ACLI

Sentinelle del territorio

Aperta a Milano la Conferenza organizzativa e programmatica 2010

“Curare la comunità, animare la politica, essere sentinelle per la nostra Chiesa e servire i poveri di beni materiali quanto di beni relazionali”. È questa la missione delle Acli secondo il presidente nazionale Andrea Olivero. Con questo auspicio si tiene dall’8 al 10 aprile all’Università Cattolica di Milano la Conferenza organizzativa e programmatica 2010. L’appuntamento ricorre ogni 4 anni come momento di verifica sull’operato associativo e di programmazione per il futuro.

Costruttori di comunità.
Viviamo tempi di “paura, preoccupazione, crisi e insieme insulto, denigrazione e svilimento”, secondo Olivero. E allora occorre essere “sentinelle del territorio e costruttori di comunità”. “Le Acli credono e lavorano per il dialogo – ha affermato Olivero – lo fanno promuovendo l’incontro tra tutte le organizzazioni sociali, ma anche favorendo un ecumenismo popolare tra cristiani di differenti confessioni”. Secondo punto forte è, per Olivero, “essere un’associazione capace di animare la politica, senza confondere ruoli o costruire nuovi collateralismi per avviare una vera stagione di riforme per il Paese”. A questo proposito il presidente Acli esprime preoccupazione per “il recente dato sull’astensionismo, che parla da solo e ci mette in guardia sui rischi che ci attendono se non sapremo dare nuovamente senso all’agire politico”. Dunque, le riforme vanno fatte “a partire da quelle che maggiormente riguardano la vita dei nostri concittadini”.

Le riforme urgenti. Quali sono dunque le riforme urgenti e necessarie per il Paese secondo le Acli? In primo luogo quella del lavoro, ha detto Olivero, “per dare completamento a un disegno che è stato avviato nel nome di Marco Biagi. Chiediamo con forza che si metta in agenda l’introduzione di uno Statuto dei lavoratori, per ridurre la precarietà dei giovani e ridare piena dignità al lavoro, troppo a lungo dimenticato dalla politica e dall’economia”. Secondo punto, la riforma fiscale “perché si possa finalmente introdurre anche in Italia un più equo sistema di tassazione per le famiglie, in grado di riconoscere il ruolo sociale che queste si assumono nell’interesse dell’intera collettività”. Poi la riforma del terzo settore, “perché la sua crescita – ha affermato – non è stata accompagnata da riforme strutturali volte a sostenerla”. Intanto il 9 aprile, alle ore 11, sarà presentata la proposta per un “Piano 2010-2013 contro la povertà assoluta”. Nell’ambito dell’ Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, la proposta delle Acli intende valorizzare l’esperienza compiuta dal Governo con la cosiddetta “social card”, agendo sui punti di debolezza per migliorarne la diffusione e l’efficacia.

La famiglia e il bene comune. Per costruire il bene comune bisogna “guardare ai bisogni del vivere a partire dall’ambito familiare”. Così Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, nel suo intervento alla Conferenza delle Acli. “Non si tratta di costituire una lobbying particolare” per la famiglia, ha spiegato, ma di porre le esigenze della famiglia come ideale “modalità di cittadinanza”. Di qui l’indicazione di cinque ambiti che richiedono attenzione e interventi: lavoro (e quindi reddito), casa e città (i luoghi dell’abitare), cura, educazione e ricostruzione di valori condivisi. “Bisogna dare maggiore credito alla capacità degli enti non profit di influire non solo sulla programmazione dei modelli di welfare, ma più ambiziosamente sul tipo sviluppo economico”, ha affermato poi Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Università Cattolica. Ora si tratta di “passare dalla fiducia ancora goduta e dalla affidabilità alla rappresentatività socio-politica”.

Dare forza al no profit. “Il ministero della Giustizia sta lavorando a un’ipotesi di riforma del libro primo del Codice civile dove si regolamenta il funzionamento del terzo settore. Obiettivo: dare forza al no profit”. Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, parlando agli aclisti. Il guardasigilli ha sottolineato la necessità di stabilire un legame ancora più forte tra associazionismo e governo, a suo parere “attento e sensibile alle richieste formulate dalle Acli in merito alla riforma fiscale, a quella del welfare e alle misure di contrasto della povertà assoluta”.

I numeri delle Acli. Oltre 986 mila iscritti in Italia e all’estero. 8.100 strutture territoriali, tra cui 3.500 circoli, 106 sedi provinciali e 21 regionali. Rispetto al 2006 il sistema Acli – che comprende le associazioni Acliterra, Anni Verdi, Cta (Centro turistico Acli), Fai (Federazioni Acli internazionali), Fap Acli (Federazione anziani e pensionati), Unione sportiva Acli e Unasp (Unione nazionale arti e spettacolo) – cresce del 13% (870 mila erano i tesserati in occasione dell’ultima Conferenza di Bari) e sfiora quota 1 milione. In crescita anche la notorietà dell’Associazione tra gli italiani. Secondo un’indagine realizzata dall’Ipsos su un campione rappresentativo, “conoscono” le Acli 6 italiani su 10 (58%). Nel 2006 erano meno di 1 su 2 (49%). L’immagine delle Acli è quella di un’organizzazione “prevalentemente sociale” per il 46% degli intervistati, “sia politica sia sociale” per il 34%. I maggiori beneficiari dell’azione delle Acli, nell’opinione degli intervistati, sono soprattutto i poveri e i bisognosi (68%), i cittadini italiani in generale (64%), quindi i lavoratori italiani e cittadini immigrati (61%). Quanto al rapporto con il mondo ecclesiale, l’immagine delle Acli è quella di un’organizzazione “attenta alle indicazioni della Chiesa, ma autonoma” (56%).