ATTACCHI ALLA CHIESA

Si vuole screditare

Constatare i fatti non è fare del vittimismo

Continuano a moltiplicarsi da tutto il mondo le attestazioni di solidarietà al Papa, fatto oggetto in queste settimane di una e vera e propria campagna di diffamazione. Dalle polemiche innescate sullo scandalo degli abusi compiuti da alcuni sacerdoti e religiosi su minori, si è scatenata attraverso i media un’autentica offensiva. Dopo avere rivolto a Benedetto XVI un saluto all’inizio della messa di Pasqua per esprimergli la solidarietà di tutta la Chiesa, il card. Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, è ritornato il 7 aprile sulla questione in un’intervista a L’Osservatore Romano. Sir Europa ha rivolto alcune domande ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e docente di storia contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre.

Nella storia il Papa e la Chiesa sono stati spesso oggetto di attacchi, c’é una “differenza” di cui prendere nota tra quello in corso e i precedenti?
"Sì, la vicenda della critica dei media al papato è diversa da ieri. Ogni stagione è diversa. Dopo la stagione di popolarità di papa Giovanni, c’è stata quella, lunga e difficile, di contestazione a Paolo VI che è durata praticamente sino alla fine del suo pontificato. E’ stata un tempo molto delicato che bisogna ricordare anche per non pensare che l’oggi sia un’eccezione (e che registrò una larga divisione interna alla Chiesa stessa). Allora ci si chiedeva se la più antica istituzione dell’Occidente si sarebbe ripresa da questa crisi. Anche papa Wojtyla ha vissuto nei primi anni una forte critica (dimenticata poi e oscurata dall’idillio successivo). Si tratta di stagioni differenti, caratterizzate da critiche di carattere diverso, che non vanno confuse tra di loro. Indubbiamente c’è però un fondo comune: la Chiesa cattolica, con il suo messaggio, la sua tradizione, la sua pretesa di cambiare l’uomo, risulta ostica nei confronti della mentalità "liberale", fosse quella rivoluzionaria e antistituzionale del 1968, fosse quella neoliberale o radicale di tempi più recenti".

Perché tanta veemenza contro questo Papa?
"La veemenza contro Benedetto XVI viene da prima del pontificato. Il card. Ratzinger è stato considerato e ritratto dai media come un duro inquisitore, per tutta l’epoca in cui fu alla testa della congregazione della dottrina della fede e collaborò strettamente con Giovanni Paolo II. Tale immagine risulta veramente una caricatura per chi lo ha conosciuto personalmente ed è stata smentita proprio dai cinque anni del suo pontificato. Eppure tale immagine ha preparato il terreno ad un impatto difficile, ormai quasi sempre critico, nei confronti di questo Papa. Verso di lui si manifesta costantemente, da anni, un atteggiamento critico: che cosa Benedetto XVI non ha detto nel suo discorso? –è la domanda che viene posta quasi sempre, quando il Papa parla. Si può fare l’esempio del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa. A ogni intervento i media o altre istanze sottolineavano che il Papa non aveva toccato un tema o un altro. "Gli esami non finiscono mai…" –diceva Pirandello. In realtà il corpus dei discorsi ratzingeriani in Terra Santa nel 2009 è di alto livello e di grande completezza. D’altra parte, i media trovano poco di politico (che è quello che li interessa) nel suo messaggio religioso-spirituale, quindi inclinano verso un atteggiamento negativo".

Quali attenzioni e comportamenti devono avere i cattolici perché venga messo in luce e fallisca il disegno di chi vorrebbe separarli dal Papa per isolarlo e colpirlo ancor più?
"C’è una logica che si impone nel dare informazioni sul Papa, che è trasversale rispetto ai diversi orientamenti. Si tratta di un approccio "bloccato" verso il Papa: manca sempre qualcosa! Qui si mette in gioco anche il confronto con Giovanni Paolo II, di cui si sottolinea la grandezza (il che non fu sempre rilevato durante la sua vita). Ma anche papa Wojtyla –lo ripeto- fu criticato da chi esaltava Paolo VI. Lo si diceva prigioniero di una mentalità polacca. Ma Paolo VI non fu per nulla popolare durante il suo pontificato, anzi venne aspramente criticato. Infatti Papa Montini fu considerato inadeguato alla successione di Giovanni XXIII e duramente contestato: era assai impopolare in una stagione in cui c’era una certa autoregolamentazione dei media. Il papa migliore non finisce per essere sempre quello che non c’è più? I cattolici hanno la responsabilità di non isolare il Papa: in questo frangente e sempre! La vita della Chiesa è grande e complessa… Il popolo "cattolico" è una realtà grande, universale, complessa. Certe immagini semplificano la Chiesa, non solo la distorcono. E poi tutto quello che avviene di negativo nella Chiesa, in un modo o nell’altro, viene ricondotto al Papa. Tuttavia, colpendo con il discredito il Papa, si vuole colpire e screditare un modo di essere, l’essere cristiani e Chiesa nel mondo contemporaneo. Questo va inteso chiaramente. Del resto la Chiesa cattolica è, per sua natura profonda e per realtà della sua vita, una globalizzazione della gratuità, in un mondo dove la globalizzazione è tutto mercato, solo mercato. C’è una diversità del cattolicesimo rispetto alla realtà del mondo globalizzato come si configura. Di questo va tenuto conto. Il messaggio della Chiesa non è omogeneo ai diversi messaggi del mondo contemporaneo, che poi cambiano di stagione in stagione. Invece di diversità si potrebbe utilizzare la categoria biblica di profezia. Affermare questo non è vittimismo cattolico o arroccamento, ma una constatazione che lo storico e l’osservatore dei fatti sociali possono fare. Il cattolicesimo appare diverso, sotto vari aspetti, ai moduli del nostro tempo. L’unità del cattolicesimo vuol dire un orizzonte – di cui il Papa è protagonista – che supera quelli locali, nazionali. Ma, in questo strano tempo della globalizzazione, la tendenza generalizzata è respingere tutte le dimensioni e le istituzioni larghe, per restringersi al mondo dell’io, del locale. Mentre la Chiesa cattolica è una grande istituzione-comunità, che viene da lontano (tradizione) e che guarda lontano (universalità). Non è facilmente riducibile".

Alle insinuazioni contro il Papa la Santa Sede risponde puntualmente con smentite documentate: questa campagna mediatica non si ritorcerà contro la qualità dell’informazione?
"La globalizzazione ha cambiato anche la funzione dei media. La grande stampa internazionale e le grandi agenzie hanno un ruolo decisivo. C’è una logica per cui, in un modo o nell’altro, nel modo di dare la notizia o nell’impostazione generale, si finisce per cantare nel coro. Non è facile inserirsi nel coro o cambiare il suo orientamento, ma si deve provare con libertà e secondo le proprie convinzioni. Bisogna anche che nella Chiesa si eviti il panico, anche se si condivide il dolore per questo momento. E’ vero che certi attacchi formano l’opinione della gente. Dispiace molto. Ma non è solo così. C’è una percezione della gente che non è dipendente dai media. La gente sa cos’è la Chiesa, perché la conosce e l’ha vissuta. Bisogna quindi che i cristiani si facciano presenti, personalmente, nella società e nella vita, mostrando in modo diretto e attraente il loro essere cristiani". SirEuropa