PRIMA PAGINA

Perché la Grecia?

Tra assenza dello Stato e incertezze della Commissione Ue

Forse nemmeno in occasione dei primi Giochi Olimpici della storia moderna (1896) la Grecia ha occupato in maniera tanto eclatante la pole position dell’informazione mondiale come in questo periodo di crisi economica, tanto interna quanto internazionale. Per non parlare della più recente riedizione di Olimpia (Atene 2004), che se da un lato ha sancito la resa incondizionata di atletismo e “decubertinismo” a sponsor e business, dall’altro – sarebbe ipocrita negarloha consentito al Governo ellenico di completare con successo una serie di grandi opere infrastrutturali altrimenti impensabili (la metropolitana di Atene, il ponte di Patrasso, l’autostrada della Via Ignazia, il nuovo aeroporto internazionale). Ed è proprio in seguito ai Giochi di Atene che sul pettine dell’economia greca sono apparsi evidenti i nodi di una situazione che – lungi dall’essere ingestibile – richiede comunque e senza indugio riforme strutturali e comportamentali.Le finanze greche, in pessima forma, non sono tuttavia l’unica pecora nera di Eurolandia. Altri Paesi non sono certo messi meglio: Portogallo e Irlanda, ad esempio, ma anche Spagna, Italia e la stessa Germania tra le economie più forti e competitive. I parametri di Maastricht (stabilità, crescita, contenimento del debito pubblico) sono sempre stati un miraggio per i più, e con ogni probabilità continueranno ad esserlo. Nel gregge dell’Euro nero e bianco si equivalgono. Perchè la Grecia, allora?Una triste verità va detta: dall’adesione alle Comunità europee firmata nel 1981 da Andrea Papandreou ad oggi, ad anni di “allegra” gestione politica ed economica della cosa pubblica e dei fondi comunitari purtroppo riscontrabile in molte aree del Mediterraneo ma non solo non ha fatto seguito la costituzione di un apparato statale degno di questo nome in grado di fornire servizi di qualità al cittadino. I sistemi sanitario e scolastico, lo stesso funzionariato pubblico in senso ampio, fanno acqua da tutte le parti. Altrove non è stato sempre così: sprechi sì, ma con uno Stato (to kràtos) capace di reggere e bilanciare il malgoverno. L’assenza di Stato, dunque, unita al clientelismo orizzontale a tutti i settori della vita greca, ha portato alla non difendibilità (rispetto ad altri Stati membri Ue) di una situazione che vede la Grecia al primo posto continentale per i prestiti al consumo concessi dalle banche alle famiglie. Niente di nuovo neanche qua: il sistema del credito, speculatore come raramente altrove, ha purtroppo trovato terreno fertile in una popolazione che credendo di migliorare il proprio tenore di vita in realtà si indebitava e si impoveriva.Il problema non risiede neppure negli stipendi pubblici elevati, come falsamente si vuol far credere. Il sentore generale è che si sia sfruttato il momento di debolezza politica di Atene – il nuovo Governo di George Papandreou è appena subentrato all’esecutivo Karamanlis, di ottime intenzioni iniziali ma che ha chiuso un ciclo all’insegna di una gestione catastrofica – per colpire Eurolandia. E per verificarne la “solidarietà” economica, dal momento che gli amici o supposti tali spesso nel momento del bisogno si eclissano. Gli sforzi che si chiedono oggi al popolo greco sono enormi: gli stipendi diminuiscono, i prezzi e le tasse aumentano, il lavoro scarseggia. Bisognerebbe lottare seriamente contro l’evasione fiscale, vera piaga dell’economia greca, ma i messaggi non sono incoraggianti o quanto meno gli sforzi sinora messi in campo non sono sufficienti. Bisognerebbe azzerare gli sprechi della pubblica amministrazione, lottare contro la corruzione, migliorare l’ambiente finanziario per la competitività della piccola impresa. Le misure ci sono, l’Europa ed il Fondo Monetario Internazionale le hanno accettate.E poi vi è una questione da approfondire. Se è vero come è vero che la Grecia per anni ed indipendentemente dal colore politico dei Governi ha presentato a Bruxelles bilanci e dati statistici “aggiustati” per rimanere nei parametri di Maastricht, è altrettanto vero che la stessa Bruxelles non ha mai detto nulla ed ha sempre validato. Contribuendo a gonfiare una bolla che ora è scoppiata. Perché dunque la Commissione attacca ora, e non si solleva contro la Banca centrale europea che fino a due settimane fa ha prestato denaro alla Grecia ad un tasso superiore al 6% mentre nello stesso giorno il Portogallo firmava per il 3,5%? Avrebbe dovuti in coscienza frenare molto prima. Commissione, Bce e qualche Governo Ue hanno probabilmente tirato troppo la corda, come testimonia la posizione molto più morbida adottata settimana scorsa dal Consiglio europeo su proposta proprio di Commissione e Banca Centrale (e con l’avallo del Fondo Monetario, pronto ad intervenire se – non crediamo, a questo punto – proprio necessario).Certo, la Grecia intera deve ora dimostrare di sapere e volere “mettere la testa a posto”: non sarà per nulla facile, il Paese va incontro ad un periodo di agitazione sociale dai contorni incerti. Tanto per la politica quanto per l’economia. L’augurio è che l’attuale crisi greca – e soprattutto le modalità della sua cogestione a quattro mani Atene/Unione europea – possa servire sia a correggere la rotta, sia da monito ad altri Paesi che potrebbero incappare in disavventure simili.