ROBERT SCHUMAN

Il primo grande passo

Con la “sua” Dichiarazione 60 anni fa iniziò l’avventura europea

Con la Dichiarazione del 9 maggio 1950 l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman intendeva avviare un graduale e concreto percorso di avvicinamento fra i Paesi dell’Europa al di qua della “cortina di ferro”. L’anno dopo infatti nasceva la Ceca, la prima realizzazione politica del processo di integrazione. Ma il suo obiettivo prioritario era rappacificare i rapporti con la Germania dopo la tragedia della guerra mondiale. In vista del 60° della Dichiarazione, Gianni Borsa, inviato di SIR Europa a Bruxelles, ha intervistato Thomas Brechenmacher, docente di Storia moderna all’Università di Potsdam, autore di numerose ricerche su questi argomenti. Professore, qual era, negli anni seguenti il conflitto mondiale, la situazione politica e socio-economica a Bonn e nel Paese?“La Repubblica Federale di Germania fu fondata nel 1949. Ciò non significò tuttavia che il Paese che causò e perse la guerra venisse riabilitato dalle potenze vittoriose. Al contrario, il nuovo Stato non era sovrano, bensì sottoposto all’occupazione delle truppe americane, britanniche e francesi. Dal punto di vista sociale ed economico la situazione era catastrofica: la Germania era infatti un Paese quasi completamente distrutto dalla guerra, popolato da persone segnate dal dolore, affamate. L’agricoltura e l’industria risentivano di questa situazione. Sebbene gli Stati Uniti avessero già fornito importanti aiuti alla ricostruzione con il Piano Marshall, proprio negli anni 1949-50 gli effetti positivi si facevano ancora attendere a causa di un inverno particolarmente rigido”. Quale idea aveva il cancelliere Konrad Adenauer, “fondatore” della rinata Germania, sulle relazioni con Parigi? E la sua posizione verso un progetto di Europa unita?“Adenauer era consapevole del fatto che una pace durevole in Europa poteva essere ottenuta solo mediante una riconciliazione dei ‘nemici storici’, Germania e Francia. Già prima della seconda guerra mondiale, nel periodo della Repubblica di Weimar, Adenauer aveva diffuso questa idea di una riconciliazione franco-tedesca. Dopo il 1949, tale principio costituì il fondamento della sua politica di cancelliere. Un’altra importante parte di questa idea era inoltre il concetto secondo cui i vecchi contrasti tra Francia e Germania potessero essere smussati solo risolvendo antichi argomenti di contesa, quali ad esempio le riserve di materie prime della Ruhr. Proprio in questa linea andava la proposta di Robert Schuman di fondare un’istituzione franco-tedesca per il carbone e per l’acciaio, alla quale potevano aderire altri Stati europei. Questa collaborazione fu il primo passo di una unificazione europea mediante un’amministrazione condivisa delle industrie chiave. Dalla cooperazione economica si sarebbe poi passati all’unione politica: questa via si è dimostrata giusta”.Come reagirono gli ambienti politici, l’opinione pubblica e le chiese tedesche alla Dichiarazione Schuman e alla nascita della Ceca?“La politica di Adenauer non venne accolta in modo unanime. Molti dei suoi oppositori, soprattutto nel Partito socialdemocratico tedesco, temevano che la via di Adenauer per legare la Repubblica federale all’Occidente impedisse la riunificazione tedesca per molto tempo, soprattutto poiché questo legame con l’Occidente era connesso anche al contributo della Germania alla difesa, nell’ambito della Nato. Nella Repubblica federale, proprio la questione del riarmo tedesco scatenò negli anni Cinquanta vibrate proteste, cui aderirono i socialdemocratici, i sindacati e buona parte della Chiesa evangelica. La Chiesa cattolica, invece, era dalla parte di Adenauer: essa considerava infatti l’unificazione europea come un ritorno ai valori dell’Occidente cristiano, romano-carolingio. Anche questo concetto di Occidente non era privo di aspetti identificativo-bellici: come infatti nel X secolo l’Occidente cristiano aveva lottato vittoriosamente contro gli Unni pagani, ‘provenienti da Est’, così ora l’Occidente si ricostituiva nella sua sostanza cristiana, questa volta per difendere l’Europa occidentale libera contro la minaccia del comunismo pagano, proveniente ancora dall’Est”. Sono trascorsi 60 anni e la Comunità, oggi Ue, ha compiuto notevoli passi avanti. Quali sono, a suo avviso, i principali successi dell’integrazione europea?“Il mercato interno, la moneta unica, le frontiere libere, le molteplici possibilità di muoversi, di svolgere attività economiche, di studiare in Europa. In breve: di vivere”.Quali sono, invece, le principali sfide che l’Unione ha davanti a sé?“Una delle grandi sfide è la questione della struttura futura, sia esterna che interna, dell’Europa. Quali membri dovranno essere ancora accolti e a quali condizioni? In cosa consistono i valori europei? Il cristianesimo è uno di essi? All’interno si pone inoltre la questione di una Costituzione europea e delle competenze dell’Ue. In Germania, molte persone criticano ad esempio una burocrazia europea debordante che spesso interviene in modo eccessivo nella vita di tutti i giorni, ad esempio in ambito agricolo o energetico. Affinché l’Ue sia davvero accettata, Bruxelles non deve cercare di strutturare in modo uniforme l’intera Europa, bensì deve rispettare e conservare gli aspetti regionali e federali. L’Ue deve diventare un’Europa della molteplicità e della ricchezza culturale. Ciò, a sua volta, può rafforzare l’identificazione dei cittadini con l’Europa”.