Viaggiando insieme

Testimoni digitali

“La grande attesa è quella di uscire dall’autoreferenzialità”. Lo afferma Franco Mugerli, presidente del Copercom (Coordinamento associazioni per la comunicazione che riunisce 26 realtà laicali), in occasione del convegno Cei “Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale” (Roma, 22-24 aprile). Per offrire un contributo all’approfondimento della realtà comunicativa legata all’utilizzo dei nuovi media, il Coordinamento ha invitato le associazioni aderenti ad una riflessione sui temi proposti dal convegno. I testi delle relazioni sono su www.copercom.it.

Due polmoni. “Nuovi e vecchi media possono viaggiare insieme. L’impiego del digitale non porterà alla scomparsa della stampa ma, al contrario, fornirà la piattaforma per un’informazione maggiormente integrata che si muoverà su più binari. In quest’ottica, è fondamentale un lavoro di coordinamento che sappia gestire bene le diversità degli strumenti in un gioco degli opposti”. La Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), che raggruppa 187 testate cattoliche locali, sostiene la necessità di una integrazione tra i media: “Vent’anni fa si diceva che l’immagine avrebbe distrutto lo scritto. Poi, con internet, si è visto che il testo scritto non ha perso la sua importanza. I nuovi media hanno sempre delle caratteristiche diverse rispetto a quelle proprie degli strumenti precedenti. Tuttavia, è indispensabile promuovere un utilizzo che permetta l’arricchimento reciproco”. Per la Fisc, “il cartaceo cammina insieme al digitale” e “come stampa cattolica abbiamo la responsabilità di far respirare i nostri giornali a due polmoni, due mezzi complementari attraverso i quali comunicare”. Durante il convegno, la Federazione presenterà anche il nuovo portale www.fisc.it.

Nuovo umanesimo. “Il compito del cristiano che ha a cuore la formazione e l’educazione per costruire dei cittadini attivi e sensibili, è di aggiornarsi, documentarsi e informarsi. Questi passi sono finalizzati a mantenere lo stesso ritmo dell’evoluzione sociale e culturale non per assecondarla o approvarla, piuttosto per conoscerla. Il compito del cristiano è di adoperarsi per un nuovo umanesimo in cui il valore e l’essenza della persona torni ad essere di nuovo protagonista, smantellando i falsi modelli”. È l’appello lanciato dal Gruppo di servizio per la letteratura giovanile (Gslg), che osserva come nel momento attuale “siamo giunti ad una dinamica comunicativa che consentirà a tutti di incrociare il prossimo e aprire la mente e l’animo alle sue istanze in un ascolto reciproco”. Uno scambio, secondo il Gslg, che può aiutare ad “imprimere nuovi esiti alla creatività individuale e sociale con progetti e soluzioni di cui potranno beneficiare tutti” mentre si affaccia lo spettro che “l’ingannevole realtà, l’opulenza sfacciata e il sabotaggio della fiducia negli altri e in se stessi” possano condurre a “scelte di vita senza un’accorta preparazione”.

No allo scontro di civiltà. “Internet è una grande ‘community’ per comunicare a livello mondiale e per sviluppare una cultura della conoscenza oltre che dell’informazione. Esso può essere una grande macchina per propagandare la cultura della pace e della democrazia in Paesi dove queste sono conculcate (Iran, Cina)”. Così l’Ordine francescano secolare (Ofs) ricorda le opportunità offerte dalla rete, ammonendo anche circa il rischio che “tuffandosi nel mare in tempesta di internet, ci si isoli dalle relazioni interpersonali, corporee, quotidiane”. Per questa ragione, occorre stare attenti al pericolo della “comunità liquida” dove “c’è finzione di vita, perché si cerca di mettere in mostra il meglio di sé esibendo identità truccate, spettacolarizzate, se non osannanti a ideologie estremiste che inducono a comportamenti violenti e intolleranti”. Compito del cristiano, dunque, è quello di “sostenere i siti che difendono i disagiati, che lottano contro le ingiustizie e contro tutte le mafie” perché “comunicare la pace significa non ridurre tutto a banalità e a stereotipi negativi” ma “prendere posizione contro il rischio strisciante dello scontro di civiltà che viviamo quotidianamente”.

Uscire per strada. L’opportunità offerta dai nuovi media è quella di promuovere “una buona comunicazione, una buona educazione e una buona cultura attraverso meccanismi che favoriscano in tutti e in ciascuno la capacità da una parte di esprimersi, dall’altra di selezionare”. Per un impegno simile, sottolinea l’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) nella sua riflessione, “probabilmente ci vorrà del tempo e molta buona volontà”. D’altra parte, i nuovi media “non hanno affatto distrutto quelli vecchi” ed è importante “mantenere uno scambio fecondo di prodotti e una sostanziale integrazione” perché “i vecchi impediranno ai nuovi di sviluppare livelli quantitativamente insopportabili di separatezza sociale e di disgregazione” mentre “i nuovi impediranno ai vecchi le tentazioni dirigistiche e l’omologazione”. Come cristiani, conclude l’Ucsi, “non ci possiamo accontentare di fare pulizia in casa nostra lasciando che l’immondizia si accumuli sul marciapiede di fronte” ma “occorre uscire per strada, mescolarsi alla gente, alle culture, alle religioni, cercare chi ha buone intenzioni e lavorare con lui”. “La nostra identità, la nostra fede, le nostre preghiere ci accompagnino in questo cammino”.

(21 aprile 2010)