COMECE
Assemblea plenaria: la relazione di mons. Adrianus van Luyn
Si svolgono dal 14 al 16 aprile a Bruxelles i lavori dell’assemblea plenaria di primavera della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). Sono presenti 21 vescovi rappresentanti i 27 Paesi membri dell’Ue. Il presidente, Adrianus van Luyn, vescovo di Rotterdam, introducendo i lavori, ha dedicato ampio spazio all’attualità dell’Ue, dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ed ha offerto una riflessione su quale possa essere il contributo della Chiesa in questo contesto di crisi economico-finanziaria. Ecco una sintesi della sua relazione introduttiva. Trattato di Lisbona. “Viviamo di fatto nel ‘dopo Lisbona’ e le conseguenze pratiche di questa entrata in vigore non si sono fatte attendere”, ha affermato il vescovo Adrianus van Luyn, evidenziando positivamente il ruolo che il presidente del consiglio europeo Herman Van Rompuy, sta svolgendo: in particolare la Comece lo incoraggia ad “esplorare le possibilità di compromesso necessarie, indipendentemente dagli interessi nazionali della presidenza di turno del consiglio, in dialogo con i rappresentanti degli stati membri e cercare una soluzione nell’interesse comune dell’insieme dell’Unione, senza perdere di vista gli interessi specifici dei singoli Stati”. Lotta alla povertà. Tema centrale dell’assemblea plenaria dai vescovi membri della Comece, è l’anno di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale. Il presidente van Luyn ha denunciato: “Sebbene i sistemi di sicurezza sociale nell’Ue siano tra i più avanzati al mondo, troppi europei vivono ancora oggi in condizioni di povertà: il 16% della popolazione è sotto la soglia della povertà; un europeo su dieci vive in una famiglia in cui nessuno lavora; il 19% dei bambini (19 milioni di persone) è a rischio povertà”. Nella loro discussione a porte chiuse i vescovi hanno indagato le cause della povertà, ma hanno analizzato anche i programmi concreti avviati sia dalla Commissione che dalle Chiese e dalle loro organizzazioni. Dallo scorso dicembre, inoltre, lavora un gruppo di rappresentanti di Comece, Kek, Caritas Europa e Eurodiaconia su un documento che analizzerà il tema per cercare di proporre alla politica piste concrete di lotta alla povertà in Europa. Van Luyn ha affermato: “Questa è una lotta a lungo termine e sarà coronata dal successo solo se riuscirà a mettere insieme le persone che ne sono colpite per farne essi stessi soggetti di lotta contro la povertà e se non si concentrerà esclusivamente sulla soluzione delle difficoltà materiali ma avvierà un percorso globale”. Dialogo Ue e Chiese europee. Parlando invece del dialogo tra l’Ue e le Chiese europee, van Luyn ha annunciato che “il prossimo 19 luglio si svolgerà un nuovo incontro tra i leaders delle Chiese e comunità religiose e i presidenti di Commissione, Parlamento e Consiglio europeo”. Come consuetudine ormai dal 2006, “queste riunioni hanno soprattutto un’importanza simbolica, ma riflettono anche il dialogo che si sta sviluppando lentamente, ma solidamente tra le Chiese e l’Ue”. Sarà opportuno, ha precisato il presidente, “attrezzare con una struttura più stringente il dialogo esistente, per far fruttificare ciò che si è lentamente sviluppato”. Decisa la presa di posizione riguardo al summit di Copenhagen sul clima dello scorso dicembre: van Luyn parla di “delusione” e di “fallimento”, sia per problemi organizzativi, ma soprattutto per il fatto che “tra Paesi sviluppati ed emergenti, il G77, esistono fossati profondi che diventeranno sempre più visibili in futuro”. Affinché le conferenze di Bonn e del Messico previste entro la fine dell’anno non falliscano nuovamente, “più che qualsiasi accordo su cifre precise e la riduzione delle emissioni, è necessario principalmente un cambiamento di mentalità” nel senso della “giustizia climatica, cioè una equa ripartizione delle emissioni a effetto serra, oltre che ai cambiamenti degli stili di vita”.L’ordine dei valori e la crisi. Dopo aver fatto un quadro della crisi economico-finanziaria che ha colpito la Grecia e l’Europa, il presidente della Comece, ha proposto una riflessione su quale debba essere il contributo della Chiesa in questo contesto. E ha dichiarato: “l’origine della crisi è da ricercare in un ordine sbagliato tra i valori”. “Poiché la parola ‘crisi’ significa distinguere e separare il più importante dal meno importante, la violenza della crisi esige che prendiamo decisioni radicali… e ci concentriamo sull’essenziale: difendere la dignità umana e il bene comune per la nostra e le generazioni che verranno”. Occorre “ritrovare l’equilibrio tra la comprensione dell’uomo come individuo libero e la persona come essere relazionale”, “tra interessi individuali legittimi e interessi comuni, tra legalità e giustizia”. Ed ha concluso: tutto ciò “difficilmente può essere tradotto in un quadro legislativo. Il legame tra valori fondamentali e norme invece è rappresentato da quegli elementi legati a una interiorizzazione, che una volta chiamavamo ‘virtù’. Si tratta di riscoprirle e praticarle. Solo allora la crisi diventerà un cambiamento benefico”.