rosarno
Contro gli sfruttatori degli extracomunitari
Un’operazione congiunta di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza contro il fenomeno del caporalato nella Piana di Gioia Tauro ha portato al sequestro di diverse aziende e alla custodia cautelare di 31 persone. L’indagine era stata avviata dalla Procura di Palmi in seguito ai disordini che, nel gennaio scorso, avevano sconvolto Rosarno, quando il ferimento di due stranieri aveva provocato la reazione dei lavoratori stagionali e per alcuni giorni si era vissuto un clima da guerriglia.
Un atto di giustizia. "Un atto di giustizia verso centinaia di persone immigrate sfruttate sul lavoro e non tutelate nei diritti fondamentali come casa, salute, giusta retribuzione", lo definisce mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. "È un primo atto aggiunge a cui necessariamente devono seguire nuovi gesti di giustizia nei confronti degli immigrati che dopo Rosarno sono stati reclusi nei Cda (Centri di accoglienza), e che hanno diritto a un permesso di soggiorno per protezione sociale secondo l’art 13 della legge contro la tratta; nei confronti del territorio, perché non sia nuovamente abbandonato a se stesso, ma veda una presenza attiva di tutte le istituzioni per tutelare sempre i diritti dei lavoratori".
La strada giusta. "Lo Stato ha finalmente imboccato la strada giusta", commenta mons. Pino Demasi, vicario generale di Oppido Mamertina-Palmi. L’operazione, spiega, ha stabilito "la presenza dello Stato in una terra dall’illegalità diffusa”, ma soprattutto “ha iniziato a mettere fine alle tante Rosarno presenti in Italia". Questo centro, prosegue il vicario, intende essere "non più un ‘marchio’ in negativo, ma un simbolo di un nuovo cammino" che "è ancora molto lungo". Il dopo Rosarno, infatti, inizia dalla "capacità di coniugare il lavoro vero e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici con la legalità”, nonché “con la solidarietà ed il rispetto degli esseri umani, indipendentemente dalla loro etnia". Lo Stato, pertanto, "non solo deve continuare l’opera d’ispezione e repressione, ma deve andare oltre", riprendendo possesso di "alcuni territori lasciati in mano alle mafie", facendosi "maggiormente presente come presidio di ordine pubblico, ma soprattutto come presidio sociale", e rivedendo "le politiche migratorie che si stanno dimostrando sempre più fallimentari e, soprattutto, negative se viste da una prospettiva etica".
Simbolo di un rinnovato impegno. "Non basta l’opera dello Stato", aggiunge mons. Demasi: la questione è "far cambiare mentalità a una società che si trascina in questo modo da decenni. Occorre un impegno corale di parti sociali e associazionismo. Lavoro vero, legalità e solidarietà vanno assunti come asse centrale, portante, del progetto educativo delle nostre comunità". E parlando d’integrazione, il sacerdote sottolinea che essa passa "attraverso il processo educativo. La convivenza è possibile se ci sono delle norme e dei patti che permettono alle persone con storie diverse e culture differenti di riconoscersi e rispettarsi. È importante quindi smantellare i pregiudizi, lo stigma, la disinformazione consapevole con cui vengono alimentati e diffusi intolleranza e rifiuto nei confronti dei migranti". Occorre costruire "patti di cittadinanza", "alleanze di senso con le comunità, con tutte quelle persone spaventate e preoccupate” che oggi “sono apertamente ostili e chiuse nei confronti delle persone migranti". L’augurio di mons. Demasi è che Rosarno "possa e debba diventare il simbolo di un rinnovato impegno educativo in campo politico e sociale, che aiuti a costruire" una "città dell’uomo", dove "ci sia posto per tutti".
Spezzare la catena di sfruttamento. Per la Coldiretti è "necessaria una presenza continua e forte dello Stato" e una "piena responsabilità di tutte le forze sociali per liberare dalla malavita organizzata un territorio che offre produzioni da primato per il ‘Made in Italy’". In una nota il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, "nell’esprimere apprezzamento per l’operazione delle forze dell’ordine" sottolinea che "va combattuta senza tregua una situazione di becero sfruttamento che colpisce la componente più debole dei lavoratori agricoli come gli immigrati, ma anche le tante imprese agricole oneste che subiscono la pressione di un contesto gravemente degradato, in cui le arance sottopagate a 13 centesimi al chilo vengono rivendute ai consumatori a 1,45, con un ricarico del 646 per cento. Si può spezzare aggiunge la catena di sfruttamento che sottopaga il lavoro e il suo prodotto, come dimostrano i tanti esempi virtuosi presenti nelle campagne italiane dove lavorano regolarmente circa 90 mila immigrati extracomunitari, dei quali circa 15 mila con contratti a tempo indeterminato, che contribuiscono in modo strutturale e determinante all’economia agricola del Paese". Ad oggi sono 9, secondo quanto afferma l’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), gli immigrati vittime degli scontri di Rosarno che hanno "collaborato con la giustizia" e hanno ricevuto "un permesso di soggiorno per protezione sociale".