IL PAPA A MALTA

Un dono da condividere

Il secondo giorno dedicato alla testimonianza di fede e di carità

La Santa Messa a Floriana, l’incontro con i giovani a La Valletta, il congedo all’aeroporto di Luqa. Questi sono stati, oggi, domenica 18 aprile, i momenti salienti della seconda e ultima giornata della visita apostolica di Benedetto XVI a Malta, nel 1950° anniversario del naufragio di San Paolo. Dopo la Messa, il Papa ha incontrato presso la nunziatura apostolica alcune vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. "Profondamente commosso" per la loro storia, riferisce un comunicato della Sala Stampa vaticana, "ha espresso la sua vergogna e il suo dolore per quanto hanno sofferto le vittime e le loro famiglie. Ha pregato con loro, assicurandoli che la Chiesa sta facendo, e continuerà a fare, tutto ciò che è in suo potere per indagare sulle denunce, portare alla giustizia i responsabili di abusi e attuare misure efficaci volte a tutelare i giovani nel futuro". "Nello spirito della sua recente Lettera ai cattolici d’Irlanda – si legge nel comunicato – ha pregato affinché tutte le vittime di abusi possano fare esperienza di guarigione e riconciliazione, permettendo loro di andare avanti con rinnovata speranza".

Preservare fede e valori. "Non tutto quello che il mondo oggi propone è meritevole", anzi "molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se stessi i valori e le credenze con i quali vivere. Ci dicono che non abbiamo bisogno di Dio e della Chiesa", ma solo "se poniamo la nostra fiducia nel Signore e seguiamo i suoi insegnamenti, raccoglieremo sempre grandi frutti". Lo ha affermato Benedetto XVI, nella messa sul Piazzale dei Granai, a Floriana. "Si è tentati di pensare – ha aggiunto – che l’odierna tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così. In ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza. Solo lui può proteggerci dal male, solo lui può guidarci tra le tempeste della vita e solo lui può condurci ad un porto sicuro". In ogni ambito della nostra vita "necessitiamo dell’aiuto della grazia di Dio". Con Dio, ha evidenziato il Santo Padre, "possiamo fare ogni cosa: senza di lui non possiamo fare nulla". Di qui l’invito a preservare la fede e i valori che vi sono stati trasmessi da San Paolo: "Continuate ad esplorare la ricchezza e la profondità del dono di Paolo e procurate di consegnarlo non solo ai vostri figli, ma a tutti coloro che incontrate oggi. Ogni visitatore di Malta dovrebbe essere impressionato dalla devozione della sua gente, dalla fede vibrante manifestata nelle celebrazioni nei giorni di festa, dalla bellezza delle sue chiese e dei suoi santuari". Ma quel dono "ha bisogno di essere condiviso con altri, ha bisogno di essere espresso".

Una rosa per Maria. Prima della recita del Regina Caeli, il Papa ha ricordato "la particolare devozione del popolo maltese alla Madre di Dio, espressa con grande fervore a Nostra Signora di Ta’ Pinu e sono lieto di avere l’opportunità di pregare davanti alla sua immagine, portata qui appositamente da Gozo per questa occasione. Sono inoltre compiaciuto di presentare una Rosa d’Oro a lei, come segno del nostro filiale affetto, che condividiamo per la Madre di Dio". Il Pontefice ha, quindi, chiesto di pregarla in particolare "con il titolo di Regina della famiglia", titolo aggiunto alle Litanie Lauretane da Giovanni Paolo II.

"Non abbiate paura!". Un invito a non avere paura il Santo Padre lo ha rivolto ai giovani, nell’incontro pomeridiano sulla Banchina del Porto Grande de La Valletta. "Nel suo grande amore, Dio sfida ciascuno di noi a cambiare e diventare più perfetti". San Giovanni "ci dice che questo amore perfetto scaccia il timore. E perciò dico a tutti voi ‘Non abbiate paura!’". A Malta "vivete in una società che è segnata dalla fede e dai valori cristiani. Dovreste essere orgogliosi che il vostro Paese difenda sia il bambino non ancora nato, come pure promuova la stabilità della vita di famiglia dicendo no all’aborto e al divorzio". Di qui l’esortazione "a mantenere questa coraggiosa testimonianza alla santità della vita e alla centralità del matrimonio e della vita famigliare per una società sana. A Malta e a Gozo le famiglie sanno come valorizzare e prendersi cura dei loro membri anziani ed infermi, ed accolgono i bambini come doni di Dio". Altre nazioni, ha sostenuto Benedetto XVI, "possono imparare dal vostro esempio cristiano". È necessario perché "nel contesto della società europea, i valori evangelici ancora una volta stanno diventando una contro-cultura, proprio come lo erano al tempo di San Paolo".

Pensiero per i migranti. Un ultimo incoraggiamento "a coltivare una profonda coscienza della vostra identità ed accogliere le responsabilità che ne discendono, specialmente promuovendo i valori del Vangelo che vi offrono una chiara visione della dignità umana e della comune origine, nonché destino, del genere umano". Lo ha dato Benedetto XVI, nella cerimonia di congedo all’Aeroporto internazionale di Luqa. "Siate un esempio, sia qui che altrove, di una dinamica vita cristiana. Siate fieri della vostra vocazione cristiana e conservate con cura la vostra eredità religiosa e culturale. Guardate al futuro con speranza, con profondo rispetto per la creazione di Dio, ossequio per la vita umana, alta stima per il matrimonio e l’integrità della famiglia!", è stato l’invito. Posta nel cuore del Mediterraneo, a Malta arrivano molti migranti, ha ricordato il Papa, consapevole "delle difficoltà che possono causare l’accoglienza di un gran numero di persone" e "che non possono essere risolte da alcun Paese di primo approdo, da solo". Ma il Pontefice è "fiducioso che, contando sulla forza delle radici cristiane e sulla lunga e fiera storia di accoglienza degli stranieri, Malta cercherà, con il sostegno di altri Stati e delle organizzazioni internazionali, di venire in soccorso di quanti qui arrivano ed assicurarsi che i loro diritti siano rispettati".