Il coraggio dei poveri

Testimoni digitali

Siti web, radio, televisioni, social network, il mondo dei media ecclesiali in Terra Santa si presenta piuttosto variegato anche se risente della precaria condizione sociale, politica ed economica. Gli sforzi che le Chiese tentano di fare spesso si infrangono contro una realtà che impone scelte diverse e detta delle priorità. La sensazione è quella di tanta voglia di comunicare anche se con pochi mezzi. A guardare alcuni dati relativi alle 64 parrocchie del patriarcato latino di Gerusalemme, sparse tra Israele, Giordania, Cipro e Territori palestinesi, si può notare come quasi tutte abbiano attivato una casella di posta elettronica ma solo sei hanno un sito internet (Haifa, Jaffa, Nazareth, Gerusalemme, Betlemme e Taybeh). Nei Territori, in particolare a Betlemme, operava fino a metà marzo di quest’anno l’emittente cristiana Al-Mahed “Nativity” tv, chiusa “per mancanza di licenza” dall’Autorità palestinese (Anp) dopo 14 anni di programmazione. Di rilievo è il Franciscan Multimedia Center, il centro televisivo della Custodia di Terra Santa, a Gerusalemme. È in grado di offrire alle televisioni che lo desiderino immagini e documenti audiovisivi relativi alla Terra Santa e alla presenza cristiana nei Luoghi Santi. Dispone di due studi di registrazione convergenti in un’unica cabina di regia, con sistema luci indipendente per ogni studio. La fibra ottica collega gli studi con il satellite Satlink e permette la trasmissione in diretta. Lo studio può ospitare fino a 5 persone contemporaneamente e avere collegamenti in diretta da sedi remote.

Tre ostacoli. “Mancanza di fondi, problemi politici e situazione socio-economica. Lo sforzo della Chiesa cattolica in Terra Santa si infrange contro questi tre ostacoli – dice al SIR Wadie Abunassar che, durante la visita di Benedetto XVI in Terra Santa nel maggio del 2009, è stato il responsabile per l’informazione del Patriarcato latino -. Le Chiese in Terra Santa non hanno molti fondi e questo si riflette anche sui mezzi di comunicazione sociale. Ciò non vuol dire che manchi la consapevolezza dell’importanza di comunicare il Vangelo anche in una realtà a maggioranza musulmana offrendo punti di vista cristianamente orientati riguardo all’attualità corrente. I cristiani rappresentano una minoranza ma devono fare i conti con fondi ristretti. La gran parte del budget delle Chiese, che fanno affidamento sulla generosità delle Chiese sorelle sparse nel mondo, viene infatti destinato ai bisogni primari dei cristiani locali, ovvero alla costruzione di scuole e abitazioni, a creare posti di lavoro, a garantire servizi sanitari adeguati. La priorità non è rappresentata dai media, che pure sono strategici ai fini della vita dei cristiani di qui. Nelle scuole cristiane vengono portati avanti progetti di formazione alla comunicazione, all’uso delle nuove tecnologie, ma spesso non hanno sufficienti standard qualitativi”.

Un progetto italiano. In questo variegato mondo dell’informazione ecclesiale della Terra Santa c’è anche uno spicchio d’Italia. Si tratta di Telepace Holy Land tv (www.telepace.it/tp_holyland.php), l’unica televisione cattolica europea presente in modo stabile in Terra Santa. Un’avventura cominciata sei anni fa, come racconta al SIR il suo responsabile, don l’unica televisione cattolica europea presente in modo stabile in Terra Santa. Un’avventura cominciata sei anni fa, come racconta al SIR il suo responsabile, don Paolo Arcaini, che in questo servizio è coadiuvato anche da due giornaliste italiane, Sara Fornari e Stefania Sboarina: “Nel 2004 il vescovo di Verona, oggi emerito, mons. Flavio Carraro, nel corso di un pellegrinaggio accolse l’appello dell’allora patriarca latino di Gerusalemme, Michel Sabbah, riguardo alla necessità di trasmettere la voce della Chiesa nei Luoghi Santi. Mons. Carraro rispose mettendo a disposizione la tv diocesana Telepace che, dalla fine del 2004, è a servizio della Terra Santa e della Chiesa madre di Gerusalemme. All’inizio i programmi, tutti di argomento religioso, erano radiofonici e solo più tardi presero il via le trasmissioni tv. La lingua usata l’italiano per far conoscere all’esterno la vita della Chiesa in Terra Santa. Ora stiamo facendo, con personale locale, trasmissioni in arabo per parlare ai cristiani locali”. Oltre che sui satelliti, Telepace Holy Land tv è sbarcata anche su You Tube: “Qui – spiega il sacerdote – abbiamo due pagine, una in arabo e una in italiano, ma stiamo trasmettendo in arabo, via web attraverso una radio locale, le udienze papali del mercoledì e l’Angelus della domenica. I nostri ascolti sono cresciuti e abbiamo riscontri positivi da molti sacerdoti e religiosi, locali e non, che giudicano utile la nostra missione. Sappiamo anche di arabi che vivono all’estero che, grazie a You Tube, riescono a seguire, attraverso le nostre trasmissioni, eventi e riti che si svolgono nella loro terra”. “Una crescita non sostenuta da grandi investimenti poiché non ci sono molti mezzi – sottolinea don Arcaini – tuttavia stiamo facendo spazio alla Chiesa locale e dietro di noi si stanno formando altre esperienze in questo settore”. Per supplire alla carenza di mezzi Telepace Holy land tv cerca di creare delle sinergie con altri media cristiani della regione. Uno di questi è Télé Lumière-Noursat che, spiega il sacerdote, “poiché si trova in Libano, per motivi politici non può entrare in Terra Santa. Pertanto ci scambiamo collegamenti gratuiti per ritrasmettere notizie, dirette e servizi. Nella prossima visita di Benedetto XVI, in giugno a Cipro, collaboreremo invece con il centro tv francescano. Il tutto con un unico scopo: puntare le telecamere sul bene che non fa notizia in Terra Santa per servire la pace, il dialogo e la riconciliazione”.

(14 aprile 2010)