CONSIGLIO EUROPEO
Tengono ancora banco i problemi finanziari della Grecia
L’accordo per andare incontro, seppur a ranghi sparsi, ai problemi finanziari della Grecia; un primo, parziale, via libera alla strategia Europa 2020 su crescita e occupazione; qualche parola d’intesa in vista del G20 e delle prossime tappe per un accordo globale contro il cambiamento climatico. Il Consiglio europeo svoltosi il 25 e 26 marzo ha raggiunto alcuni degli obiettivi che si era prefissato. Anche se i punti aperti restano tanti.Meccanismo efficace? A proposito della situazione finanziaria della Grecia (il tema non era nell’agenda del summit ma si è imposto per via di diffusi timori per la stabilità della zona della moneta unica) i leader dei 16 Paesi euro hanno firmato un documento in cui ribadiscono “la volontà di intraprendere un’azione determinata e coordinata, se necessario, per salvaguardare la stabilità finanziaria nell’insieme della zona euro”. Trainati da Francia e Germania, gli Stati che adottano la medesima valuta hanno convenuto su “un pacchetto che comporta un sostanziale finanziamento da parte del Fondo monetario internazionale” ma con “una quota maggioritaria di finanziamento europeo”, tramite “prestiti bilaterali coordinati”. La cifra in questione andrebbe oltre i 30 miliardi di euro, due terzi dei quali potrebbero provenire dall’Europa e il terzo rimanente dal Fmi. Un meccanismo, però, come è stato specificato da Herman van Rompuy, presidente del Consiglio, da considerarsi come “ultima ratio”. “Ribadiamo il nostro impegno di attuare politiche volte a ripristinare una crescita forte, sostenibile e stabile – hanno scritto i 16 -, per promuovere la creazione di posti di lavoro e la coesione sociale”. La convergenza di Francia e Germania ha consentito di sbloccare il problema, anche se alcuni Stati si sono detti “indisponibili” a correre in aiuto di Atene; da parte della Banca centrale è invece giunto un commento “scettico” dal presidente Jean-Claude Trichet, soprattutto per quanto riguarda il ricorso al Fmi.Obiettivi della strategia. L’altro imperativo per il summit era di fissare almeno “gli aspetti fondamentali e la portata” di Europa 2020 e “mettere a punto la struttura di gestione della nuova strategia” (in sostituzione di quella decretata a Lisbona nel 2000 e giunta a modestissimi risultati) che dovrebbe essere definitivamente adottata a giugno, con gli impegni nazione per nazione. Van Rompuy nel corso delle trattative ha affermato: “È evidente la necessità di rilanciare l’economia per proteggere il modello sociale europeo”. “Un altro punto in discussione è poi il governo economico e il coordinamento delle politiche, in particolare le divergenze di competitività all’interno e all’esterno dell’Ue e l’evoluzione della bilancia dei pagamenti”. Vari gli obiettivi assegnati alla strategia, fra cui: coniugare finanze pubbliche sostenibili con la salvaguardia di investimenti e benessere sociale; realizzare mercati del lavoro inclusivi ed efficienti; promuovere un’economia sostenibile; rafforzare il mercato interno.Povertà e istruzione: se ne riparla. Al termine dei lavori, van Rompuy si è lasciato andare a qualche commento favorevole. “All’inizio di questo summit avevamo uno scopo preciso: trovare l’accordo sui cinque obiettivi principali per la crescita e l’occupazione” definiti dalla strategia Europa 2020, e “questo accordo è stato raggiunto”. In realtà l’accordo è arrivato solo su tre punti: “portare al 75% il tasso di occupazione delle donne e degli uomini di età compresa tra 20 e 64 anni”; innalzare al 3% del Pil i livelli d’investimento pubblico e privato sulla ricerca; ridurre le emissioni inquinanti del 20%. Su altri due aspetti è mancato il sostegno dei governi di vari Paesi, rinviando le decisioni quantitative e operative al Consiglio di giugno: si tratta del miglioramento “dei livelli d’istruzione, in particolare mirando a ridurre i tassi di dispersione scolastica” e della promozione “dell’inclusione sociale attraverso la riduzione della povertà”. Il presidente stabile dei 27 ha tenuto a precisare che gli obiettivi di Europa 2020 “sono la sintesi del modello di sviluppo europeo che abbiamo ereditato e che vogliamo trasmettere alle generazioni future”. G20 e il dopo-Copenaghen. “Abbiamo cercato di rispondere alle necessità del momento senza trascurare le sfide di lungo periodo”: José Manuel Barroso, presidente della Commissione, ha usato invece questi termini per commentare il summit, che ha definito “un grande successo”. La strategia Europa 2020 “è stata approvata, nelle sue linee essenziali, in base ai documenti predisposti dalla Commissione, e dunque ne siamo soddisfatti. A giugno dovremo tornare su questo argomento per stabilire gli impegni dei singoli Paesi e dell’Unione, con due attenzioni specifiche: per l’istruzione e per la lotta alla povertà”. La Commissione ha inoltre ricevuto mandato di puntualizzare la posizione Ue in vista del G20 e degli incontri di Bonn e Cancun sul cambiamento climatico.