.
Quando entra in gioco il “tu”. “Il rischio di esilio che la parola corre in ambito digitale, trasformandosi in mero strumento oggettivo e tecnico, in una oggettivizzazione causata dalla progressiva evanescenza della prossimità” è stato evidenziato da mons. Diego Coletti, vescovo di Como e presidente della Commissione Cei per la scuola e l’educazione. In questo scenario, ha precisato, “il problema è ritrovare una rinnovata capacità di coinvolgersi con un ‘tu’ che costituisce la condizione irrinunciabile di una relazione interpersonale. Non possiamo continuare a oggettivare e usare la terza persona. La novità è quando entra in gioco il ‘tu’. La relazione non è più funzionale, non solo fruizione o appagamento di un desiderio, ma diviene incontro con una nuova coscienza capace di condivisione”.
Testimoni digitali. Chiara Giaccardi, sociologa e antropologa in Università Cattolica, ha sottolineato l’importanza dei testimoni digitali. “La testimonianza – ha spiegato – non significa dire qualcosa, ma piuttosto far vedere come si vive. La testimonianza non presuppone una conoscenza corretta, ma una verità che è vita”. E dunque la finalità della testimonianza, ha dedotto la docente, “non è affermare una verità, ma festeggiare un incontro. La bellezza di stare con l’altro, è la gioia che si deve vedere intorno al testimone”.
Una possibilità nuova. La conclusione del convegno è stata affidata a una videointervista di Gianni Riotta (direttore de “Il Sole 24 Ore”) con il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano. Il cardinale ha spiegato il suo rapporto con la Rete, una “biblioteca grande dove ci vuole un criterio di scelta”, per usare le sue parole. “Io uso spesso Wikipedia”, ha detto, per poi rivelare: “Ho una pagina su Facebook e ricevo molte richieste di amicizia ma perlopiù non rispondo perché non conosco ancora bene cosa succede, però certamente come possibilità è molto benvenuta”. Secondo il cardinale Martini, “nel mondo, soprattutto nell’Africa, sono molto preziosi questi media perché mettono le persone anche molto isolate in comunicazione con un mondo più vasto”. La sfida dei tempi attuali, secondo l’arcivescovo, “consiste nel trovare un equilibrio tra la comunione di molti e il valore personale di ciascuno. Mi pare – ha aggiunto – che la deriva a favore della persona possa essere eccessiva, ma se è equilibrata con una comunione allora diventa una possibilità nuova per l’uomo”.
(31 marzo 2010)