TRENTINO ALTO ADIGE
Una Commissione di studio sulla povertà e l’esclusione sociale
Non si combatte la povertà solo con il denaro che evidentemente manca a chi è povero. Non basta il denaro se non si accompagna a questi provvedimenti politiche che siano anche occasione di conoscenza e cultura. È da questo principio che prende le mosse una mozione che è stata presentata in Consiglio provinciale a Trento dal consigliere Mattia Civico. La mozione chiede che il presidente del Consiglio provinciale attivi “la procedura regolamentare per la nomina di una Commissione di studio sulla povertà e l’esclusione sociale in Trentino, che entro sei mesi dall’approvazione della presente mozione riferisca al Consiglio le acquisizioni, le conclusioni e le proposte elaborate”. Inoltre, chiede alla Giunta “in occasione dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, di promuovere entro 60 giorni dall’approvazione della presente mozione un bando (opportunamente e significativamente finanziato) rivolto a organizzazioni non profit e agli istituti scolastici del Trentino per la realizzazione di iniziative a carattere culturale, informativo, artistico, di approfondimento e studio sulle tematiche legate alle nuove povertà e alle situazioni di esclusione sociale”. Il mutuo pesa. In provincia di Trento le misure di contrasto contro la povertà non sono mai venute meno: dal 1° ottobre 2009, ad esempio, è stato introdotto il reddito di garanzia. Un investimento di 18 milioni che ha garantito a 3.000 famiglie (di cui il 67% con figli a carico) la soglia di reddito minimo fissata in 6.500 euro annui per il singolo e 13.000-13.500 circa per una coppia con figlio minore. In Trentino nel 2010 le famiglie che hanno un mutuo per l’acquisto della prima casa che incide più del 30% del proprio reddito complessivo sono il 33.6% totale delle famiglie che hanno un mutuo. Nel panorama nazionale è un dato secondo solo alla Liguria (34,2%). L’Osservatorio regionale sul costo del credito (promosso da Caritas e Fondazione responsabilità etica) lancia un allarme per le famiglie più esposte: famiglie monogenitoriali con figli a carico, quelle in cui i capo-famiglia hanno un reddito medio-basso o fa parte del popolo delle partite Iva ed è più esposto al precariato. Queste persone spenderanno ogni mese (per i prossimi diciotto anni) il 30% del proprio reddito per pagare la rata del mutuo; si troveranno in difficoltà a sostenere le spese ordinarie (alimenti, bollette, istruzione per figli, etc.); per loro aumenterà il rischio in caso di eventi straordinari (la rottura di un elettrodomestico, la manutenzione dell’automobile, etc.). Povertà che emergono dunque, frutto, molto spesso delle conseguenze dell’anno di crisi. Indagare le cause. Piergiorgio Bortolotti, del Punto d’incontro, storica istituzione trentina fondata da don Dante Clauser, ammette che “basta dare un’occhiata alla presenza nei dormitori per accorgersi che sono sempre pieni e, di conseguenza, hanno aumentato i posti. Qui, al Punto di incontro, siamo arrivati a 138, invece dei 120 precedenti. Anche i pasti sono aumentati, dai 120 del 2001 ai 176 del 2010”. La tipologia di persone che si rivolgono a questo servizio è però sempre la stessa in entrambi i casi: “Ci sono gli immigrati prima di tutto, rimasti senza lavoro in conseguenza della crisi, che poi perdono anche il permesso di soggiorno”. Bortolotti ammette che la forbice si è allargata tra ricchi e poveri: “Questo è l’indice di qualcosa che non funziona nel profondo, che necessita di riforme, che non sono evidentemente state fatte, perché quello che possiamo fare noi, nell’ordinario non serve a molto se non si va a indagare sulle cause”. Ben venga allora una Commissione di studio, secondo l’esponente di Punto d’incontro, “per fare cultura su questo tema. Perché se nella gente rimane la persuasione che avere attorno dei poveri non è importante sarà così sempre. Ma se ho attorno dei poveri non vivo bene”.L’onda lunga della crisi. Per Roberto Calzà, di Caritas Trento, invece, “le nuove povertà portano il peso della fatica della gestione economica della vita familiare, s’indebitano con rate e mutuo per comprare la casa. È l’onda lunga della crisi, quella della fatica del lavoro e delle famiglie”. La richiesta di pacchi viveri alla Caritas trentina è equamente distribuita tra italiani e stranieri “e questo è un dato su cui riflettere: ci sono anche molti italiani soli e abbandonati che hanno bisogni essenziali”. Anche perché molti vivono al di sopra delle proprie possibilità: “Quando si scende da un tenore di vita più alto ad uno più basso cominciano le difficoltà, perché è complesso in questa condizione gestire un reddito dignitoso”. Una cosa che capita anche agli stranieri: “Spesso – spiega Calzà – dobbiamo aiutarli a capire quali sono le priorità, che non si paga prima la rata del televisore e poi quella dell’affitto. L’aumento delle multe, il pagare in ritardo le rate può essere il primo passo verso l’emarginazione per gli stranieri che non hanno una ‘tradizione’ nel gestire queste cose. Gli stranieri possono allora essere i più fragili perché non conoscono le regole e le leggi”.a cura di Francesca Lozito(14 aprile 2010)