SICUREZZA AEREA
Quali misure di fronte a simili fenomeni?
La situazione resta “in movimento”, così come si muove la nube di cenere generata dall’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajoekull. E mentre le forze della natura procedono senza remore e senza sconti, l’Europa, e non solo, fa i conti con i problemi del traffico aereo (migliaia e migliaia di collegamenti cancellati), con i danni economici creati dalla stop o dal taglio dei voli, con la questione, connessa alla precedente, della sicurezza di chi viaggia. Coordinamento a livello europeo. “I disagi e i problemi legati all’eruzione” del vulcano islandese “hanno finora creato” nel settore dei trasporti “un impatto superiore a quanto avvenuto l’11 settembre” con l’attentato alle Torri gemelle: Siim Kallas, vicepresidente della Commissione con delega ai trasporti, ha analizzato il 20 aprile la situazione nei cieli europei davanti al Parlamento Ue, riunito nella sede di Strasburgo (anche se le presenze degli eurodeputati erano ridotte per via dei difficili collegamenti tra gli Stati di residenza e la città alsaziana). Kallas si è soffermato sui temi della sicurezza, sugli imprevisti creatisi nel traffico passeggeri e merci, valutando le perdite economiche delle compagnie aeree. “Occorre un approccio paneuropeo per situazioni di questa gravità”, ha spiegato Kallas, insistendo poi su due punti: “Anzitutto gli standard di sicurezza vanno rispettati perché c’è di mezzo la vita della gente. In secondo luogo, con quello che è successo, ogni ministro avrebbe potuto assumere immediatamente delle decisioni a livello nazionale, ma ancora una volta la realtà dei fatti ha dimostrato che un coordinamento europeo si impone per affrontare crisi di questa portata”. Anzitutto la sicurezza dei passeggeri. Kallas si sofferma a spiegare l’accordo raggiunto dai ministri dei trasporti dei 27 Paesi membri dell’Unione nella riunione del 19 aprile. “All’unanimità si è deciso per un’azione coordinata, basata sullo spirito di collaborazione. Allo stesso modo tutti hanno convenuto sulla priorità da assegnare alla sicurezza dei voli. Terzo punto: si è stabilita l’urgenza di aprire i cieli in maniera progressiva, sempre tenendo monitorati gli sviluppi da parte di Eurocontrol”, l’organismo europeo che vigila sulla sicurezza del traffico aereo. Il commissario ricorda che i ministri dei 27 hanno “indicato la linea di un pacchetto”, denominato “cielo unico europeo”, “nel quale dovremo prendere in considerazione vari aspetti” della realtà creatasi negli ultimi giorni, fra cui gli eventuali interventi finanziari con aiuti di Stato per le compagnie più colpite, “a tutela di quelle aziende e dei posti di lavoro”. Per Kallas è “comunque urgente riprendere i voli per evitare di creare il panico. Al contempo bisogna ugualmente applicare le regole per la tutela dei passeggeri”: ad esempio ricevere informazioni precise dalle compagnie su ritardi o cancellazioni di voli, ricevere assistenza, possibilità di scegliere tra il rimborso del biglietto o l’imbarco in un volo successivo. Kallas da ultimo ha confermato che “la situazione è in fase di evoluzione”, anche in dipendenza dei fenomeni naturali in corso in Islanda e alle condizioni meteorologiche delle prossime ore. Continente diviso in tre aree. Il segretario di Stato spagnolo, Diego Lopez Garrido, presidente di turno del Consiglio trasporti, ha poi chiarito nel dettaglio le decisioni assunte in sede Ue. “L’Europa è stata divisa in tre aree: quella in cui c’è maggior concentrazione di polveri in cui sono vietati i voli; quella a minore o bassa presenza di ceneri, dove i voli possono riprendere ma dove si effettuano controlli atmosferici ogni 6 ore; infine quella dove la nuvola non è arrivata e quindi il volo è libero”. Occorre nel frattempo , in sede nazionale, “garantire che ai cittadini siano offerti validi sistemi alternativi per spostarsi”: e qui entra in gioco il ruolo-chiave delle ferrovie e dei mezzi su gomma. Fra i molteplici disagi registratisi in tutto il continente, si può aggiungere che i lavori del Parlamento europeo hanno subito significative variazioni dovute alle difficoltà per deputati, funzionari, commissari, giornalisti di raggiungere Strasburgo. Molte, infatti, le defezioni dal nord Europa, dal Regno Unito, dai Paesi scandinavi e da quelli baltici, dal centro e dal sud Europa. La sessione plenaria, prevista fino al 22 aprile, è stata accorciata di un giorno, mentre i gruppi politici hanno deciso di tenere i dibattiti previsti senza però votare alcun provvedimento legislativo. Il confronto tra i deputati è stato piuttosto spigoloso: molte voci hanno lamentato il ritardo degli interventi da parte delle autorità nazionali e comunitarie, altri hanno messo all’indice il fatto che dagli “esperti” non sono giunte indicazioni precise, così da lasciare nell’incertezza le compagnie aeree, altri hanno sostenuto che i passeggeri sono stati in moltissimi casi abbandonati a se stessi, sia negli aeroporti che nelle stazioni ferroviarie, con gravi disagi per i cittadini.