SETTIMANA SOCIALE
Promuovere “un nuovo modello di sviluppo” che difenda la dignità del lavoro nel Sud, come pure nel Nord del mondo. È la “sfida per il futuro” che Volontari nel mondo-Focsiv lancia in occasione della prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani. Lo ha fatto nel seminario organizzato, insieme a Coldiretti, venerdì 15 aprile a Roma, dal titolo “Per un’agenda di speranza: agricoltura, clima e nuove povertà”. Un contributo “tra i più importanti per la definizione dell’agenda di speranza” della prossima Settimana Sociale, ha dichiarato mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, ripercorrendo le edizioni delle Settimane Sociali dedicate a questioni agrarie (Brescia 1908, Palermo 1908, Napoli 1947 e Cagliari 1957). L’Italia, ha aggiunto mons. Miglio, “può crescere”, ma non va dimenticato “l’insostituibile contributo che come cattolici possiamo portare”, avendo un preciso “concetto di sviluppo” e passione per il bene comune.
Un trend da invertire. La “sfida” di Focsiv, ha spiegato il suo presidente Gianfranco Cattai, vuole “rispondere alle esigenze di quell’80% di piccoli produttori che sono nel Sud del mondo” e vede “accanto alle imprese che generano profitto” altre “con fini mutualistici e sociali, così da configurare un modello di mercato che includa tutti i popoli”. Per il presidente di Focsiv, la “forte apprensione” per le nuove povertà nel nostro Paese – 8 milioni di italiani vivono con meno di 10 euro al giorno – non può “farci dimenticare il miliardo di poveri” del Terzo mondo, espressione di “un trend che abbiamo visto crescere in questi anni, ma che ora dobbiamo invertire”. La Settimana Sociale, ha sottolineato Sergio Marelli, segretario generale della Focsiv, può essere un’occasione affinché “la nostra Chiesa alzi ancor più la voce a difesa della sacralità della vita sempre”, dall’inizio alla fine, e dunque “anche quando è minacciata nel suo svolgersi”. Ricordando alcuni dati relativi ai Paesi in via di sviluppo (l’80% della produzione agricola viene da piccole aziende agricole a dimensione familiare, i tassi di disoccupazione superano il 30-40% e l’aiuto pubblico all’agricoltura è diminuito di sei volte dal 1980 al 2008), Marelli ha lanciato un “forte richiamo alla questione occupazionale e alla dignità del lavoro”, rilevando che, se nei Paesi poveri del Sud del mondo “la situazione rasenta la disperazione, non di meno assume dimensioni e toni drammatici anche nelle nostre economie secolarizzate”.
Una rete dei piccoli. Dopo un’introduzione di Kerstin Lanje (Misereor, organizzazione di sviluppo della Conferenza episcopale tedesca) e Alberta Guerra (Focsiv) sull'”impatto delle politiche europee in Africa”, che ha rimarcato il ruolo centrale dell’agricoltura “per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio”, il confronto è stato condotto in una tavola rotonda a livello internazionale. Così Paolo Ciocca, segretario del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad), ha proposto di “mettere in rete le piccole realtà imprenditoriali che operano a livello locale e regionale” nei Paesi in via di sviluppo “permettendo loro di entrare nel mercato finanziario globale”. Tale “ricetta”, ha evidenziato, servirebbe per scongiurare il ripetersi di “crisi” come quella alimentare del 2008. “Questo è il momento opportuno, va colto l’attimo”, ha esortato il segretario dell’Ifad, manifestando l’esigenza di “soluzioni globali e luoghi di negoziazione multilaterale efficienti ed efficaci” per “far accedere queste realtà nel sistema finanziario internazionale” e permettere ai Paesi del Terzo mondo di “condividere costi comuni”. Sul medesimo argomento è intervenuto, in collegamento telefonico da Bruxelles, Leonard Mizzi della Direzione generale agricoltura della Commissione Europea, che ha mostrato la necessità di porre al centro della discussione mondiale i “piccoli produttori” e la “sicurezza alimentare”.
Il linguaggio del futuro. Per Coldiretti “chilometri zero, vendita diretta, filiera corta sono i linguaggi del nuovo secolo”, così come nel vecchio vi erano “i grandi magazzini e gli ipermercati”. Questi “nuovi” concetti, ha rimarcato Franco Pasquali, segretario generale dell’organizzazione che rappresenta il mondo rurale, “non risolvono tutti i problemi, ma rispondono a una visione più umanizzata, un nuovo umanesimo del consumo”. “La responsabilità del nostro Paese – ha aggiunto Pasquali – sta nel rilanciare un nuovo modello di sviluppo” che faccia leva sul “particolare”, “sull’impresa a dimensione familiare legata all’uomo e al territorio”. Un modello, ha precisato, che porta “innovazione” e uno “sviluppo coerente” da Nord a Sud. Di “consumo responsabile”, ha ricordato il segretario di Coldiretti, ha parlato anche Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate”, sottolineando l’importanza di “mettere il consumatore in grado di scegliere”, ma al tempo stresso promuovere “una cultura della sobrietà” per ridurre lo spreco di prodotti alimentari, che ora si attesta “sul 30% di ciò che comperiamo”.
(21 aprile 2010)